Nel campo dello sviluppo tecnologico la Cina non lascia mai strade inesplorate, e anche quando gli altri sembrano abbandonare i sentieri più difficili, non demorde e va avanti. L’idrogeno verde è un perfetto esempio di questa filosofia: mentre in Europa l’entusiasmo attorno a questa tecnologia sembra essersi spento, Pechino rilancia con un nuovo piano quadriennale presentato lo scorso 16 marzo.

Il governo ha annunciato che selezionerà cinque cluster urbani, che potranno ricevere ciascuno fino a 1,6 miliardi di yuan di incentivi (circa 232 milioni di dollari) per realizzare programmi pilota e raggiungere entro quattro anni i target stabiliti per l’implementazione della filiera. Gli obiettivi sono molto concreti, e riguardano i due problemi principali del settore idrogeno, ovvero il raggiungimento di una produzione effettivamente sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico. Fra gli indicatori principali che valuteranno la riuscita del piano c’è il prezzo dell’idrogeno al consumo, che Pechino spera di portare sotto i 25 yuan al chilogrammo entro il 2030, rispetto agli attuali 35-50 yuan.

Si allarga l’orizzonte per l’idrogeno verde

Il piano rappresenta un cambio di passo significativo rispetto alle politiche precedenti, che si concentravano quasi esclusivamente sul settore dei trasporti. Il nuovo programma allarga l'orizzonte: accanto ai veicoli a celle a combustibile, vengono incluse applicazioni industriali come l'ammoniaca verde e la decarbonizzazione della produzione di acciaio, oltre a settori emergenti come la navigazione marittima, l'aviazione e le attività minerarie. È un segnale chiaro che l'idrogeno non è più considerato una scommessa di nicchia, ma una leva strutturale della politica energetica cinese.

Sul fronte dei trasporti, la Cina può già vantare il primato mondiale: quasi 40.000 veicoli a celle a combustibile e 574 stazioni di rifornimento operative a fine 2025. Il programma fissa ora l’obiettivo ambizioso di 100.000 veicoli entro il 2030, ma riconosce un nodo irrisolto: la dipendenza dai sussidi pubblici. Il caso di Foshan, nella provincia del Guangdong, è emblematico: i bus a idrogeno sono stati ritirati dal servizio dopo la scadenza degli incentivi locali, perché i costi di rifornimento rimanevano insostenibili senza supporto statale.

La sostenibilità economica, si diceva, è quindi al centro del nuovo approccio. Se l’intenzione di Pechino è di far scendere i prezzi sotto la soglia dei 25 yuan/kg, per le aree con elevato potenziale di energie rinnovabili si spera di arrivare addirittura a 15 yuan/kg, una soglia che, se raggiunta, renderebbe l'idrogeno verde competitivo su scala commerciale anche senza sussidi strutturali.

Sul versante ambientale, il programma introduce poi criteri stringenti per la definizione di "green", vietando l’etichetta per progetti di ammoniaca o metanolo derivati dal carbone, e incoraggiando invece la produzione di idrogeno direttamente collegata a impianti eolici e solari, anche off-grid. Un approccio che punta a garantire l'integrità della filiera, evitando il rischio di greenwashing sistemico.

Rafforzare la sicurezza energetica in tempi incerti

A orientare i piani del governo cinese verso l'idrogeno non è però solo l’obiettivo della decarbonizzazione. La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno reso prioritaria per Pechino la questione della sicurezza energetica. Nonostante per il momento la Cina sembri avere sufficienti scorte strategiche per non subire contraccolpi, ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas impone di non tralasciare nessuna possibile soluzione alternativa. L'idrogeno, in quest'ottica, rappresenta una fonte energetica domestica e rinnovabile, capace di diversificare l'approvvigionamento e rafforzare l'autonomia del paese. Non è un caso che l’annuale relazione sull’attività del governo, presentata dal premier Li Qiang durante le Due Sessioni, identifichi l'idrogeno e i combustibili verdi tra le industrie del futuro, affiancandoli alla creazione imminente di un fondo nazionale per la transizione a basse emissioni di carbonio.

La Cina si trova, secondo un funzionario del Ministero dell’IIT citato da DialogueEarth, a un "punto di svolta" per il dispiegamento su larga scala dell'idrogeno. Le infrastrutture ci sono, la volontà politica anche. La sfida ora è trasformare la promessa tecnologica in un modello economico capace di reggersi sulle proprie gambe.

 

In copertina: la prima stazione di rifornimento ibrida petrolio-idrogeno di Petrochina a Shanghai, gennaio 2022. Foto di Lu Hongjie/Costfoto/Sipa USA, Agenzia IPA