
Un quadro globale di rischi crescenti e sempre più interconnessi è quello che dipinge il World Economic Forum (WEF) e che chiama l’“era della competizione” nel Global Risks Report 2026, giunto alla sua 21ª edizione, e pubblicato il 14 gennaio.
L’analisi si basa su oltre 1.300 esperti internazionali coinvolti nella Global Risks Perception Survey, che esplora le percezioni dei rischi nell’immediato (anno 2026), nel breve-medio periodo (fino al 2028) e nel lungo termine (fino al 2036).
Al centro della valutazione emergono tensioni geopolitiche e geoeconomiche, che combinano strumenti economici e politici per ottenere vantaggi strategici. La crescente frammentazione delle relazioni internazionali e la crescente propensione verso politiche nazionaliste stanno indebolendo meccanismi cooperativi a lungo consolidati, con rilevanti implicazioni per stabilità, commercio e investimenti globali. Secondo i dati del report, il 50% degli esperti prevede un outlook globale “turbolento o burrascoso” nei prossimi due anni, mentre tale percentuale sale al 57% guardando al decennio successivo. Solo l’1% degli intervistati si attende un contesto “calmo” in entrambi i periodi.
Geoeconomia e conflitti come principali minacce
Nel 2026, il rischio percepito come più probabile di generare una crisi globale è il conflitto geoeconomico, indicato dal 18% degli esperti, con un significativo aumento di posizioni rispetto all’anno precedente. Tale risk factor comprende l’uso di strumenti economici, come tariffe, sanzioni e barriere commerciali, quali strumenti di pressione e influenza tra grandi potenze. Subito dopo, con il 14% delle preferenze, si colloca il rischio di conflitti armati tra stati, confermando il persistente pericolo di instabilità geopolitica nel contesto internazionale.
Il report evidenzia anche un incremento dei rischi economici complessivi nel breve termine. Recessione economica e inflazione sono risalite rispettivamente alle posizioni 11ª e 21ª nelle classifiche di rischio, con il rischio di scoppio di una bolla speculativa che ha guadagnato sette posizioni, arrivando alla 18ª. L’aumento dell’indebitamento sovrano, la possibile instabilità nei mercati finanziari e l’erosione delle catene di approvvigionamento globali costituiscono elementi di forte vulnerabilità per l’economia mondiale.
Sul fronte tecnologico, rischi come misinformazione e disinformazione si confermano tra le principali preoccupazioni a due anni, mentre la cyber insecurity e gli effetti negativi delle tecnologie AI mostrano aumenti significativi nel profilo di rischio a medio-lungo termine. L’evoluzione rapida di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale porta opportunità, ma espone anche a minacce sistemiche, dalla sicurezza delle infrastrutture alla tenuta dei mercati del lavoro.
Ambiente, società e prospettive a lungo termine
In un contesto in cui geoeconomia e conflitti dominano la scena dei rischi immediati, le minacce ambientali appaiono relativamente meno urgenti nel breve periodo. Eventi meteorologici estremi, in passato al vertice della classifica dei rischi, scendono al terzo posto per probabilità nel 2026, con un calo di sei punti percentuali rispetto all’anno precedente. Analogamente, rischi come la perdita di biodiversità e i cambiamenti critici nei sistemi terrestri perdono posizioni nella classifica biennale. Tuttavia, nel lungo periodo (fino al 2036), gli eventi estremi restano al primo posto tra i rischi più severi, con circa tre quarti degli esperti che prevedono un outlook ambientale turbolento o burrascoso.
Dal punto di vista sociale, il rapporto sottolinea come la polarizzazione politica e la disuguaglianza continuino a esercitare pressioni sui sistemi democratici. Il rischio di polarizzazione sociale figura tra i principali per il 2026 e per il biennio successivo, mentre la disuguaglianza è stata selezionata come il rischio più “interconnesso” per il secondo anno consecutivo. Queste dinamiche evidenziano come fragilità economiche e sociali si intreccino strettamente con rischi geopolitici e tecnologici, indebolendo il tessuto istituzionale e aumentando la probabilità di tensioni interne nei paesi.
Il trend delineato dal report mostra anche un mutamento nella percezione dell’ordine globale. Quasi il 68% dei partecipanti alla survey del WEF descrive l’ambiente politico globale per il prossimo decennio come un “ordine multipolare o frammentato”, segnato da competizione e regole regionali piuttosto che da un sistema multilaterale condiviso. Questa quota rappresenta un aumento di quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente, riflettendo l’intensificarsi delle rivalità fra grandi potenze e il declino della cooperazione internazionale.
Implicazioni per policy e decision-making
Il Global Risks Report 2026 non solo fotografa lo stato delle percezioni sui rischi globali, ma invita anche a considerare le profonde interconnessioni tra fattori geopolitici, economici, tecnologici e ambientali. La centralità della competizione geoeconomica e dei conflitti armati nelle preoccupazioni a breve termine suggerisce che la stabilità internazionale non può essere considerata scontata nel prossimo biennio. Allo stesso tempo, il mantenimento di rischi ambientali tra i primi posti nel lungo periodo ribadisce l’importanza di non ridurre gli sforzi su cambiamento climatico e protezione degli ecosistemi, nonostante la loro temporanea marginalizzazione nelle prospettive a due anni.
Per i decisori politici, economici e sociali, i risultati del rapporto indicano la necessità di rafforzare gli strumenti di cooperazione internazionale e di sviluppare strategie che possano mitigare simultaneamente rischi economici, tecnologici e ambientali. La crescente interdipendenza dei sistemi globali richiede approcci integrati, capaci di affrontare simultaneamente pressioni competitive, difficoltà economiche e sfide ambientali.
In altre parole, il Global Risks Report 2026 del WEF dipinge un mondo in cui l’era della competizione sta erodendo i pilastri della cooperazione multilaterale, aumentando la fragilità delle istituzioni internazionali e ponendo nuove sfide alla capacità di anticipare e affrontare rischi globali complessi. La consapevolezza che la stabilità non è garantita e che i rischi sono profondamente interconnessi deve tradursi quindi in azioni coordinate e lungimiranti, se si vuole evitare che le dinamiche competitive prevalgano su quelle cooperative nel prossimo futuro.
In copertina: immagine Envato
