Assopannelli e la European Panel Federation chiedono la sospensione del CBAM sull’urea industriale, una sostanza che, insieme alla formaldeide, viene utilizzata come collante nella produzione dei pannelli in legno. Secondo le stime dell’associazione di FederlegnoArredo, la nuova carbon tax entrata in vigore il 1° gennaio potrebbe far lievitare i costi di produzione fino a circa il 12% nell’arco di quattro anni.
“L’applicazione del CBAM all’urea industriale senza adeguati correttivi rischia di penalizzare le imprese europee”, ha dichiarato il direttore di European Panel FederationMatti Rantanen. “Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle”.
Il sovrapprezzo del CBAM sui pannelli
Il Carbon border adjustment mechanism, noto come CBAM, è un meccanismo di dazi applicati alle importazioni UE di beni ad alta intensità carbonica. È stato introdotto gradualmente dal 2026 per ridurre i rischi legati alla delocalizzazione delle emissioni (carbon leakage), ovvero evitare che una serie di industrie europee si trovino a dover competere con l’importazione di materie prime o semilavorati più inquinanti ed economici. Tuttavia, secondo le associazioni del legno, in un contesto in cui la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, l’aumento dei costi d’importazione si traduce in una perdita di competitività.
“L'urea che arriva in Italia ha un prezzo di mercato medio circa di 400/450 euro a tonnellata”, spiega a Materia Rinnovabile Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo. “Abbiamo calcolato un sovrapprezzo CBAM che varia dai 40 ai 60 euro a tonnellata, perché dipende dal grado di sostenibilità del fornitore”.
Secondo le stime di Assopannelli, nel caso di acquisti da aziende extraeuropee con elevate emissioni di CO₂, il differenziale può salire fino a circa 70 euro a tonnellata, mentre rivolgendosi a fornitori più efficienti dal punto di vista ambientale il sovrapprezzo si attesterebbe intorno ai 40 euro a tonnellata. La struttura graduale del CBAM prevede che l’importo raddoppierà l’anno prossimo, triplicherà nel 2028 e quadruplicherà nel 2029.
Le misure di Bruxelles non accontentano l’industria
A novembre Bruxelles aveva respinto la richiesta da parte della European Panel Federation e dell’industria agricola di esentare l’urea dal raggio del CBAM. Il 7 gennaio, a seguito di un meeting con ministri dell’agricoltura in ambito accordo Ue-Mercosur, la Commissione ha proposto due misure per mitigare l’impatto economico della carbon tax: innanzitutto, sospendere le aliquote doganali standard (Most-Favoured-Nation) a tutti i partner commerciali membri del World Trade Organization. Poi, al verificarsi di un mantenimento di un elevato prezzo dell'urea, i funzionari Ue si riservano la possibilità di togliere l'urea dalla lista dei prodotti del CBAM.
“Siamo insoddisfatti da entrambi i provvedimenti”, commenta Paolo Fantoni. “Il primo sarebbe inefficace perché ad oggi il 95% dell’urea arriva da paesi a dazi già azzerati, tra cui Algeria, Egitto, Nigeria. Mentre l’eventuale eliminazione dei dazi sarebbe una misura senz'altro positiva per noi, ma potrebbe avere concretezza soltanto dal primo o secondo trimestre del 2027”. Secondo Fantoni, l’industria non può permettersi di aspettare lunghi iter legislativi che creano incertezza sotto il profilo commerciale.
L’applicazione del CBAM alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti, rischia secondo Assopannelli di favorire mobili realizzati fuori dall’UE che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi.
Grazie al suo elevato contenuto di azoto, l’urea è largamente utilizzata come fertilizzante, che secondo dati di Confagricoltura rappresenta tra il 15% e il 30% del budget delle imprese agricole. E con il costo dei fertilizzanti in crescita del 60% dal 2020, il settore ha apprezzato l’apertura di Bruxelles sul file CBAM, ma continua ad insistere per un’esenzione totale.
In copertina: foto Envato
