Oggi, 22 marzo 2026, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, Legambiente presenta un nuovo documento che racconta la crisi idrica nel mondo e in Italia. È l’Atlante dell’acqua 2026, una pubblicazione realizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con la fondazione Heinrich Böll, che racconta la stretta interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani.
L’obiettivo di questo lavoro interdisciplinare, che raccoglie studi, dati scientifici e analisi sul consumo dell’acqua a livello globale e nazionale, è soprattutto informare la cittadinanza e ribadire l’urgenza di una governance della risorsa idrica più sostenibile. Attualmente, infatti, fino al 72% dell’acqua dolce globale è destinata all’agricoltura, mentre ben 3,2 miliardi di persone vivono ancora in aree rurali caratterizzate da scarsità idrica.
Lo studio si sofferma anche sui rischi per chi vive in aree con acqua potabile contaminata, come i 12,5 milioni di europei esposti ai PFAS. Un altro tema è l’utilizzo di acqua per alimentare l’intelligenza artificiale, che secondo l’atlante corrisponde a 1 milione di litri consumati ogni giorno per un data center medio.
Il nuovo documento di Legambiente si pone quindi come uno strumento per supportare cittadini e cittadine nella comprensione di questi impatti. Benjamin Fishman, coordinatore dei programmi italiani per la fondazione Heinrich Böll, sottolinea infatti che “l’Atlante dell’acqua, documento pedagogico ricco di grafici chiari e dati comprensibili, mira a riportare al centro del dibattito politico l’importanza di proteggere le risorse idriche e in generale la conservazione dell’acqua, troppo spesso data per scontata e in molti casi mal gestita”.
L’impatto del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua
Il riscaldamento globale intensifica gli eventi idrologici estremi: l’aria più calda trattiene infatti circa il 7% di umidità in più per ogni grado di aumento della temperatura, accrescendo la probabilità di precipitazioni estreme. Inoltre, alluvioni e siccità diventano sempre più frequenti, con inevitabili conseguenze sulla sfera economica. Secondo l’atlante, infatti, solo il 5% degli eventi meteorologici provoca il 61% delle perdite economiche globali. In Europa, le perdite annuali per siccità corrispondono circa a 9 miliardi di euro mentre quelle per i danni da alluvioni sono circa 7,8 miliardi.
Il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, risulta dunque oggi particolarmente minacciato dall’aumento delle temperature a livello globale. A questo proposito Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, dichiara che secondo i dati dell’atlante “la crisi idrica non è un’emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo. È necessaria un’azione globale urgente e coordinata per migliorare la gestione delle risorse idriche e l’adattamento ai cambiamenti climatici, così da proteggere le comunità e gli ecosistemi più fragili del pianeta. L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, è anche una delle chiavi della soluzione”.
L’impronta idrica dell’industria e della rivoluzione digitale
L’acqua è una risorsa fondamentale per diversi settori: tra quelli con le impronte idriche più significative rientrano la produzione di carta, vestiti ed elettronica. L’industria tessile consuma molta acqua, arrivando a utilizzare fino a 93 miliardi di metri cubi annui per produrre e distribuire i suoi beni. Inoltre, per quanto riguarda l’elettronica, un singolo smartphone può richiedere fino a 12.000 litri d’acqua, un impatto che comprende quella necessaria per l’estrazione dei metalli rari, l’assemblaggio dei componenti e il raffreddamento dei processi industriali.
Oltre all’acqua necessaria per i dispositivi elettronici, la domanda idrica della digitalizzazione è oggi fortemente legata al raffreddamento dei data center, con un forte impatto ambientale. Entro il 2027, secondo uno studio riportato nell’atlante, l’intelligenza artificiale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. Legambiente chiede quindi di affrontare il crescente consumo idrico legato allo sviluppo delle infrastrutture digitali, anche per evitare gravi perdite economiche.
Un altro settore particolarmente idrovoro è quello dell’estrazione di metalli e terre rare: per 1 kg di rame, vengono usati circa 97 litri d’acqua, mentre per 1 kg di litio la cifra cresce notevolmente, orientandosi tra i 400 e i 2.000 litri. La domanda aumenterà nei prossimi anni, ma oltre il 50% della produzione globale di rame e litio si trova in aree soggette a stress idrico e rischi climatici, esercitando così una pressione diretta sulle riserve di acqua dolce necessarie al sostentamento delle comunità locali.
Di fronte a tutte queste criticità, il direttore dell’ufficio di Parigi della Fondazione Heinrich Böll, Marc Berthold, aggiunge che oggi “è più che mai importante far emergere il legame tra l’acqua, la crisi climatica e l’azione umana e come queste ultime alterino il ciclo dell’acqua. L’uso sconsiderato di questa risorsa, con tutte le sue tragiche conseguenze su biodiversità e comunità intere, va fermato”.
Il consumo di acqua in Italia
L’Italia è tra i primi paesi europei per prelievo di acqua potabile: nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di metri cubi, pari a 155 metri cubi annui per abitante: un dato elevato, che segnala un consumo eccessivo e poco sostenibile delle risorse idriche. Inoltre, il 42,4% dell’acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di metri cubi l’anno, si perde nelle reti di distribuzione, con punte oltre il 60% in alcune regioni del Mezzogiorno. Un numero troppo alto rispetto alla media europea del 25%.
Inoltre, l’Italia deve rispondere a ben sei procedure di infrazione delle direttive UE sull’acqua. Tra queste, una riguarda le acque potabili, a causa dei livelli troppo alti di arsenico e fluoruro nel viterbese; una infrange la direttiva sui nitrati e infine quattro sono relative a fognature e depurazione.
Un’altra minaccia per la qualità delle acque italiane sono i PFAS, che contaminano anche il sottosuolo: in Italia il caso più critico è in Veneto, con circa 350.000 persone esposte per decenni a queste sostanze. Preoccupa anche la situazione del Po, fondamentale per l’ambiente e l’agricoltura del Nord Italia, minacciato da inquinamento, microplastiche e crisi idrica.
Sul territorio italiano, un’ulteriore emergenza è la rapida scomparsa dei ghiacciai delle Alpi a causa della crisi climatica. Tra il 2000 e il 2023, hanno perso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà, con effetti negativi su riserve d’acqua, fiumi, energia e stabilità del territorio.
Secondo Legambiente, è fondamentale accelerare la transizione ecologica proprio nei settori che consumano più acqua, come l’agricoltura, e rafforzare le leggi esistenti a partire dalla direttiva quadro acque, pilastro della strategia dell’Unione Europea per la resilienza idrica che oggi rischia un progressivo indebolimento. Inoltre, l’associazione ambientalista chiede che in Italia si rafforzino le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti, oltre a ridurre le emissioni inquinanti secondo le normative UE.
Il nostro paese, conclude Ciafani, “può diventare un laboratorio europeo di resilienza idrica, se sceglie di accelerare la transizione ecologica ed energetica uscendo dall’era delle fossili, di migliorare efficienza e qualità idrica riducendo consumi e perdite e coinvolgendo i comparti produttivi, e se punta davvero su soluzioni basate sulla natura per migliorare la ritenzione idrica dei suoli e mitigare gli effetti di siccità e alluvioni”.
In copertina: immagine Envato
