Quando arriva l’estate, le città italiane si trasformano in luoghi in cui la qualità della vita quotidiana è compromessa a causa del caldo e dell’afa. Di anno in anno, la crisi climatica accentua il calore urbano, portando a un aumento della mortalità e intensificando le vulnerabilità preesistenti. È per questo che nel 2025 anche in Italia alcune municipalità hanno promosso i rifugi climatici, uno strumento per offrire a chiunque un posto refrigerato in cui stare meglio. In alcune città, come Napoli, a mappare i rifugi non è stato il comune, ma enti autonomi, come l’associazione Cleanap, che quest’anno è tornata con un altro progetto che unisce citizen science, giustizia climatica e di genere.

L’obiettivo di questa iniziativa, denominata Girls4Climate – citizen science per una città più giusta, è raccogliere dati dal basso sulle isole di calore a Napoli, coinvolgendo in particolar modo donne di diverse fasce d’età. Questo progetto, che rappresenta l’evoluzione del lavoro di mappatura urbana dei rifugi avviato lo scorso anno, è partito il 23 maggio 2026 con un evento di presentazione, e proseguirà fino a gennaio 2027. L’attività è realizzata nell’ambito del progetto Global districts, co-finanziato dall’Unione Europea.

In cosa consiste Girls4Climate

L’inizativa Girls4Climate nasce da un’esigenza pratica: misurare il bisogno di rifugi climatici a Napoli. Per farlo, il team di Cleanap ha innanzitutto elaborato degli indici per identificare le zone dove il bisogno di queste strutture è più urgente. L’associazione ha considerato quattro fattori chiave: il calore, la fragilità sociale, l'attuale disponibilità dei rifugi e infine la densità abitativa.

Queste informazioni sono state raccolte sia tramite dati satellitari, grazie al contributo di uno dei membri di Cleanap, Nicola De Innocentis, esperto di GIS (Geographic Information System), sia dati ISTAT (Istituto nazionale di statistica). Una formula matematica elaborata da De Innocentis permetterà di avere un indice complessivo di priorità (ICP) che stabilisce in quali quartieri è più urgente intervenire con nuovi rifugi climatici.

“La crisi climatica non colpisce tutte e tutti allo stesso modo”, ci spiegano da Cleanap. “Le disuguaglianze territoriali, economiche e di genere incidono concretamente sull’esposizione ai rischi climatici e sulla possibilità di adattarsi. Per questo crediamo sia importante produrre conoscenza dal basso e costruire strumenti collettivi di lettura della città.”

Dopo la mattinata di formazione e confronto del 23 maggio, l’associazione ha stilato alcuni itinerari in cui sarà necessario fare delle rilevazioni ambientali. Qui sono previste delle “passeggiate climatiche”, che verranno svolte da chi ha partecipato al primo workshop in cinque zone diverse della città simultaneamente: l’area da Vicaria a Poggioreale, da Fuorigrotta a Bagnoli, da Secondigliano a San Pietro a Patierno, nel quartiere di Montecalvario e infine da San Giovanni a Teduccio a Barra.

Le passeggiate coinvolgeranno circa quaranta persone e prevedono di raccogliere dati quantitativi grazie alla collaborazione con ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) che concederà l’utilizzo di termoigrometri, strumenti per misurare la temperatura e umidità dell’aria. Un questionario sulla percezione del benessere permetterà poi di ottenere dati quantitativi per valutare la possibile realizzazione di nuovi rifugi climatici. La prima passeggiata di rilevazione ambientale si terrà domani, sabato 6 giugno, poi ne seguirà una a luglio e un’altra, ancora da confermare, nel mese di agosto.

Perché un progetto di citizen science al femminile

Girls4Climate è un progetto di scienza partecipata (citizen science), che coinvolge direttamente i cittadini e le cittadine nella raccolta dei dati. Questi verranno poi analizzati e trasformati in materiali divulgativi e attività di advocacy pubblica, che si rivolge soprattutto alle giovani donne perché, come spiega a Materia Rinnovabile Mirella Orsi, esperta di comunicazione scientifica, “esiste un legame fortissimo tra i cambiamenti climatici e le diseguaglianze, soprattutto quelle di genere. Ci sono svariati studi che dimostrano che senza il raggiungimento dell’uguaglianza e dell’equità, è impossibile vincere la crisi climatica”.

Orsi, tra le speaker dell’evento del 23 maggio, ci dice che “sulla giustizia di genere nell’ambito della crisi climatica c’è un problema enorme di comunicazione. Noi donne, che siamo la maggioranza dell’umanità a livello numerico, siamo colpite dalla crisi climatica come se fossimo una minoranza. Inoltre, una maggiore diseguaglianza di genere, soprattutto in alcuni paesi, peggiora la crisi climatica. Il minore accesso alle informazioni e all’educazione fa sì che in molti paesi le donne non abbiano accesso agli strumenti per agire con consapevolezza ambientale”. Pertanto, sono più esposte ai rischi.

“A causa della disuguaglianza di genere, agiamo usando metà dell’intelligenza della popolazione umana, e non avere a disposizione metà dell’intelletto e del talento umano per affrontare la crisi climatica, che è la sfida più grande dell’umanità, non mi sembra una scelta intelligente”, aggiunge Orsi. “Questo progetto cerca di contrastare la disuguaglianza di genere dando consapevolezza e strumenti a un pubblico soprattutto giovane e femminile, ma è comunque aperto a chiunque voglia partecipare.”

La ricerca di dati quantitativi e qualitativi vuole anche capire chi paga maggiormente il prezzo della crisi climatica urbana. Interpellata in merito, Cleanap ci ha informate di aver chiesto l’accesso, non ancora autorizzato, ai dati del pronto soccorso per studiare le differenze di genere rispetto alle patologie legate al caldo estremo, come i colpi di calore. “Oggi in Italia non c’è un dato di genere sulla ricerca scientifica ambientale. Abbiamo un macro dato ma non uno specifico sulle varie discipline. E senza un dato non c’è un punto di partenza per poter analizzare e discutere delle soluzioni”, conclude Orsi.

La crisi climatica a Napoli

Il progetto è particolarmente importante per la città di Napoli per diversi motivi. Innanzitutto, come specificano i membri di Cleanap, nel capoluogo campano non c’è un assessorato al clima né alla transizione verde. L’associazione sta cercando di instaurare un dialogo con l’amministrazione comunale per possibili collaborazioni, ma per ora sta agendo in modo indipendente.

Il caldo estremo, però, colpirà sempre di più Napoli, come tutto il bacino del Mediterraneo, un hotspot climatico. A questo proposito, Orsi polemizza sul recente restyling del lungomare di Napoli, tra via Partenope e via Nazario Sauro. Secondo la divulgatrice, infatti, “il nuovo progetto della cosiddetta riqualificazione del lungomare è una colata di cemento”. La rivisitazione ha fatto emergere diverse perplessità per l’uso della pietra lavica e l’assenza di aree ombreggiate, di specie arboree e di fontanelle per l’acqua.

“Trovo che sia abbastanza assurdo che si faccia questa riqualificazione del lungomare e non si tenga presente del cambiamento climatico e delle aree verdi”, ribadisce Orsi. “A parte il Bosco di Capodimonte, sono pochissime le aree verdi a Napoli. Abbiamo il mare, però questo non significa che non abbiamo bisogno del verde.”

È proprio per questo che, secondo la ricercatrice, progetti di raccolta dati con il coinvolgimento della cittadinanza come Girls4Climate sono sempre più necessari. “Secondo le previsioni, questa sarà un’estate particolarmente calda, e a causa della crisi climatica sarà sempre peggio in futuro. Quindi ci sarà ancora più necessità di avere questi dati, perché ci racconteranno come la città sta cambiando a causa dei cambiamenti climatici. Secondo me è fondamentale anche la comunicazione istituzionale con esperti, decisori politici, stakeholder, e la divulgazione con la cittadinanza.”

 

In copertina: foto di Cleanap