Per il governo laburista di Keir Starmer sarebbe stato meglio se l’analisi Global biodiversity loss, ecosystem collapse and national security fosse rimasta chiusa in un cassetto. Il documento esamina infatti gli intrecci tra la perdita di biodiversità, il collasso degli ecosistemi e la sicurezza nazionale del Regno Unito, mostrando un futuro tutt’altro che roseo se le attuali tendenze ambientali dovessero proseguire.

Il rapporto, originariamente previsto per ottobre 2025, è stato reso pubblico solo a fine gennaio grazie a una richiesta di accesso agli atti. Le ragioni di questa omissione potrebbero essere diverse: dalle conclusioni critiche e negative del documento sull’operato del governo fino alle previsioni su un aumento delle migrazioni, un tema particolarmente sensibile nel dibattito politico britannico. La polarizzazione ha infatti spinto partiti sovranisti e populisti come Reform UK a salire nei sondaggi politici.

“Chiunque può richiedere informazioni su questioni ambientali a un’autorità pubblica, incluso il governo”, scrive su Inside Track Ruth Chambers, Senior Fellow della Green Alliance e promotrice della richiesta del documento. “In questo caso, la presunta soppressione della valutazione mi ha spinto a chiedere al governo di renderla pubblica, in nome della trasparenza. La richiesta è stata inizialmente respinta, ironicamente con motivazioni legate alla sicurezza nazionale. Ho però sollecitato il governo a riconsiderare la sua posizione."

Quando il collasso degli ecosistemi diventa un rischio geopolitico

Secondo quanto riporta il Guardian in un editoriale di George Monbiot, questo documento sarebbe stato redatto dal Comitato congiunto di intelligence, composto anche dai vertici di MI5, MI6 e GCHQ. Il suo obiettivo è supportare la pianificazione della sicurezza nazionale del Regno Unito, individuando i rischi per il paese legati alla perdita di biodiversità e al collasso degli ecosistemi a livello globale.

“I risultati di questo rapporto sono estremamente netti e dovrebbero far balzare la perdita di biodiversità e i tipping point globali in cima al registro dei rischi per il governo”, racconta Mike Barrett, consulente scientifico capo del WWF UK a Materia Rinnovabile. “Da tempo gli ambientalisti mettono in guardia su molte delle criticità evidenziate, ma questo rapporto fornisce una valutazione ufficiale delle implicazioni per la sicurezza alimentare e la sicurezza nazionale che, francamente, dovrebbe far venire i brividi ai nostri leader.”

La crisi della biodiversità, strettamente intrecciata e amplificata dagli effetti della crisi climatica e dall’inquinamento, sta infatti mettendo a rischio una serie di servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza umana. E non si tratta solo di materiali critici e terre rare, recentemente al centro del dibattito a causa delle minacce di Donald Trump alla sicurezza nazionale della Groenlandia, ma anche di risorse essenziali come cibo, acqua e aria, base stessa della sopravvivenza delle nostre società.

Oltre alla pubblicazione ritardata del rapporto, il Times sostiene che sia anche stata resa disponibile solo una versione ridotta dell’analisi. Secondo il documento completo, visionato dalla testata, la distruzione delle foreste pluviali congolesi e la siccità dei bacini fluviali himalayani saranno i motori di future ondate migratorie verso l'Europa capaci di destabilizzare il tessuto politico e le infrastrutture britanniche.

Questo scenario di crisi potrebbe inoltre portare all'insorgenza di fenomeni di eco-terrorismo interno e al coinvolgimento della NATO in conflitti per il controllo delle risorse cerealicole in Russia e Ucraina, legando il collasso ambientale a questioni di sicurezza nazionale e internazionale. Ruth Chambers ha chiesto al governo di fare chiarezza anche su questo punto.

Le conseguenze del collasso degli ecosistemi

In base ai dati disponibili nel report pubblicato, comunque, gli impatti attesi e le minacce alla sicurezza nazionale sono molteplici e interconnessi: dal collasso dei raccolti che mette a rischio la sicurezza alimentare all’aumento delle migrazioni climatiche, dalle epidemie di malattie infettive ai conflitti all’interno e tra gli stati, fino all’instabilità politica e all’erosione del benessere economico globale.

“Un’azione forte e decisa sul clima e sulla tutela della natura, sia a livello nazionale sia internazionale, consentirebbe di affrontare questi rischi e, allo stesso tempo, offrirebbe opportunità per una vita più sana e bollette più basse”, aggiunge Barrett. Inoltre, un maggiore rischio di povertà e insicurezza andrà a beneficio della criminalità organizzata, che cercherà di ottenere il controllo delle risorse già scarse. Si tratta di rischi a cascata, destinati a intensificarsi proprio a causa delle profonde interconnessioni tra i diversi ecosistemi, la biodiversità e le nostre società. Del resto, come si legge nel rapporto, “se gli attuali tassi di perdita di biodiversità continueranno, ogni ecosistema critico è destinato al collasso”.

Per il Regno Unito sono sei le regioni ecosistemiche a rischio di collasso che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale. Tra queste, le barriere coralline del Sud-Est asiatico, la zona dell’Himalaya e le foreste boreali del Canada e della Russia presentano una possibilità realistica di collasso già a partire dal 2030, meno di cinque anni. La foresta Amazzonica, il bacino del Congo e le foreste di mangrovie nel Sud-Est asiatico, invece, potrebbero raggiungere un rischio simile verso metà secolo. Naturalmente, questi dati non sono precisi: il degrado degli ecosistemi dipende da molteplici fattori, e alcuni tipping point potrebbero essere già stati superati. Le soglie di collasso potrebbero quindi essere più alte o più basse rispetto a quelle identificate finora dalla scienza.

L’analisi cita anche alcuni esempi per mostrare come le conseguenze negative siano già in atto da tempo. In Centro America l’insicurezza alimentare e la mancanza di opportunità economiche sono i principali fattori di migrazione. Tra il 2012 e il 2014, eventi come la diffusione della ruggine del caffè, una malattia causata da un fungo che danneggia le foglie della pianta compromettendo la produzione, e fenomeni climatici estremi hanno distrutto raccolti e mezzi di sussistenza, spingendo migliaia di agricoltori ad abbandonare le loro terre e a migrare sia all’interno della regione sia verso gli Stati Uniti.

Al contrario, la protezione e il ripristino degli ecosistemi rappresentano un fattore chiave per migliorare le condizioni di vita e la resilienza delle comunità. In Malawi, infatti, la piantumazione di oltre 20 milioni di alberi e la riqualificazione di migliaia di ettari di terreni degradati hanno migliorato l’accesso alle risorse idriche, diversificato la produzione alimentare e le fonti di reddito degli abitanti, riducendo la necessità di aiuti umanitari.  

La sicurezza alimentare del Regno Unito

Uno dei nodi centrali per il Regno Unito riguarda la sicurezza alimentare. L’isola importa infatti circa il 40% del cibo che consuma, in particolare frutta, verdura e zucchero, oltre a una quota di fertilizzanti. La dipendenza dall’estero riguarda anche il settore zootecnico: all’incirca il 18% della soia utilizzata nei mangimi per gli animali d’allevamento proviene dal Sud America.

In un contesto in cui il paese non è in grado di raggiungere l’autosufficienza alimentare, il degrado, o addirittura il collasso, di alcuni ecosistemi globali, insieme alle ripercussioni sui mercati internazionali, rappresenta un rischio diretto per la sicurezza alimentare nazionale. A questo si aggiunge il fatto che la perdita di biodiversità compromette anche la capacità produttiva interna del Regno Unito. L’analisi si conclude evidenziando che alcune soluzioni esistono già, ma richiedono ricerca e investimenti adeguati. Accanto alle innovazioni e allo sviluppo tecnologico, tuttavia, il documento sottolinea un messaggio chiave: “Proteggere e ripristinare gli ecosistemi è più facile, più economico e più affidabile”.

 

In copertina: foto di Kevin Grieve, Unsplash