Anche il 2025 è stato un anno particolarmente critico per il pianeta: con una temperatura media globale di 14,97°C, ovvero di 0,59°C al di sopra della media del periodo 1991-2020, è infatti il terzo più caldo mai registrato. A dirlo sono i risultati pubblicati oggi, 14 gennaio 2026, dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che gestisce per conto della Commissione europea il servizio di Copernicus relativo ai cambiamenti climatici (C3S) e quello di monitoraggio atmosferico (CAMS).
In base alle analisi di Copernicus, il 2025 risulta solo lievemente (di 0,01 °C) meno caldo del 2023 e con temperature inferiori di 0,13°C rispetto al 2024, l'anno più caldo mai registrato. Nel complesso, inoltre, i dati mostrano che le temperature globali negli ultimi tre anni (2023-2025) sono state in media superiori di oltre 1,5°C rispetto al livello preindustriale (1850-1900). Un dato allarmante, perché è la prima volta che un periodo di tre anni supera il limite di 1,5°C. Questi numeri, che mettono seriamente a rischio la stabilità degli ecosistemi, rispecchiano una tendenza in crescita: gli ultimi 11 anni sono stati infatti gli 11 anni più caldi mai registrati.
Tre anni eccezionalmente caldi
Dal 2023 al 2025 le temperature globali sono state particolarmente alte per due motivi principali. In primo luogo, le continue emissioni di combustibili fossili e la riduzione dell’assorbimento di anidride carbonica da parte dei pozzi naturali (cioè oceani, foreste e suoli che assorbono CO₂) hanno favorito l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, che di conseguenza contribuisce al riscaldamento del pianeta.
Il secondo motivo è il raggiungimento di livelli eccezionalmente elevati della temperatura superficiale del mare in tutti gli oceani, dovuti a El Niño, un fenomeno che riscalda le acque oceaniche, il cui effetto risulta amplificato dai cambiamenti climatici già in corso. Secondo i dati di Copernicus, nel 2025 le temperature superficiali dell'aria e del mare ai tropici sono state leggermente inferiori rispetto al 2023 e al 2024 anche a causa di altri fenomeni climatici come La Niña, che al contrario di El Niño tende a raffreddare le acque oceaniche. Le temperature più elevate nelle regioni polari, però, hanno in parte compensato quelle più basse osservate nelle regioni tropicali nel corso del 2025.
“Il superamento della media triennale di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali è un traguardo che nessuno di noi avrebbe voluto raggiungere, ma che rafforza l'importanza della leadership europea nel monitoraggio del clima per informare sia la mitigazione che l'adattamento”, spiega Mauro Facchini, direttore dell'osservazione della Terra presso la direzione generale per l'industria della difesa e lo spazio della Commissione europea. “Ci aspettiamo che Copernicus svolga un ruolo importante nell'attuazione di nuovi strumenti su misura per la resilienza climatica e la gestione dei rischi in Europa.”
Un obiettivo particolarmente importante soprattutto per il Vecchio Continente, che si sta scaldando più velocemente di tutti. In Europa, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 10,41°C, ovvero di 1,17°C superiore alla media del periodo di riferimento 1991-2020 e di 0,30°C inferiore all'anno più caldo (2024).
Accordo di Parigi, un target ancora lontano
I dati pubblicati stimano che sulla base dell'attuale tasso di riscaldamento, il limite di 1,5°C fissato dall'Accordo di Parigi per il riscaldamento globale a lungo termine potrebbe essere raggiunto già entro la fine di questo decennio, in largo anticipo rispetto a quanto previsto al momento della firma dell'accordo, nel 2015.
“Il fatto che gli ultimi undici anni siano stati i più caldi mai registrati fornisce un'ulteriore prova dell'inconfondibile tendenza verso un clima più caldo”, ribadisce Carlo Buontempo, direttore del C3S, nel comunicato con cui è stata diffusa la notizia. “Il mondo si sta rapidamente avvicinando al limite di temperatura a lungo termine fissato dall’Accordo di Parigi. Siamo destinati a superarlo; la scelta che abbiamo ora è come gestire al meglio l'inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali.”
“I dati atmosferici del 2025 dipingono un quadro chiaro: l'attività umana rimane il fattore dominante delle temperature eccezionali che stiamo osservando”, aggiunge Laurence Rouil, direttrice del servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus presso l'ECMWF. “I gas serra atmosferici sono aumentati costantemente negli ultimi dieci anni. Continueremo a monitorare i gas serra, gli aerosol e altri indicatori atmosferici per aiutare i responsabili delle decisioni a comprendere i rischi delle emissioni continue e a rispondere in modo efficace, rafforzando le sinergie tra le politiche sulla qualità dell'aria e quelle sul clima. L'atmosfera ci sta inviando un messaggio, e noi dobbiamo ascoltarlo.”
Lo stress da calore e il rischio incendi
Il riscaldamento globale provoca anche molti effetti negativi in termini di salute, come lo stress da calore, che avviene con una temperatura percepita come pari o superiore a 32°C. Nel 2025, metà della superficie terrestre mondiale ha registrato un numero di giorni superiore alla media con almeno un forte stress da calore, una situazione molto impattante dato che l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) lo riconosce come la principale causa di morte a livello globale legata alle condizioni meteorologiche.
I picchi di calore e le alte temperature del 2025 hanno poi contribuito alla diffusione e all'intensificazione di incendi boschivi eccezionali in zone con condizioni climatiche secche e ventose, specialmente in Europa e America settentrionale. L’aumento di incendi, che producono carbonio e altri inquinanti atmosferici tossici, ha deteriorato la qualità dell’aria, con ripercussioni negative sulla salute umana. Secondo il CAMS, nel 2025 alcune aree d'Europa, come la Spagna, hanno registrato il più alto livello annuale di emissioni totali dovute agli incendi boschivi.
“Questo rapporto conferma che l'Europa e il mondo stanno vivendo il decennio più caldo mai registrato e che l'investimento della Commissione europea in Copernicus continua a essere fondamentale”, conclude Florian Pappenberger, direttore generale dell'ECMWF. “Come organizzazione internazionale al servizio di 35 nazioni, l'ECMWF fornisce la scienza più avanzata al mondo per consentire decisioni informate e, in ultima analisi, intraprendere azioni per adattarsi ai cambiamenti climatici, perché ogni anno e ogni grado contano. La preparazione e la prevenzione rimangono possibili, ma solo quando l'azione è guidata da solide prove scientifiche.”
In copertina: un lago prosciugato, immagine Envato
