A poche ore dall’inizio ufficiale dei Giochi olimpici invernali, a Milano la neve non è ancora arrivata. Ricordo sbiadito di un tempo che fu, quando le temperature d’inverno scendevano spesso sotto zero, in città la coltre bianca non si vede da anni. In compenso, è arrivata la fiaccola olimpica, sistemata sotto l’ottocentesco Arco della Pace. 

Strani, i giochi invernali meneghini: di montagne, si sa, neppure l’ombra. Ma il piatto era troppo ricco per non partecipare, e allora l’escamotage: quelli di febbraio 2026 sono i primi giochi “diffusi” della storia. Milano e Cortina le sedi principali, con la prima a cui spettano gli sport su ghiaccio e la seconda impegnata nello sci alpino. Persa tra inchieste, appetiti degli immobiliaristi, disuguaglianze la prima. Emblema − suo malgrado − della riccanza da cinepanettone la seconda. Che, per di più, è alle prese coi problemi del riscaldamento globale (e scelga il lettore qual è il male peggiore).

Conti che non tornano

Di turisti, per ora, se ne vedono pochi. “Arriveranno”, dice Paolo, edicolante in piazza Duomo. “È stato così anche all’Expo: poi la macchina dovrebbe partire”, spera Luis, tassista. Ma i conti non tornano. 

Con l’inchiesta Giochi insostenibili, Libera ha analizzato tutti i numeri di SIMICO (Società infrastrutture Milano-Cortina) chiedendo a gran voce di rafforzare il monitoraggio su appalti, bilanci e sostenibilità. Il risultato dell’indagine è che queste Olimpiadi saranno tutt’altro che a costo zero: sotto il profilo economico, ma anche ambientale. È vero che l’eredità e l’impatto di un evento non si misurano solo con la matematica: c’è il portato in termini di pubblicità, di competenze, di relazioni. Ma è comunque interessante fare i conti. 

Sul sito di SIMICO risultano programmate 98 opere, da realizzare nei territori di Lombardia, Veneto, Trento e Bolzano. Secondo il report di Libera, il 57% delle opere infrastrutturali collegate alle Olimpiadi sarà completato solo dopo l’inaugurazione dei Giochi, con l’ultimo cantiere previsto addirittura nel 2033. Trentuno opere sono definite “essenziali” per lo svolgimento delle gare e 67 vengono definite di legacy, parte, cioè, dell’eredità della manifestazione, infrastrutture permanenti, come strade e ferrovie, che resteranno a beneficio della cittadinanza.

Mezzo milione i visitatori attesi, due miliardi e mezzo la stima di quelli collegati via tv o web. All’atto della candidatura, nel 2019, era stato assicurato un budget contenuto per queste Olimpiadi, intorno a 1,36 miliardi di euro, con la promessa che non sarebbero stati utilizzati fondi pubblici. Quello effettivo, invece, è montato fino a 6 miliardi, di cui 3,4 per infrastrutture non collegate a esigenze sportive: quattro volte le stime iniziali (dati, ancora una volta, di Libera, che si è preoccupata di analizzare la trasparenza degli appalti collegati ai Giochi). 

Quei 43 milioni tolti all’antimafia

Certo, organizzare un evento del genere non è uno scherzo. Oltre alle infrastrutture è necessario garantire la sicurezza. E qui l’associazione di don Ciotti sottolinea un altro aspetto: con il Decreto-legge sport il governo ha dirottato 43 milioni di euro destinati al Fondo di solidarietà per le vittime di mafia, usura ed estorsione mafiosa per finanziare l’organizzazione delle Olimpiadi invernali (articolo 16).

“Riteniamo questa scelta inaccettabile e dettata da un mero calcolo politico, priva di una logica coerente con la tutela delle vittime di racket e usura”, scrive l’associazione. “Non possiamo accettare che un fondo nato per proteggere imprenditori e cittadini che si ribellano a racket e usura finisca per finanziare i servizi di ordine pubblico di un grande evento sportivo.” Peraltro, il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata è evidenziato dalle sedici interdittive antimafia emanate e dalle due misure di prevenzione, che testimoniano come eventi complessi da organizzare in poco tempo e con forti flussi di denaro siano a rischio di infiltrazione delle cosche. 

Preoccupa, inoltre, “la natura privatistica [consentita dalla legge, ndr] della Fondazione Milano Cortina 2026, che organizza i Giochi e che, proprio per questa struttura, non rende trasparente il dettaglio della spesa pubblica. Questo rende più facile dirottare risorse senza dover fornire giustificazioni chiare”. Infine, “mentre nelle 127 pagine del dossier di candidatura la parola ‘sostenibilità’ compariva 96 volte, oggi tra i 45 sponsor ufficiali spiccano grandi gruppi dell’industria fossile e bellica, in netto contrasto con gli impegni annunciati”. All’iniziativa Open Olympics e ai suoi tre rapporti si deve la precisa ricostruzione di quanto accaduto: anche questo fa parte dell’eredità dei Giochi. 

Studentati a mille euro

Le inchieste dell’urbanistica milanese dell’estate 2025 hanno mostrato come il mondo della speculazione immobiliare in città abbia relazioni tentacolari che arrivano fino a Palazzo Marino. E anche in questo caso c’entrano le Olimpiadi. Nel dossier di candidatura, il Villaggio Olimpico affacciato sulla Fondazione Prada e l’ex Scalo di Porta Romana veniva presentato come un modello di equità sociale. Una volta portata via la fiaccola, sarà infatti trasformato in quello che dovrebbe diventare il più grande studentato convenzionato d’Italia: circa 1.700 posti letto, per coprire circa il 6% del fabbisogno di camere meneghino, con iscrizioni già aperte per l’anno accademico 2026/2027. 

Eppure, secondo quanto riportato sul sito del gruppo di sviluppo immobiliare Coima, le cifre raccontano un’altra storia. Le tariffe medie saranno proibitive: per una singola, in media, si spenderanno 1.065 euro al mese, più o meno lo stipendio di un lavoratore di un bar e poco meno di quello di un impiegato, per capirci. Per la doppia, gli euro da versare saranno 739. La media di mercato (presentata citando un’indagine di Colliers datata luglio 2024) sarebbe di 1.150 euro. Una cifra troppo alta anche per Milano, che sembra quasi costruita ad hoc. 

Ma non basta. Su circa 1.700 posti letto totali, solo 450 saranno affittati alla tariffa agevolata media (tra singole e doppie) di 592 euro al mese. Parliamo di oltre 7.000 euro l’anno, un lusso per chi vive di borse di studio. Mentre il carovita cresce, e in un quartiere un tempo popolare come la Porta Romana cantata da Giorgio Gaber, i bilocali si vendono a mezzo milione di euro. 

Il paradosso della neve

Le “Olimpiadi più sostenibili di sempre”, con il 90% di impianti già esistenti e una gestione “a costo zero": dovevano essere così quelle di Milano-Cortina, soprattutto dopo la lezione di Torino 2006, la cui legacy passerà alla storia per impianti faraonici oggi abbandonati tra le montagne disboscate della Val di Susa. La mente torna all'emblematico caso della pista da bob di Cesana: 110 milioni di euro per la sua costruzione, è rimasta in funzione per soli 6 anni. E i costi per smantellarla, adesso, superano i 9 milioni di euro.

Milano-Cortina, invece, passerà forse alla storia per la sua più grande contraddizione: le emissioni che la kermesse sta causando e che causerà da qui alla fine dei Giochi − dall’energia per la neve artificiale ai cantieri per le nuove infrastrutture, fino ai trasporti per le location diffuse su 22.000 kmq tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige − sciolgono la neve da cui le Olimpiadi stesse dipendono. 

Scientists for Global Responsibility e il New Weather Institute hanno provato a trasformare questo paradosso in numeri: le emissioni di gas serra causate dalle Olimpiadi invernali 2026, ovvero 930.000 tonnellate di CO₂ equivalente, porteranno a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso. Pari, in termini di superficie, a circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai. 

Numeri che aumentano più del doppio, arrivando a 5,5 chilometri quadrati di perdita di manto nevoso e oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale, se si aggiunge anche l’impatto dei tre principali sponsor di queste olimpiadi: ENI, Stellantis e ITA Airways. In altre parole, sarebbe bastato eliminare queste tre aziende dalle sponsorizzazioni per ridurre l’impatto climatico di Milano-Cortina di quasi il 60%. Altri tempi quelli delle Olimpiadi invernali di Calgary, nel 1988, quando la sponsorizzazione del tabacco fu vietata durante i Giochi dopo che vennero alla luce tutti i danni del fumo sulla salute.

Vita da ricchi

Ma se l’ambiente soffre, e i conti non tornano, c’è anche chi si gode la festa. Tra reali e sceicchi che arriveranno in Italia per seguire i Giochi, rigorosamente su jet privati, ci sono agenzie, consulenti VIP e hospitality provider sparsi un po' in tutto il mondo che confezionano pacchetti super lusso. Elicotteri per raggiungere le piste da sci, tour da migliaia di euro al giorno tra ville palladiane, città d’arte e gare olimpiche. Ma anche soluzioni su misura per chi vuole incontrare gli atleti preferiti, cenare in ristoranti stellati o muoversi in motoslitta per saltare le code. Insomma, può essere acquistata e consumata ogni genere di esperienza. I Giochi olimpici sono anche questo: un parco giochi esclusivo, per pochi, mentre di sostenibilità ed eredità per la comunità resta ben poco.

Chi comunque vorrà presenziare dovrà fare i conti con i prezzi degli alloggi. Secondo un’indagine di Altroconsumo, a Cortina si spendono in media poco più di 2.000 euro per dormire durante un fine settimana olimpico, con un aumento del 261% rispetto a un normale weekend di gennaio. E questo se si considerano gli hotel a tre stelle, perché gli Airbnb superano i 3.000 euro in entrambi i fine settimana dei Giochi. In Valtellina il prezzo medio è di quasi 1.700, con l'aumento più consistente: il 437% in più rispetto a gennaio 2026. Prezzi solo raddoppiati, invece, per Val di Fiemme (intorno ai 500 euro) e Milano (poco sopra i 300 euro).

Gran finale con la sicurezza

Il gran finale è per la sicurezza, simbolo dell’esecutivo. Non basta la presenza dell’ICE, l’agenzia anti immigrazione statunitense responsabile del brutale omicidio di due persone solo nell’ultimo mese: per le strade olimpiche potrebbero girare anche mezzi qatarini. La presenza della polizia del paese desertico rientra infatti in un accordo di collaborazione siglato dal ministro dell’interno Piantedosi lo scorso settembre, durante una visita in Qatar. Nonostante il paese non abbia atleti alle Olimpiadi, parteciperà alla macchina della sicurezza, con oltre cento agenti e venti SUV mimetici atterrati direttamente a Malpensa.

Eppure non è distante il ricordo delle accuse di abusi e violenze, in particolare contro la comunità LGBTQI+, rivolte a Doha durante i mondiali di calcio. Le forze di sicurezza qatariote dovrebbero contribuire "alla gestione dell'ordine pubblico sulla scia della proficua collaborazione già instaurata in occasione della Coppa del Mondo FIFA a Doha", si legge in una nota del Ministero dell'interno.

Del resto, anche i costi per la sicurezza e la gestione dell’ordine pubblico sono lievitati. Durante le due settimane dei Giochi olimpici, sono raddoppiati rispetto alle promesse iniziali: dai 400 milioni di euro inizialmente stimati, a 700 milioni, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro dell'interno Matteo Piantedosi, che ha esplicitamente legato l’aumento alla scelta di espanderla sul territorio. Ma era proprio necessario?

 

In copertina: un cannone spara neve artificiale, sulle Alpi, foto Envato