Il Consiglio europeo si è chiuso nella notte tra il 19 e il 20 marzo dopo un confronto molto più ampio del previsto. Quello che doveva essere il vertice del rilancio della competitività si è invece trasformato in un passaggio di forte tensione per l’Europa, stretta tra la crisi mediorientale, il rialzo dei prezzi dell’energia e le fratture politiche interne, dal veto ungherese sui 90 miliardi per l’Ucraina alla controversia sull’ETS.

Il punto più delicato resta proprio l’ETS, il sistema europeo che mette un prezzo alle emissioni di CO2. Bocciata la richiesta dell’Italia per il suo smantellamento, la Commissione ribadisce l’ETS come strumento centrale della transizione da rafforzare o, al massimo, da rivedere. In questa direzione va anche l’idea lanciata il 19 marzo dalla presidente von der Leyen di un “ETS investment booster” da 30 miliardi di euro per aiutare l’industria a decarbonizzare, finanziato con 400 milioni di allowances, cioè quote di emissione ETS che possono essere messe all’asta o destinate a questo fondo.

Sullo sfondo, il Consiglio ha anche rilanciato il mercato unico come leva della competitività. Nessuna decisione sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), il piano di spesa a lungo termine dell'UE che copre un arco di sette anni e definisce la cornice finanziaria entro cui si muovono molte delle priorità europee. Il tema è stato discusso il 17 marzo dai ministri nel Consiglio UE affari generali, che in seduta pubblica ha aperto un dibattito sul QFP 2028-2034, concentrandosi soprattutto sugli aspetti di governance.

La guerra in Iran e la fragilità energetica europea si prendono l’agenda

Nelle sue conclusioni, il Consiglio UE afferma che “gli sviluppi in Iran e nella regione in generale minacciano la sicurezza regionale e globale” e chiede “la de-escalation e la massima moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e il pieno rispetto del diritto internazionale da parte di tutte le parti”.
In questo quadro si inserisce anche la richiesta di “una moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche e idriche.”

L’impianto politico del documento, però, mostra una gerarchia precisa di responsabilità e linguaggio: ampio spazio alle condanne verso il regime iraniano e i suoi proxy nella regione (Hezbollah in Libano, in particolare), mentre su Israele compaiono solo richiami e condanne riferiti però alla crisi umanitaria a Gaza, all’espansione unilaterale in West Bank e all’escalation in Libano. Nel documento la parola Stati Uniti non compare.

Il Consiglio europeo richiama inoltre il ruolo delle operazioni navali dell’UE, Aspides e Atalanta, chiedendone il rafforzamento con più mezzi, “in linea con i rispettivi mandati”, quindi confermando di non voler l’estensione di tali missioni oltre Suez e le coste dello Yemen.

Parallelamente, il Consiglio UE ha accolto con favore gli sforzi dei paesi membri, anche attraverso una coordinazione rafforzata con i partner della regione, per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, “una volta soddisfatte le condizioni”. Il riferimento è ai sei paesi – Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone − già ribattezzati i “volenterosi di Hormuz”. Si tratta degli attori europei più preparati dal punto di vista della marina militare, che giovedì 19 marzo si sono detti pronti a contribuire a un passaggio sicuro attraverso lo Stretto, da cui transita un quinto del greggio mondiale.

Sul tema sicurezza energetica, un recente studio di Zero Carbon Analytics mostra che la crescita di eolico e solare tra il 2022 e il 2025 ha evitato all’UE 58 miliardi di euro di importazioni aggiuntive di carbone e gas per la produzione elettrica, più di quanto speso dall'Unione nel 2022 per i sussidi energetici all'industria, nel tentativo di metterla ai ripari dai rincari. Il dato rafforza una lettura oggi non così centrale nel dibattito europeo: le rinnovabili non sono solo uno strumento di decarbonizzazione, ma anche una protezione concreta contro gli shock geopolitici e la volatilità dei prezzi.

ETS, il Consiglio non arretra ma apre alla revisione

Come riportato da Reuters, alla vigilia del Consiglio otto governi, tra cui Spagna e Paesi Bassi, avevano avvertito che indebolire il meccanismo sarebbe stato un errore per competitività, sicurezza energetica e autonomia strategica. Ma la difesa dell’ETS non arriva solo dai governi: sul piano industriale, quasi 150 grandi aziende e investitori hanno firmato un appello per mantenere un sistema robusto, capace di fornire un segnale stabile per investimenti e innovazione. Tra i nomi: Unilever, IKEA, Amazon, Google, SAP, Tata Steel, Heidelberg Materials e SSAB.

Sul fronte ETS, il Consiglio europeo ha quindi scelto di non accogliere la richiesta italiana di sospendere il sistema, ma di rinviarne la revisione a luglio 2026, con l’obiettivo di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuarne l’impatto su elettricità, filiere industriali e rischio di delocalizzazione. "Nel medio periodo, ritengo che la prossima revisione dell'ETS affronterà questioni rilevanti per l'Italia, come l'estensione delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica o la volatilità dei prezzi dell'ETS”, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al termine del vertice.

Matteo Leonardi, co-fondatore ed executive director di ECCO, legge il passaggio in modo molto netto: “L'esito del Consiglio è positivo. Bruxelles ha confermato che le misure di emergenza devono essere in linea con la strategia di sicurezza energetica dell'Unione Europea, attraverso energie rinnovabili e investimenti in grado di ripristinare la competitività dell'Europa”. Leonardi aggiunge che la scelta di non sospendere l’ETS conferma il sistema come “uno strumento fondamentale delle politiche europee di transizione”, mentre per l’Italia il punto vero resta il decreto energia: se non verranno ridotti il peso fiscale e gli oneri in bolletta, avverte, il provvedimento non darà risposte concrete alla crisi e rischierà di lasciare famiglie e imprese esposte a conseguenze economiche pesanti. A proposito del Decreto energia, Giorgia Meloni ha spiegato che "ci sarà una trattativa, ma sono confidente", sottolineando come il confronto sull'ETS sia stato "utile". Nella giornata di venerdì 20, si è inoltre saputo che a fine marzo la presidente del Consiglio si recherà personalmente in Algeria per chiedere un aumento delle forniture di gas naturale verso l’Italia al fine di sostituire le quote che non arriveranno dal Qatar.

One Europe, One Market

Rispetto alla competitività, accanto all’energia, il Consiglio UE rilancia l’agenda One Europe, One Market, con l’obiettivo di attuarla nel 2026, dove possibile, e comunque entro la fine del 2027. Tra le priorità c’è un “28th regime” per il diritto societario (“EU Inc.”, presentato dalla presidente della Commissione UE von der Leyen mercoledì 18 marzo), pensato per permettere a imprese innovative, PMI e startup di operare e crescere nel mercato unico con regole semplici e digitali, insieme a un sistema unificato e volontario di e-dichiarazione per i servizi transfrontalieri.

Il Consiglio UE è tornato a spingere l’agenda di semplificazione, quella avviata dalla Commissione UE attraverso i cosiddetti pacchetti Omnibus, chiedendo di tagliare gli oneri amministrativi a tutti i livelli, ma senza indebolire prevedibilità, obiettivi di politica europea, standard elevati e integrità del mercato unico. L’entusiasmo del Consiglio UE sembra però nascondere squilibri nel processo decisionale, osserva su LinkedIn Alberto Alemanno, Jean Monnet Professor di Diritto UE e policy presso HEC Paris:  “Il Consiglio dell’UE ha preso silenziosamente il controllo dell’agenda sulla competitività, puntando con decisione sulla deregolamentazione come strategia privilegiata, senza troppo clamore e approfittando della crisi geopolitica come comodo alibi. Nessuna bozza di tabella di marcia per il mercato unico è stata condivisa con il Parlamento. Ai leader è stato invece consegnato un aide-mémoire, l’ennesimo documento informale e non vincolante, che offre alle capitali l’ennesima occasione per determinare autonomamente la direzione da seguire, aggirando le istituzioni dell’UE. E ai lobbisti dell’industria di colmare il vuoto”.

 

In copertina: © Consiglio UE