Ripensare la sicurezza energetica e favorire l’indipendenza europea non è più soltanto una scelta coerente con gli obiettivi climatici: è diventato un imperativo strategico globale, in un’epoca segnata da crisi geopolitiche e impennate dei prezzi dell’energia. La guerra in Iran non poteva così non essere un tema centrale a KEY – The Energy Transition Expo, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group al Quartiere fieristico di Rimini.
Dal 4 al 6 marzo operatori, imprese e istituzioni si sono riuniti per discutere sul futuro del sistema energetico: più di mille i brand partecipanti, il 30% dei quali proveniente dall’estero, insieme a oltre 500 hosted buyer e delegazioni da 50 paesi, coinvolti con il supporto dell’Agenzia ICE e del Ministero degli affari esteri.
“L’Italia crede nelle rinnovabili e nella neutralità tecnologica come parte di una strategia di sviluppo sostenibile concreta e non ideologica”, ha dichiarato il ministro dellaAmbiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in apertura della kermesse. “Gli accadimenti internazionali confermano l’importanza di investire sulla sicurezza energetica, liberando allo stesso tempo il potenziale delle fonti rinnovabili: una visione che ha preso forma anche attraverso il recente Decreto energia. Non possiamo escludere nessun vettore dal nostro mix energetico: ciò significa anche puntare, come abbiamo scelto di fare attraverso il disegno di legge delega portato in Parlamento, su un nuovo nucleare pulito e sostenibile.”
Dalle rinnovabili ai data center: il quadro italiano
Negli ultimi anni l’Italia ha registrato un’espansione significativa delle rinnovabili, con investimenti crescenti soprattutto nel fotovoltaico, nell’eolico e nei sistemi di accumulo, come è emerso da uno studio di Althesys (gruppo TEHA). Nel 2024 sono stati censiti progetti per 121 miliardi di euro e 86,6 GW di capacità, con una crescita del 60% rispetto al 2023, ma non tutti gli impianti saranno realizzati, a causa di procedure autorizzative complesse e fenomeni NIMBY, che rallentano i progetti su larga scala.
Il sistema energetico resta fortemente dipendente dal gas, con effetti diretti sui costi dell’energia per imprese e famiglie, anche se le recenti aste del decreto Fer-X hanno mostrato incoraggianti segnali di partecipazione: nel fotovoltaico sono stati aggiudicati circa 7 GW su 10 richiesti, nell’eolico meno di 1 GW su 2. Se la leadership cinese nella produzione di tecnologie di base, come pannelli fotovoltaici e batterie, è ormai dominante, l’Italia si distingue però per una solida filiera manifatturiera per quanto riguarda componentistica, cavi, inverter e servizi energetici, per un fatturato aggregato di oltre 32 miliardi di euro e 86.000 occupati.
In questo scenario la crescita dei data center è destinata a diventare uno dei principali motori della domanda energetica: in Italia sono già state presentate richieste di connessione alla rete per 69 GW. Se oggi queste infrastrutture consumano meno del 2% dell’elettricità nazionale, entro il 2035 potrebbero arrivare tra il 7,4% e il 12,7% dei consumi finali.
Integrare efficienza energetica e fonti rinnovabili
Il percorso verso la neutralità climatica europea al 2050 non può fondarsi solo su un approccio incrementale, basato sulla progressiva riduzione delle emissioni, ma richiede un approccio “trasformativo”, che integri efficienza energetica e fonti rinnovabili. “Ridurre ogni anno una quota maggiore di CO₂, senza intervenire sul modo in cui energia e processi industriali sono progettati, rischia di far crescere progressivamente i costi marginali di abbattimento, con ricadute sulla competitività delle aziende”, ha avvertito Eugenio Sini, responsabile efficienza energetica di AGICI. “Finora efficienza energetica e fonti rinnovabili sono stati trattati come mercati separati, ma una modellazione da noi condotta mostra che, integrandoli, si generano benefici superiori alla semplice somma delle due componenti, consentendo di abbattere più emissioni a costi complessivamente inferiori.”
Lo sguardo va rivolto ai bisogni futuri di famiglie e imprese. “Nel settore civile, ad esempio, servirà una riconversione radicale del patrimonio edilizio italiano, che conta 12 milioni di edifici, in larga parte costruiti tra gli anni Sessanta e Ottanta e caratterizzati da bassi livelli di efficienza, mentre l’industria dovrà costruire un nuovo vantaggio competitivo tramite innovazione di prodotti e processi, da progettare ab origine come carbon neutral e a basso rischio ambientale. In quest’ottica le ESCo [Energy Service Company, ndr] dovranno ampliare il perimetro del proprio business, mentre le istituzioni dovranno fare la loro parte con la revisione del quadro normativo, sia per quanto riguarda le leggi di settore, sia attraverso il ripensamento dei sistemi di incentivi.”
Le preoccupazioni per il costo dell’energia
A Key si sono confrontate aziende di ogni settore e di ogni dimensione, dalle grandi industrie alle PMI, tutte accomunate dalla domanda di una strategia energetica che riunisca misure di breve, medio e lungo periodo. “Il Decreto energia ha introdotto interventi importanti, ma la preoccupazione per il prezzo dell’energia resta centrale e incide direttamente sulle strategie di investimento: nel 60% dei casi rappresenta un fattore di scelta decisivo, secondo analisi citate nel dibattito europeo. Affrontare questo nodo serve a garantire competitività globale all’industria italiana”, ha sottolineato Marco Ravazzolo, direttore Politiche per l’ambiente, l'energia e la mobilità di Confindustria. Tra le proposte, “strumenti per l’abbattimento dei costi energetici per i soggetti energivori, disaccoppiamento dei prezzi tra gas e rinnovabili, attenzione specifica per i settori più difficili da elettrificare ed inserimento del nucleare nelle FER”.
La pressione energetica riguarda anche le micro-imprese, come ha raccontato Elisa Stellato, referente politiche energetiche e sostenibilità di Confcommercio Nazionale: “Nel 2025 la spesa per l’energia elettrica degli esercizi commerciali è aumentata del 30% rispetto al 2019, quella per il gas del 60%. Un peso crescente per attività come bar, negozi e alberghi, che spesso non sono nemmeno proprietari degli immobili in cui operano, quindi hanno margini di intervento limitati sugli edifici. Il rischio è che entro il 2035 ci siano altre 114.000 chiusure, con conseguenze che riguardano la vitalità stessa dei centri urbani”.
A proposito di costi dell’energia, uno strumento sempre più diffuso in UE è rappresentato dai Power Purchase Agreements (PPA), contratti di lungo termine tra produttori di rinnovabili e consumatori, che consentono alle imprese di proteggersi dalla volatilità dei prezzi e garantiscono stabilità economica ai produttori. Secondo i dati di Elemens, al 2025 in Italia sono stati contrattualizzati almeno 78 TWh di energia rinnovabile attraverso accordi PPA off-site.
A Key 2026 è stata inoltre presentata FlexIT, nuova associazione che riunisce operatori con modelli di business diversi, dagli aggregatori ai fornitori di energia fino alle aziende tecnologiche. “La flessibilità della domanda non è più una soluzione accessoria, ma una componente strategica del sistema energetico”, ha dichiarato il presidente Michael Villa. “Con FlexIT il settore si dota di una rappresentanza unitaria per dialogare con istituzioni e regolatori e contribuire allo sviluppo di un mercato della flessibilità moderno e competitivo.”
Agrivoltaico, un settore particolarmente promettente
Se il senatore Gianmarco Centinaio commenta su LinkedIn “che le distese di pannelli solari sui campi agricoli della Pianura Padana sono sbagliat[e]” in quanto aree umide, a Rimini la filiera dell’agrivoltaico si è presentata in pompa magna con i numerosi colossi del settore, dagli impianti agli EPC. Il comparto è particolarmente promettente, con il nuovo bando Agrisolare, che ha visto passare i finanziamenti da 2,3 miliardi a 3,15 miliardi di euro. Già oggi con i 2,35 miliardi di euro sono stati finanziati oltre 23.000 progetti e il target assegnato, in termini di potenza da fonti rinnovabili da installare, è stato addirittura quadruplicato, passando da 375 MW a oltre 1.500 MW.
Il nuovo avviso che viene pubblicato oggi, venerdì 6 marzo, per un importo di circa 800 milioni, e si stima possa finanziare tra 4.000 e 6.000 nuove imprese. “Se in altri paesi, come la Spagna, il mercato è in saturazione, l’Italia offre ottime prospettive”, spiega Raffaella Bisconti, country manager di Factium, azienda spagnola leader nelle strutture per l’agrivoltaico, come i tracker dual-row. Factium è già partita con i primi progetti in Puglia, Lazio e Sicilia, ma ora guarda ad altre regioni. “Le nostre strutture sono particolarmente idonee anche per terreni agricoli collinari, con pendenze oltre il 20%. Finalmente, con una maggiore chiarezza del Decreto aree idonee, e ora con i fondi per l’agrivoltaico, prevediamo un’importante crescita nel paese per i prossimi anni.”
Eolico offshore, una filiera da costruire
Un capitolo aperto riguarda il potenziale dell’eolico offshore, settore in cui l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi UE. Secondo AERO, Associazione delle energie rinnovabili offshore, lo sviluppo di 20 GW di capacità installata a mare entro il 2050 potrebbe generare 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto (il 2,8% del PIL italiano 2024), oltre 800.000 posti di lavoro. Ma già con i soli 3,8 GW dei FER 2 i benefici sarebbero consistenti e misurabili, se le aste partissero in tempo. Al contrario, eventuali ritardi, anche nelle politiche di sostegno, potrebbero ridurre drasticamente questi benefici, con una perdita stimata di 31 miliardi di valore aggiunto e 400.000 posti di lavoro.
“L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore”, ha sottolineato Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO. Ma serve accelerare: “L’appello che stiamo lanciando al governo è di fare presto per evitare che gli ingenti investimenti spesi dalle diverse società di sviluppo vengano dirottati in altri paesi del Mediterraneo, perdendo credibilità, competitività e sviluppo industriale”.
Sempre più player esteri interessati all’Italia
EDP sta ridefinendo la propria strategia nel mercato italiano, abbandonando progressivamente il segmento delle piccole e medie imprese per concentrarsi su grandi account industriali e contratti complessi. Dopo aver sviluppato in Italia 170 MW di solare in autoconsumo negli ultimi quattro-cinque anni, il piano è ambizioso: “30-40 MW l'anno in Italia e 50 MW in Polonia, più di 100 megawatt per anno combinati tra i due mercati principali”, spiega Antonio Ricciardi, Head of Client Solutions Business Europe.
Il modello di riferimento è il PPA on-site (EDP finanzia l'impianto e il cliente paga l'energia consumata per 15 anni), che permette di andare oltre la semplice fornitura di hardware. “Stiamo vendendo una proposta sull'energia più che sulla tecnologia”, spiega Ricciardi, sottolineando come questo approccio faciliti l'integrazione con sistemi di accumulo. Il vantaggio competitivo di EDP risiede nella scala globale (oltre 3 GW di solare in autoconsumo nel mondo) e nella capacità tecnica di gestire soluzioni ibride complesse: “Non ci sono più tetti facili e su questo componente tecnico offriamo soluzioni che tipicamente altri non riescono a dare”.
Sul fronte dello storage, il quadro regolatorio italiano resta il nodo critico: "Non è ancora il momento, ma bisogna farsi trovare pronti”. Sul piano geopolitico, la crisi in Medio Oriente è letta come acceleratore strutturale: “La guerra ci sta mostrando che in ogni paese dobbiamo incentivare le rinnovabili: è il modo più rapido per avere energia più economica”. Geograficamente, l'80% degli impianti è al Nord, ma EDP guarda con interesse crescente al Sud, dove sta cercando partner locali per espandersi.
Innovazione tecnologica e sicurezza degli approvvigionamenti
Quali tecnologie guideranno lo sviluppo del settore energetico? Secondo il rapporto Energy Technology Perspectives, presentato da IEA, Motus-E e KEY, dal 2020 al 2025 le batterie hanno visto un calo dei costi del 35%, il fotovoltaico del 65% e l’eolico di oltre il 30%. Ciò ha favorito la diffusione delle tecnologie pulite, che oggi hanno un valore di mercato intorno a 1.000 miliardi di dollari, destinato a triplicare entro il 2035.
A proposito di tecnologie, DigitalPlatforms ha presentato a KEY il Controllore centrale di impianto (CCI), “fondamentale per aumentare l’intelligenza e l’adattabilità delle reti elettriche, in particolare per la gestione delle rinnovabili”, ha spiegato l'amministratore delegato Claudio Contini. "Le nuove delibere ARERA richiedono, infatti, di adeguare gli impianti fotovoltaici esistenti per soddisfare le esigenze di monitoraggio e regolazione da parte dei gestori di rete. Grazie alle competenze maturate nel campo delle smart grid con i grandi gestori dell’energia, il nostro CCI è progettato per garantire monitoraggio in tempo reale, regolazione della potenza attiva e reattiva e gestione avanzata della flessibilità.”
DigitalPlatforms, gruppo interamente italiano nato nel 2018, fornisce soluzioni end-to-end e tecnologie Internet of Things e Cyber alle principali aziende che gestiscono le infrastrutture critiche nei settori energia/utilities, trasporti, telecomunicazioni, ma anche alla pubblica amministrazione e alla difesa. Un settore ancora una volta centrale, se si parla di guerra: “Le infrastrutture sono bersagli vulnerabili e, come tali, attaccabili”, avverte Contini. Il rischio non riguarda solo i sistemi informatici centrali, ma anche i dispositivi operativi diffusi sul territorio, che appartengono al mondo della Operational Technology (OT), spesso più difficili da aggiornare e proteggere.
“La sicurezza non può essere affrontata solo a posteriori, ma va integrata fin dalla progettazione”, conclude Contini. “Bisogna muoversi con sguardo di lungo periodo, prevedendo già adesso come dovranno essere i sistemi del futuro. In quest’ottica un’attenzione particolare va rivolta alle catene di approvvigionamento tecnologico: è fondamentale conoscere e controllare l’intera filiera dei componenti, evitando dipendenze da tecnologie potenzialmente vulnerabili o difficili da verificare.”
L’occupazione femminile nelle rinnovabili
Infine, uno sguardo al tema della parità di genere nel settore delle rinnovabili. Le donne che lavorano in questo comparto sono ancora una minoranza: rappresentano il 35% dei dipendenti, come calcolato da un’indagine di Italia Solare e KEY, con il supporto di Excellera Intelligence.
Inoltre, solo poco più di una donna su quattro (28%) opera nell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni aziendali, con una maggiore presenza nell’amministrazione (27%). Il 67% delle aziende ha comunque almeno una donna in posizioni di vertice: 1 azienda su 10 dichiara di avere una donna come amministratrice delegata, direttrice generale o amministratrice unica, mentre il 4% segnala una presenza femminile nei ruoli di presidente o vicepresidente. Numeri in crescita, ma che dimostrano, ancora una volta, gli ampi margini di miglioramento in questo ambito.
In copertina: foto di Maria Carla Rota
