Nei prossimi cinque-dieci anni avremo bisogno di molte cose: molti alberi da piantare, molte infrastrutture per il compostaggio, molti trattori elettrici, molte conversioni di terreni agricoli alle pratiche rigenerative e, naturalmente, innumerevoli aziende alimentari costruite su questi princìpi. Ovviamente, serviranno anche molti talenti e competenze nel settore della rigenerazione.

Al di là parte di questi “molti”, guardando al finanziamento della transizione verso l'alimentazione e l'agricoltura rigenerative, la nostra preoccupazione è che semplicemente non ci siano abbastanza risorse disponibili nella filantropia e nel settore delle sovvenzioni per compiere la transizione necessaria nella scala richiesta dalle circostanze attuali.

Denaro come strumento, proprio come il fuoco, gli animali o la tecnologia

Il denaro è uno strumento, proprio come il fuoco, gli animali o la tecnologia. Può essere estremamente distruttivo oppure diventare una potente forza di rigenerazione. Possiamo considerarlo come energia immagazzinata (storicamente, alla stregua delle ossa di dinosauro). La maggior parte del denaro è stata creata e continua a provenire da sistemi estrattivi e distruttivi.

Finora l'economia estrattiva si è dimostrata molto abile nell’utilizzare il denaro come strumento. Nel più ampio spazio rigenerativo, invece, non lo siamo ancora altrettanto. Questo non significa che dobbiamo tutti diventare contabili ossessionati dal massimizzare ogni yen, euro o dollaro. Significa però che abbiamo bisogno di molto più denaro che affluisca nella rigenerazione.

Abbiamo bisogno di investimenti. Le sovvenzioni e il capitale filantropico sono importanti, ma restano marginali rispetto alle enormi quantità di capitale create e mobilitate nel mondo degli investimenti. La filantropia da sola − circa 2,3 migliaia di miliardi di dollari all'anno a livello globale − non può realizzare la trasformazione necessaria alla rigenerazione. Gli investimenti operano su un ordine di grandezza fondamentalmente diverso.

L'attuale finanziamento globale per gli approcci rigenerativi e agroecologici, compresi i capitali pubblici, privati e filantropici, è stimato in circa 44 miliardi di dollari all'anno, con contributi filantropici stimati tra i 300 e i 700 milioni di dollari all'anno. Allo stesso tempo, diversi studi stimano che il fabbisogno globale annuo per i costi della transizione sia compreso tra 200 e 450 miliardi di dollari almeno per il prossimo decennio. I flussi attuali rappresentano quindi solo una frazione di quanto necessario. Se la rigenerazione deve passare dalla fase pilota a un impatto planetario, la finanza non è facoltativa: è l'unico sistema in grado di operare alla scala richiesta.

Nel settore della rigenerazione è in corso un dibattito sull'opportunità di interagire con l'attuale sistema finanziario, in gran parte estrattivo, oppure concentrarsi esclusivamente sulla costruzione di un sistema finanziario al servizio della natura e della vita. Sebbene sia essenziale ripensare la finanza per adattarla ai princìpi ecologici, si tratta di un compito estremamente difficile che richiederà tempo. Semplicemente, non possiamo permetterci il lusso di aspettare che l'intero sistema cambi prima di agire. E questo, inevitabilmente, genera tensioni.

Gli investimenti richiedono rendimenti

Parte di queste tensioni riguarda i rendimenti. Gli investimenti richiedono rendimenti. “Abbiamo ottenuto rendimenti in linea con il mercato in un sistema estrattivo, e sembra improbabile che saremo in grado di ottenere gli stessi rendimenti di mercato mentre rigeneriamo il pianeta, almeno all’inizio”, ci ha raccontato qualche anno fa Sallie Calhoun, un'esperta impact investor, aprendo un dibattito sui rendimenti e proseguendo spiegando che “una volta che avremo percorso un po' di strada lungo questo percorso di rigenerazione, i rendimenti potrebbero essere migliori di quelli ottenuti nel sistema estrattivo. Ma questa è a) una teoria e b) probabilmente ci sarà un certo ritardo e chissà quanto durerà. Abbiamo aspettative di rendimento realistiche nell'agricoltura rigenerativa in questo momento? La risposta è probabilmente no".

Con una prospettiva diversa sui rendimenti, Mark Lewis, managing partner di Trailhead Capital, ritiene che in un mondo profondamente degenerato, gli investimenti ad alto rendimento siano possibili nella fase di rigenerazione e potrebbero diminuire nel lungo termine. Secondo Lewis, “ci sono opportunità per le aziende alimentari e agricole di raggiungere centinaia di miliardi di dollari di valutazione in un lasso di tempo relativamente breve”.

Se parliamo di finanza e investimenti, dobbiamo parlare di rendimenti e sì, è assolutamente possibile ottenere rendimenti adeguati al rischio quando si investe in alimenti e agricoltura rigenerativi. L'adeguamento al rischio è fondamentale: se progettato bene, investire nel sistema alimentare del futuro potrebbe comportare meno rischi rispetto al sistema attuale. Ma tutto dipende dal contesto: orizzonte temporale, periodo di transizione e possibili riduzioni temporanee delle performance.

Questo richiede un cambiamento significativo di mentalità rispetto alla ricerca di rendimenti rapidi ed estrattivi. Come ha sottolineato Sallie Calhoun, stiamo affrontando un’eredità ecologica ed economica da riequilibrare e ciò implica ridefinire le aspettative sulla velocità del capitale rispetto a un paradigma estrattivo.

Nel mondo rigenerativo, allo stesso tempo, si è sviluppata una certa diffidenza verso la finanza, e per buoni motivi. Negli ultimi decenni molte interazioni degli agricoltori con il sistema finanziario sono avvenute attraverso istituti di credito che si sono dimostrati partner tutt’altro che ideali. Tuttavia, soprattutto oggi, allontanarsi completamente dai mercati finanziari e considerarli solo come un nemico da evitare sarebbe un errore, soprattutto considerate le sfide presenti e all’orizzonte. Piuttosto, vediamo due possibili direzioni.

Ripensare il sistema finanziario

La prima possibilità consiste nel riprogettare il sistema finanziario affinché funzioni a favore della rigenerazione e di tutti gli esseri viventi. Questo lavoro richiederà probabilmente una filantropia flessibile, catalitica e basata su sovvenzioni. Abbiamo bisogno di un capitale capace di agire come un buon antenato, che dia priorità all'impatto e non i rendimenti finanziari a breve termine.

Per definizione, questo tipo di capitale è limitato. I finanziatori realmente lungimiranti non sono molti. Proprio per questo dovremmo destinare tali risorse agli esperimenti più ambiziosi e trasformativi possibili. Ripensare la finanza è una responsabilità reale, e molto lavoro straordinario è già in corso, anche se ancora di nicchia. I suoi effetti si vedranno probabilmente nel lungo periodo. Realisticamente, potrebbero servire almeno 5-10 anni (e probabilmente di più) per avere un impatto sistemico significativo, a meno che shock climatici o sociali non accelerino il cambiamento. Si tratta, in sostanza, di allineare il sistema finanziario ai princìpi della natura e della rigenerazione, il che implica trasformare il sistema stesso.

Come ci ha detto Sonja Stuchtey, cofondatrice di The Landbanking Group: “Se vogliamo davvero mobilitare grandi quantità di capitale istituzionale, dobbiamo superare la logica di singoli grandi progetti e trovare soluzioni che riflettano l’esigenza degli investitori di avere portafogli di investimenti diversificati in termini di rischio, cosa che non era possibile con i modelli tradizionali di investimento nella natura”. Attraverso i suoi progetti pilota, The Landbanking Group cerca di convogliare miliardi verso la rigenerazione, facendo sì che i contabili concordino sul fatto che la rigenerazione è un investimento, non un costo.

Rendere redditizia l'agricoltura rigenerativa

Parallelamente alla riprogettazione del sistema finanziario, una seconda strada consiste nell’utilizzare l’attuale sistema finanziario dove già funziona. Un esempio è l'impiego della finanza per piantare il maggior numero possibile di alberi produttivi nel minor tempo possibile. Esistono molti ambiti della rigenerazione in cui il sistema finanziario esistente, magari con alcuni adattamenti, può funzionare efficacemente.

Con il podcast Investing in Regenerative Agriculture and Food, negli ultimi anni abbiamo offerto il microfono a persone e aziende che stanno rendendo redditizia l'agricoltura rigenerativa. In Brasile, ad esempio, Philip Kauders, fondatore di Courageous Land, sta dimostrando concretamente che l'agroforestazione può essere davvero redditizia grazie alle esperienze sul campo di agricoltori, cooperative e investitori.

Ciò solleva una domanda inevitabile: se il Brasile può rendere redditizia l'agroforestazione rigenerativa, cosa serve per convincere il resto del mondo? Matt Schmitt, fondatore di Structure Climate, ci ha invitato a ripensare i meccanismi di finanziamento, mentre Paul McMahon, cofondatore di SLM Partners, ha mostrato come la silvicoltura rigenerativa possa rappresentare una porta d'accesso per gli investitori istituzionali interessati al capitale naturale. Dovremmo raddoppiare gli sforzi in questi settori e investire centinaia di milioni, persino miliardi di dollari. E, sì, questo porterà inevitabilmente altre tensioni.

Il pensiero del capitale paziente

Prendiamo ad esempio le strutture dei fondi. I fondi decennali (spesso 10+2, se si è fortunati) sono lo standard nel venture capital e in molte altre strutture di investimento. Ma dieci anni sono un periodo di tempo molto breve per permettere ai terreni agricoli di rigenerarsi, raggiungere piena maturità e generare rendimenti significativi. Molti fondatori e agricoltori vedono l’orizzonte temporale del capitale come un ostacolo centrale alla rigenerazione. La rigenerazione può avvenire in tempi relativamente brevi, ma dieci anni non sono spesso sufficienti per recuperare i costi di piantumazione degli alberi e di transizione dei terreni, e generare rendimenti finanziari significativi.

Durante una recente visita ai terreni di La Junquera, nella regione di Murcia, in Spagna, con Alfonso Chico de Guzman abbiamo discusso del concetto di capitale paziente: se i tempi di finanziamento fossero allineati ai tempi ecologici, più aziende agricole potrebbero passare da colture annuali estrattive a sistemi viventi capaci di sostenersi nel lungo periodo.

La domanda è ovvia: perché non ci sono più fondi agricoli evergreen, o strutturati per 25, 50 o addirittura 300 anni? Storicamente, gli investitori sono stati riluttanti verso queste strutture, e di conseguenza la raccolta di capitale è stata più limitata. Ciò non significa che non possa funzionare, si veda ad esempio il danese Planetary Impact Ventures, uno dei fondi di investimento più radicali nel settore rigenerativo, con una struttura ever green e nessuna quota di profitto per i gestori del fondo. Tuttavia, il bacino di capitali disposti a sostenere fondi permanenti resta molto più piccolo rispetto a quello dei fondi tradizionali da sette o dieci anni. La chiarezza sugli orizzonti temporali, sulle aspettative e sulle fonti di capitale è ciò che permetterà alla rigenerazione di crescere senza compromettere le ambizioni o esaurire gli imprenditori.

 

The English version of this editorial was originally published on www.re-generation.cc

 

In copertina: paesaggio in Murcia, foto di Antonella Totaro e Koen van Seijen