
Un tempo, quando si voleva vedere il futuro si andava a San Francisco o Las Vegas. Oggi si viaggia a Shanghai, Hong Kong, Chengdu o Hangzhou. Robotica, AI, energie rinnovabili, auto elettriche, droni, alimentazione, capacità di lavorazione delle materie prime critiche: le “nuove forze produttive di qualità”, come le ha definite il presidente Xi Jinping, insieme alla crescita dei consumi interni e alla crescente finanziarizzazione dell’economia, costituiscono la forza di traino del possibile sorpasso dell’economia cinese rispetto a quella americana, entro la fine del decennio. Nonostante la probabile recessione globale, il PIL cinese nel 2026 crescerà di oltre il 4,5% (secondo Bloomberg), grazie alle riserve strategiche di petrolio, la rapida crescita dell’elettrificazione, la spinta della manifattura hi-tech e il surplus commerciale in espansione (grazie al dominio nelle filiere delle materie prime critiche). Un sorpasso che Pechino sta preparando da oltre vent’anni, prima con l’apertura commerciale della “Go Out Policy” di Jiang Zemin, poi con la Belt and Road Initiative lanciata da Xi.
Certo non mancano i problemi strutturali nella domanda interna: consumi ancora bassi, crisi del settore immobiliare, invecchiamento della popolazione, disoccupazione. Secondo Hui Shan, capo economista per la Cina di Goldman Sachs: “Sebbene gli esportatori cinesi abbiano con successo diversificato verso mercati non-USA, costruire un'economia trainata da consumi e servizi richiederà anni, se non decenni”. In diplomazia Pechino guarda al Global South e all’Europa, lavorando lentamente per prendere la posizione americana di gigante diplomatico e pilastro delle Nazioni Unite. Attualmente la Cina contribuisce a circa il 20% del budget ONU e già quest’anno diventerà il primo finanziatore del Palazzo di Vetro, consolidando la posizione in numerose agenzie, e impiegando tutta la sua influenza per la selezione del nuovo Segretario Generale, grazie a un crescente rafforzamento del supporto dei Paesi emergenti.
Dunque, per iniziare a esplorare il Secolo Cinese (中国世纪, Zhōngguó shìjì), Materia ha voluto dedicare un intero numero della rivista al tema, con particolare attenzione alla transizione ecologica, cercando di dare una lettura non eurocentrica degli accadimenti economici nel Paese di Mezzo. Non è stato semplice lavorare su questo monografico, dato il non sempre agevole accesso alla politica e alle aziende cinesi in Cina, ma grazie a varie e importanti collaborazioni internazionali siamo riusciti a raccontare la trasformazione in superpotenza elettrica, con il boom delle rinnovabili, il mercato EV, l’economia circolare, l’impatto dell’AI.
Quando leggerete queste pagine, saremo probabilmente in viaggio per Shanghai dove presenteremo questo numero in una serie di eventi che ci vedono presenti e protagonisti. La Cina per questa testata, digitale e online, è destinata sempre più a occupare un posto centrale sia come contenuti ma anche come possibile community di lettori e lettrici, per creare ponti con l’Europa, mossi dal comune obiettivo di sostenere la transizione dell’economia verso l’armonia e la creazione di una comunità dal destino condiviso per l'umanità (人类命运共同体 - Rénlèi mìngyùn gòngtóngtǐ).
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In copertina: rielaborazione grafica di Margherita Gallon a partire dall’illustrazione di Chen Rong I nove dragoni (Jiŭlóngtú, 九龙图) dipinto nel 1244 durante la dinastia Song
