L’Italia della green economy procede a velocità diverse. Da un lato, conserva una posizione di primo piano nell’economia circolare e registra segnali di crescita nella mobilità elettrica (anche se restano poche le auto in circolazione), nelle produzioni DOP e nelle iniziative di transizione ecologica delle città. Dall’altro, però, resta lontana dagli obiettivi 2030 sulle rinnovabili, continua a dipendere fortemente dalle importazioni di energia e materie prime e riduce la superficie dedicata all’agricoltura biologica. Inoltre, nel 2025, dopo anni di calo, le emissioni di gas serra sono aumentate. E, ancora, pesano il consumo elevato di acqua e gli investimenti insufficienti nel trasporto pubblico locale.

È un quadro fatto più di ombre che di luci quello emerso ieri, martedì 3 novembre, dalla Relazione sullo stato della green economy 2026, presentata a Rimini in apertura della quindicesima edizione degli Stati generali della green economy, nell’ambito di Ecomondo. L’appuntamento, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, della Commissione europea e del Ministero delle imprese e del Made in Italy, è dedicato quest’anno al ruolo della green economy in un contesto geopolitico critico.

La transizione come leva ambientale, industriale ed economica

La transizione ecologica dev’essere sempre più una leva non solo ambientale, ma anche industriale ed economica: ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di combustibili fossili e materiali strategici significa contenere l’esposizione alla volatilità dei prezzi, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e migliorare la competitività del sistema produttivo.

“A fronte di un contesto globale caratterizzato da uno spazio fiscale limitato, incertezze economiche e minacce climatiche crescenti, la transizione ecologica è diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti paesi e può essere un driver concreto di inclusione sociale e crescita economica, come emerge dal Rapporto annuale 2025‘Partnership for Action on Green Economy’ curato da cinque agenzie ONU”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Dal decreto Bollette bis agli attacchi hacker nei supermercati

“Ecomondo è un incrocio di sapere da parte di un sistema nazionale che è diventato una grande manifattura, ma anche un grande centro di ricerca sulla transizione, che significa materie prime seconde, trasformazione, nuove opportunità di lavoro”, ha dichiarato il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Se nel riciclo della plastica (“Dobbiamo ancora utilizzare il petrolio, ma possiamo riutilizzare quella già usata”) l’Italia è nella squadra di testa a livello mondiale, e anche in quello della carta sta andando bene, numerose sono però le sfide aperte che il nostro paese deve ancora affrontare, in primis il tema dell’acqua: “Sta diventando una risorsa sempre più preziosa, quindi dobbiamo valutare: meno acqua da falda profonda, più riutilizzo delle acque per l’irrigazione, quindi acque reflue depurate”. Inoltre, permangono diverse disparità a livello geografico: “L’Italia è un paese lungo, ci sono regioni dove abbiamo ancora delle difficoltà, livelli più bassi di differenziata, e quindi meno riciclo”.

L’evento è stato anche l’occasione per affrontare temi di attualità, tra cui il decreto Bollette bis: “I miei uffici stanno ridefinendo le modalità tecniche del cosiddetto ribaltamento”. E sul prezzo del gas, che vola in attesa del provvedimento, ha spiegato: “Dipende dal TTF [Title Transfer Facility, ndr], il mercato olandese, che fa sì che il gas sia, indipendentemente dal costo d’acquisto in qualsiasi parte del mondo, legato al prezzo olandese”.

A proposito di Paesi Bassi e di attacchi hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati che hanno colpito diversi paesi europei e alcuni punti vendita in Sicilia, Pichetto Fratin ha ricordato che si è tenuta una riunione sulla cybersicurezza, coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, alla presenza del ministro dell'interno e della presidente del Consiglio: “Si tratta di attivare tutte le misure che sono necessarie, utilizzando quelle che sono anche le nostre conoscenze tecnologiche, con le più moderne tecnologie, che ci permettono di riuscire a contrastare questa nuova forma di terrorismo”.

“La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale, ma industriale e geopolitica”, ha sottolineato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo videomessaggio. “Nella competizione globale per materie prime, energia e tecnologie, la capacità di valorizzare le risorse è un fattore decisivo per la competitività. L’Italia può contare su una solida leadership nell’economia circolare, ma resta centrale la sfida di ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento dei materiali. Ed è per questo che abbiamo fatto della circolarità una politica industriale, anche per quanto riguarda le materie prime critiche. Ecomondo è il luogo in cui innovazione e ambiente cercano soluzioni per trasformare questa leadership in vantaggio competitivo, rafforzando la sovranità industriale italiana e l’autonomia strategica europea.”

Green economy in Italia: la mappa dei temi strategici

L’Italia si trova in una delle aree maggiormente esposte agli effetti del riscaldamento globale: negli ultimi cinquant’anni la temperatura media nazionale è aumentata di oltre 2°C, più della media mondiale. Nel 2025 sono stati registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi, mentre nell’estate 2026 le condizioni di caldo estremo, con livelli di allerta rossa per la salute, hanno interessato contemporaneamente e per periodi prolungati numerose città italiane.

Sul fronte della mitigazione, il paese non sta procedendo a un ritmo sufficiente per centrare gli obiettivi al 2030. Dopo anni di riduzione, nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate ad aumentare, mentre nel 2026 la diminuzione è per ora contenuta. Tra il 2015 e il 2024 il taglio medio annuo è stato di 7 milioni di tonnellate: per raggiungere il target fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC), dal 2026 sarebbe necessario raddoppiare questo ritmo, arrivando a 14 milioni di tonnellate in meno ogni anno.

Anche lo sviluppo delle fonti rinnovabili procede a rilento. Nel 2024 queste coprivano il 19,6% dei consumi energetici complessivi italiani, contro una media europea del 25,2% e un obiettivo nazionale del 39,4% al 2030. Nel 2025 le rinnovabili hanno rappresentato il 47% della produzione elettrica, ancora distante dal 70% previsto dal PNIEC. Nello stesso anno sono stati installati 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile, contro i 23,3 GW della Germania e i 10,8 GW della Spagna. Per rispettare gli obiettivi nazionali, le installazioni annuali dovrebbero salire a 10 GW.

La dipendenza energetica dall’estero rimane un altro elemento di vulnerabilità: si attesta intorno al 74%, contro una media UE del 57%. Sul versante dell’efficienza, invece, l’Italia presenta un dato relativamente positivo: l’intensità energetica, cioè il consumo interno lordo di energia in rapporto al PIL, è pari a 72 tonnellate equivalenti di petrolio per milione di euro (tep/M€), migliore della media europea di 85 tep/M€. Negli ultimi vent’anni il consumo di energia per unità di PIL è diminuito del 30%, ma il miglioramento resta inferiore a quello registrato mediamente nell’Unione Europea (-36%).

Economia circolare: un primato da consolidare. È uno dei settori in cui l’Italia mantiene risultati superiori alla media europea. Nel 2025 la produttività delle risorse ha raggiunto 4,6 euro di PIL per chilogrammo di materia consumata, contro i 3 euro della media UE. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali si è attestato al 21,6% nel 2024, quasi il doppio del dato europeo (12,2%). Anche il riciclo dei rifiuti presenta performance elevate: nel 2022 l’Italia ha avviato a riciclo l’86% dei rifiuti, contro il 41% dell’UE, e nel 2025 il tasso di riciclo dei rifiuti di imballaggio ha raggiunto il 77,3%.

Resta però elevata la dipendenza dall’importazione di materie prime: nel 2025 ha raggiunto il 47,1%, più del doppio della media europea (22,1%). Un dato che evidenzia come il primato nella circolarità non si sia ancora tradotto in una sufficiente autonomia nell’approvvigionamento di materiali.

Particolarmente critica è anche la situazione delle risorse idriche. L’Italia è il paese europeo con i maggiori consumi di acqua per uso civile e industriale e si colloca al secondo posto per i prelievi a fini agricoli, dopo la Spagna. La disponibilità annua per abitante, pari a circa 2.260 metri cubi, è inferiore alla metà della media UE. A questo si aggiungono le perdite della rete idrica, che superano il 40% dell’acqua immessa, e un ricorso ancora limitato al riutilizzo delle acque depurate: secondo le stime ENEA, attualmente si ferma al 4%, a fronte di un potenziale nazionale del 23%.

Mobilità, agricoltura e città: segnali contrastanti

Nel settore dei trasporti si registra una progressiva evoluzione del parco circolante, con la contrazione delle motorizzazioni tradizionali (diesel e benzina) e la crescita di ibride ed elettriche. Nel primo semestre 2026 le auto elettriche a batteria hanno raggiunto l’8,4% delle nuove immatricolazioni, contro il 5,2% dello stesso periodo dell’anno precedente: considerando anche le ibride plug-in, la quota sale al 17,4%, mentre le auto ibride sono passate dal 44,4% al 49,7%. Rimane invece insufficiente il sostegno al trasporto pubblico locale: tra il 2015 e il 2025 il Fondo nazionale trasporti è cresciuto solo del 6% in termini nominali, mentre in termini reali ha perso il 13,5% del proprio valore.

In agricoltura la crisi climatica incide sempre più sulle produzioni: secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, la siccità è responsabile del 54% delle perdite agricole legate agli eventi climatici, mentre le precipitazioni intense ne causano il 21%. Nel 2025, inoltre, per la prima volta in dieci anni, le superfici certificate e in conversione biologica sono diminuite del 5,4% rispetto all’anno precedente. Continua invece a crescere la DOP economy, il cui valore complessivo ha raggiunto 20,7 miliardi di euro.

Tra gli elementi positivi, la Relazione segnala infine la vivacità di diverse città italiane nella transizione ecologica. Grazie anche agli interventi finanziati dal PNRR si stanno diffondendo misure di adattamento, dai rifugi climatici per contrastare gli effetti delle ondate di calore alle cosiddette città spugna, progettate per assorbire e gestire le precipitazioni intense attraverso superfici permeabili e aree verdi, trattenendo l’acqua da riutilizzare nei periodi di siccità.

 

In copertina: il ministro Gilberto Pichetto Fratin