Da sabato 28 febbraio sono state bombardate tre petroliere, è rimasto ucciso un membro dell'equipaggio di una nave cargo battente bandiera delle Isole Marshall e circa duecento navi mercantili sono rimaste bloccate. In risposta agli attacchi missilistici lanciati da Israele e Stati Uniti, l’Iran, come più volte minacciato, ha trasformato lo stretto di Hormuz in uno strumento di ritorsione militare e commerciale, chiudendolo al passaggio. Secondo quanto riportato dai media iraniani, un alto funzionario delle Guardie rivoluzionarie ha dichiarato lunedì 2 marzo che l’esercito aprirà il fuoco su qualsiasi nave che tenti di attraversarlo.
Da questo stretto corridoio marittimo che separa l’Iran dalla penisola di Musandam, in Oman, non solo transita circa un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas, ma anche milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati, tra cui ammoniaca e urea (il 45% dell’urea globale). Se il blocco di Hormuz dovesse protrarsi a lungo, i paesi più esposti sul fronte agroalimentare sarebbero Brasile e India, ma il rialzo dei prezzi dei fertilizzanti potrebbe impattare anche l’Europa.
L’export di urea dai paesi del golfo
Circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende dai fertilizzanti. Senza di essi le rese agricole crollerebbero in modo significativo, mettendo a rischio gli equilibri della sicurezza alimentare globale. La loro produzione industriale si fonda in larga parte sul processo Haber-Bosch, sviluppato da Fritz Haber e poi industrializzato da Carl Bosch, che combina l'azoto presente nell’aria con l’idrogeno, oggi ottenuto prevalentemente dal gas naturale, per sintetizzare ammoniaca.
L’ammoniaca costituisce la materia prima essenziale da cui derivano molti fertilizzanti azotati, tra cui l’urea, il concime chimico più diffuso al mondo. Secondo un’analisi di Rabobank, una quota rilevante dell’urea che transita attraverso lo Stretto di Hormuz proviene da Qatar e Iran, con un flusso stimato di circa 5 milioni di tonnellate annue, mentre Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita contribuiscono con circa 2 milioni di tonnellate all’anno.
Un’eventuale chiusura dello stretto avrebbe un impatto immediato sui prezzi globali dei fertilizzanti, anche se le conseguenze sull’agricoltura si manifesterebbero in modo differenziato tra le varie regioni del mondo. Sarebbe la stagionalità della domanda e le dinamiche agricole a determinare la tempistica e l’intensità degli effetti.
Secondo le previsioni degli analisti di Rabobank, i paesi più vulnerabili sarebbero quelli strutturalmente più deficitari nella produzione di urea, ovvero Brasile e India. Mentre il Brasile importa tra i 7,5 e gli 8,5 milioni di tonnellate di urea all’anno e copre oltre il 90% del proprio fabbisogno attraverso le importazioni, la domanda di Nuova Delhi oscilla tra i 7 e gli 11 milioni di tonnellate annue, a seconda delle politiche di sussidio e dei programmi governativi di supporto all’agricoltura.
In un contesto di tensioni logistiche o geopolitiche, un aumento dei prezzi internazionali dei fertilizzanti si tradurrebbe in costi più elevati per il settore agricolo locale e, più in generale, per le filiere alimentari che comprano prodotti da questi paesi.
L’Unione Europea a prova di dazi
A giugno l’Unione Europea ha imposto nuovi dazi sull’importazione di fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia: ora serve reperirne circa un milione di tonnellate altrove. Le aree favorite sarebbero il Nord Africa, da cui l’Europa importa già cospicue quantità di urea, e il Medio Oriente. Tuttavia entrambe presentano dei rischi geopolitici. Per esempio, lo scorso giugno la sospensione del gas israeliano verso l’Egitto ha bloccato parte della produzione di urea del paese, facendo salire i prezzi in Europa.
I produttori europei potrebbero provare ad aumentare la produzione interna, ma verosimilmente a costi energetici più elevati, in un contesto in cui i conflitti incidono anche sui mercati di gas e petrolio. A queste incertezze si sommano i costi legati all’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), attivo dall’inizio di quest’anno. Dopo forti pressioni da parte dell’industria agroalimentare, soprattutto italiana, la scorsa settimana Bruxelles si è aperta alla possibilità di sospendere temporaneamente i dazi sull’import di ammoniaca e urea. “La proposta mira a calmierare i costi per gli agricoltori e l’industria dei fertilizzanti di circa 60 milioni di euro”, ha dichiarato la Commissione in una nota.
In copertina: Incendio al porto di Bin Zayed ad Abu Dhabi, 01 marzo 2026, foto di Noor Pictures/Shutterstock (16718730a), Agenzia IPA
