In Europa, il valore economico del cicloturismo è di 44 miliardi di euro l’anno, un giro d’affari che supera l’industria crocieristica continentale e al quale sono collegati 525.000 posti di lavoro. La principale infrastruttura che garantisce al Vecchio Continente la leadership globale del settore è EuroVelo, una rete di 19 itinerari ciclistici che attraversano l’Europa da nord a sud e da ovest a est. Secondo uno studio commissionato dal Parlamento Europeo, il completamento della rete offrirà 60 milioni di escursioni e 7 miliardi di euro di entrate dirette all’anno di cui beneficeranno le economie dei 40 paesi toccati dal network.

Ciclovie vettori di sviluppo

L’EuroVelo Usage Barometer 2025 sottolinea come, dopo un periodo di stasi negli ultimi anni, l’utilizzo della rete ciclabile continentale sia tornato a crescere: tra gennaio e agosto 2025 ha registrato un +5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I 519 contatori distribuiti lungo i vari percorsi del network hanno documentato una crescita particolarmente elevata nelle aree rurali (+7,2%) rispetto alle aree urbane (+5,8%) e suburbane (+3,6%). Questo dato, accompagnato alla crescita più sensibile nei weekend (+6,1%) rispetto ai giorni feriali (+5,5%), conferma come il cicloturismo sia il motore dell’incremento nell’utilizzo delle ciclovie continentali.

Tra i fattori che hanno favorito la crescita vi sono stati una primavera secca e soleggiata in gran parte d'Europa, gli impatti positivi delle infrastrutture ciclabili realizzate a partire dalla pandemia di Covid-19 (+11.600 km di percorsi EuroVelo sviluppati dal 2021 al 2025) e una tendenza verso attività ricreative e turistiche in bicicletta che sta coinvolgendo trasversalmente tutte le fasce di reddito e di età. Fra le tratte esaminate dal report, quelle che hanno registrato i tassi più elevati di crescita sono state EuroVelo 4 (Roscoff-Kiev) con un +26,3%, EuroVelo 3 (Trondheim-Santiago de Compostela) con un +15,1% e EuroVelo 15 (Andermatt-Hoek van Holland) con un +14,6%.

L’instabilità a livello internazionale e i conseguenti rincari dei prezzi di combustibili e dei mezzi di trasporto pubblico potrebbero determinare un ulteriore incremento del cicloturismo in Europa. La European Cyclists' Federation prevede che la crescita del 2026 sarà trainata da cinque fattori: la diffusione dell’intelligenza artificiale nella pianificazione e prenotazione dei viaggi; la possibilità di esperienze di cicloturismo sempre più personalizzate, in termini di tipologia di percorso e di mezzo e di livello di preparazione fisica; il contributo dato dai viaggi in bicicletta all’intero comparto turistico; il ruolo determinante delle piste ciclabili nel miglioramento dell’attrattività e della qualità della vita dei luoghi che attraversano; le strategie e gli obiettivi politici dei singoli paesi e dell’Unione Europea per lo sviluppo del cicloturismo, dalla Dichiarazione europea sul ciclismo del 2024 agli imminenti negoziati per il Quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2028-2034.

La scommessa della destagionalizzazione

Alla recente Fiera del cicloturismo di Padova è stato presentato il Cycle Tourism Index. Nel report realizzato da Bikenomist in collaborazione con Komoot, sono stati presi in considerazione gli itinerari effettuati da ciclisti provenienti dall’estero in 14 paesi europei. L’elaborazione dei dati dell’app Komoot ha consentito di stilare un ranking delle unità amministrative di secondo livello che ha visto prevalere l’Istria (Croazia) sulle Isole Baleari (Spagna) e sulla regione litoraneo-montana (Croazia). Il Trentino-Alto Adige si è piazzato al settimo posto della classifica, la Sardegna al quindicesimo, la Liguria al ventitreesimo e la Toscana al ventottesimo. Gli indici stagionali hanno visto primeggiare l’arcipelago delle Canarie d’inverno, le isole Baleari in primavera e autunno e l’Istria in estate.    

“I risultati dello studio hanno fatto emergere che il fattore climatico resta prioritario nella scelta della destinazione cicloturistica”, spiega Paolo Pinzuti, CEO di Bikenomist. “Il secondo dato è che le isole hanno un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri. Il terzo è che il cicloturismo è figlio di una pianificazione di medio-lungo periodo. I territori al vertice del ranking sono quelli che hanno avuto una strategia di sviluppo del cicloturismo di almeno dieci anni”.

L’ottima performance dell’Istria e delle altre regioni croate che si affacciano sul Mare Adriatico si spiega con un Piano di sviluppo per il cicloturismo varato nel 2015 e imperniato su sei filoni: l’accessibilità dai paesi limitrofi, la qualità della rete sfruttando la presenza di EuroVelo, l’intermodalità, i servizi bike friendly, la sicurezza stradale, il coordinamento e il marketing di destinazione. “In un recente questionario proposto alla base utenza del nostro sito Bikeitalia, abbiamo concluso con una domanda aperta: cosa potrebbe incentivare le persone a praticare maggiormente il cicloturismo?”, continua Pinzuti. “La cosa interessante è che le cinque principali richieste emerse dalle 1.600 risposte pervenuteci sono perfettamente sovrapponibili ai primi cinque punti del Piano di sviluppo varato nel 2015 in Croazia.”

Viviana Vukelic, direttrice dell’Ente nazionale croato per il turismo in Italia, spiega che “in Croazia il ciclismo è riconosciuto come un’opportunità per distribuire il turismo tutto l’anno e per aumentare l’attrattiva delle destinazioni nei periodi di pre e post-stagione. Andare in bicicletta lungo percorsi segnalati si colloca al settimo posto tra le attività praticate dai turisti durante il soggiorno in Croazia (20,2%), mentre il mountain biking rappresenta un ulteriore 1,7%. È interessante notare che il 14,6% dei turisti utilizza la bicicletta come mezzo di trasporto per spostarsi all’interno della destinazione durante il soggiorno. Inoltre, va sottolineato che il 78% dei turisti è molto soddisfatto dei percorsi e delle piste ciclabili delle destinazioni croate”.

Le destinazioni costiere, conclude Vukelic, “attraggono il maggior numero di turisti anche nel contesto del cicloturismo, grazie a infrastrutture ben sviluppate. Tuttavia, molto attrattive sono anche le aree continentali, che offrono la possibilità di pedalare in un ambiente naturale incontaminato, attraverso zone collinari e pianeggianti”.

In Spagna le regioni fanno sistema

In una logica di medio-lungo termine, i territori che hanno lavorato per la destagionalizzazione del turismo sono diventati meta dei cicloturisti anche nei mesi di punta: le isole Baleari, spiega Pinzuti, “hanno puntato sul cicloturismo perché il concetto di playa y sol riusciva a riempire gli hotel solamente d’estate. La strategia pensata per attrarre turisti nelle altre tre stagioni ha avuto un effetto-eco portando i ciclisti a pedalare nell’arcipelago spagnolo anche nei mesi più caldi dell’anno. La stessa cosa è successa in alcune località di montagna che hanno utilizzato la bicicletta per destagionalizzare rispetto all’inverno e si sono ritrovate, con la complicità del cambiamento climatico, a ospitare ciclisti anche nelle stagioni intermedie”.

Secondo Pinzuti, la leadership della Spagna è il frutto di una pianificazione nella quale tutti gli attori politici lavorano all’unisono: “La forza del cicloturismo spagnolo è data dall’impegno del governo centrale, ma anche dalle singole regioni che, a differenza di quanto accade attualmente in Italia, riescono a lavorare in maniera sistemica per attrarre turisti in bicicletta. Inoltre, va sottolineato come la normativa stradale iberica stia legittimando l’uguaglianza fra i mezzi di trasporto e creando i presupposti per proteggere gli utenti più deboli della strada”.

In Spagna il cicloturismo si conferma un segmento in forte espansione che contribuisce a distribuire i flussi lungo tutto il territorio e durante l’intero arco dell’anno, valorizzando aree naturali, borghi e patrimonio culturale. Secondo Blanca Perez-Sauquillo, direttrice dell’Ente del turismo spagnolo a Milano, “non si tratta solamente di un prodotto turistico, ma di una leva strategica per promuovere un modello di viaggio più equilibrato e sostenibile, capace di valorizzare destinazioni meno conosciute e destagionalizzare i flussi”. Alla realizzazione di reti ciclabili sempre più sicure, accessibili e integrate, si aggiungono servizi specializzati come hotel bike-friendly, noleggio biciclette e assistenza tecnica.

Fra i paesi emergenti, quello più intraprendente sembra essere l’Albania che, all’inizio del 2026, è andata a studiare infrastrutture, servizi e operatori della regione Veneto per provare a replicarli nel proprio territorio. Attualmente i tour operator albanesi attraggono 2.500 visitatori all’anno per un giro d’affari che si aggira intorno a 1,2 milioni di euro.

Il potenziale inespresso dell’Italia

E l’Italia? “Il nostro paese ha tutte le caratteristiche per essere ai vertici dell’economia cicloturistica continentale. Il problema è che, a differenza della Spagna, non si lavora insieme”, conclude Pinzuti. “Il titolo quinto della Costituzione stabilisce che il turismo è competenza delle regioni e quest’impostazione ostacola il coordinamento di una regia centrale”. Un altro grosso impedimento allo sviluppo del cicloturismo viene da un governo che, in tre anni e mezzo di mandato, si è ripetutamente distinto per iniziative tese a peggiorare le condizioni degli utenti deboli della strada, dalla riforma del Codice alla propaganda contro autovelox e città 30.

Così come nelle città alcuni sindaci e assessori alla mobilità si sottraggono al paradigma autocentrico guardando alle realtà europee che hanno messo le persone e non le automobili al centro delle soluzioni urbanistiche, lungo le ciclovie che percorrono l’Italia, regioni, enti territoriali, amministratori e privati immaginano soluzioni alternative alle logiche estrattive del modello turistico imperante. Redistribuendo in maniera più equa e sostenibile i flussi turistici, tanto in una dimensione spaziale che temporale, il cicloturismo è un antidoto all’overtourism e può essere l’occasione per rivitalizzare le economie locali dei territori meno abitati della penisola.

 

In copertina: Via Verde Sierra Norte (Siviglia, Andalusia) ©FFE-Vías Verdes