Il tempismo non poteva essere migliore. Anche se la visita in Cina di Vladimir Putin era programmata da tempo, il fatto che si sia svolta il 20 maggio, casualmente a soli sei giorni di distanza da quella di Donald Trump, gioca a tutto favore di Pechino. Negli ultimi mesi, oltre a Trump, la capitale cinese ha visto un intenso via-vai di primi ministri ricevuti da Xi Jinping (Francia, Regno Unito, Canada, Germania, Spagna), e oggi, come ha scritto il Global Times alla vigilia dell’arrivo del presidente russo, si può mostrare al mondo “come punto focale della diplomazia globale”.
Ma, se la visita ha avuto un forte significato politico, l’attenzione era anche puntata su temi più concreti, come l’energia. Tra crisi in Medio Oriente, Ucraina, dazi e forniture petrolifere, c’era un risultato che Putin sperava di portare a casa ma che per ora rimarrà, ancora, una promessa: il via libera al mega gasdotto Power of Siberia 2.
Un giorno, tre autunni
Parata di bambini festanti con bandierine sventolanti, passerella sul tappeto rosso in piazza Tiananmen, photo-shooting sulla gradinata della Grande sala del popolo. Il cerimoniale di accoglienza per Vladimir Putin è stato pressoché identico a quello riservato la settimana prima a Trump: un messaggio, più per il presidente statunitense che per quello russo, circa il “peso” che Pechino attribuisce alla visita dei due leader.
Ma con Putin l’atmosfera era, per così dire, più “intima”. I colloqui si sono infatti tenuti nella sala Fujian, meno sfarzosa e imponente della grande hall dove era stato accolto Trump, quasi a dire che il presidente russo è uno “di casa”. E in effetti questa è la sua venticinquesima visita ufficiale nella Repubblica Popolare, che, come ha sottolineato Xi, cade nel 25° anniversario del Trattato di buon vicinato e cooperazione tra Cina e Russia e nel 30° anno del partenariato strategico fra i due paesi.
I due leader non hanno lesinato reciproche cordialità: se Xi ha definito Putin “un caro amico” e ha osservato come i rapporti fra le due potenze abbiano resistito a “innumerevoli prove”, Putin ha ribattuto che “un giorno senza vedersi è lungo come tre autunni”, utilizzando un modo di dire tipicamente cinese che, a esser precisi, fa parte del linguaggio dell’amore.
Putin e Xi, posizioni allineate
Smancerie a parte, il presidente russo ha ribadito come la cooperazione Russia-Cina sia “uno dei fattori stabilizzanti della scena globale”. “È oggi in corso un processo molto complesso per costruire un mondo multipolare, che tenga conto degli interessi di tutti i suoi membri”, ha aggiunto Putin, facendo eco a quello che è ormai il mantra della leadership cinese. Il rinnovo del trattato di cooperazione fra i due paesi firmato nel 2001 va appunto in questa direzione.
Nella dichiarazione congiunta, inoltre, Xi e Putin hanno riaffermato l’allineamento delle proprie posizioni su varie questioni calde della geopolitica globale, dichiarando, per cominciare, che gli attacchi militari di Stati Uniti e Israele contro l'Iran violano il diritto internazionale e destabilizzano il Medio Oriente. Si sono anche espressi congiuntamente contro le sanzioni economiche per la Corea del Nord, hanno espresso preoccupazione per il riarmo accelerato del Giappone e per le interferenze esterne (leggi USA) negli affari interni dei paesi del Sud America. Infine, Xi Jinping ha chiesto il completo cessate il fuoco a Gaza e ha messo in guardia contro la regressione globale alla “legge della giungla”.
Energia: la Cina non ha fretta
Sul lato economico, il summit di Pechino ha portato alla firma di 21 accordi di cooperazione in svariati campi, tra cui l’estensione delle linee ferroviarie fra i due paesi, la ricerca spaziale e lo studio di applicazioni belliche per l’intelligenza artificiale (che suona tutt’altro che tranquillizzante). Ma il capitolo più caldo è sicuramente quello che riguarda le forniture energetiche.
Putin è arrivato a Pechino con un grande bisogno di consolidare nuovi accordi energetici a lungo termine con la Cina, che è ormai il principale buyer di petrolio e gas russi. La guerra in Iran e la crisi dello Stretto di Hormuz hanno incrementato i flussi di petrolio russo verso la Cina, cresciuti del 35% nel primo trimestre del 2026. Ma è sulle forniture di gas che si gioca la vera partita. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia ha visto infatti crollare le sue esportazioni di gas verso l’Europa a causa delle sanzioni: la controllata di Stato Gazprom, ad esempio, ha registrato l’anno scorso un crollo del 44% del suo export, toccando i livelli più bassi da decenni.
La dipendenza economica da Pechino è dunque sempre più marcata e Mosca vorrebbe assicurarsi la partnership commerciale avviando finalmente, in cooperazione con Pechino, la costruzione del gasdotto artico Power of Siberia 2. Si tratta di un mega progetto pianificato da anni per un gasdotto di 2.600 km, che sarebbe in grado di trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas all'anno dai campi gasiferi di Yamal, nella regione artica russa, fino alla Cina attraverso la Mongolia, e diventerebbe complementare all'esistente sistema Power of Siberia 1. Il nodo da sciogliere sono però i prezzi. Pechino negli ultimi mesi ha comprato gas russo a prezzi scontati e ora vorrebbe spuntare delle condizioni scontatissime per il nuovo gasdotto, chiedendo una tariffa equivalente a quella interna russa di circa 120-130 dollari per 1.000 metri cubi (la metà del prezzo proposto da Mosca).
Il problema per Putin è che Xi Jinping siede al tavolo negoziale in una posizione di chiaro vantaggio: negli ultimi anni Pechino ha diversificato molto le sue forniture energetiche, e anche se la crisi di Hormuz preoccupa, ci sono sempre le riserve di carbone e soprattutto le rinnovabili in stupefacente espansione.
E così il vertice si è chiuso fondamentalmente senza nessuna svolta decisiva: è stato firmato un memorandum di intesa che vincola i due paesi ad avanzare, prima o poi, nella costruzione del gasdotto multimiliardario, ma il progetto rimane di fatto ancora bloccato. Se la Russia ha fretta, la Cina ha tutto il tempo per aspettare.
In copertina: Putin e Xi durante la parata di benvenuto, fotografati da Huang Jingwen, Xinhua/ABACA/Agenzia IPA
