Ieri, 16 settembre, il Parlamento europeo si è espresso sulla revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il sistema europeo che tassa le emissioni incorporate in alcune merci importate dai paesi extra-UE. Tra gli elementi più controversi del testo c'era l'articolo 27a, una "clausola di emergenza" proposta dalla Commissione lo scorso inverno per consentire una sospensione temporanea del CBAM su alcuni prodotti al verificarsi di circostanze eccezionali capaci di provocare gravi distorsioni sul mercato europeo.

L'Eurocamera ha però scelto di non confermare la clausola. L'emendamento che cancella l'articolo 27a è stato approvato con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni. Il risultato è espressione di un consolidato timore che la clausola potesse diventare una scappatoia per concedere sussidi a prodotti altamente inquinanti provenienti dall'estero (come i fertilizzanti chimici non UE), riducendo l'incentivo per le imprese alla decarbonizzazione e penalizzando chi ha già investito in soluzioni a basse emissioni. I parlamentari contrari o astenuti considerano invece la flessibilità dell'articolo 27a necessaria a evitare che il CBAM provochi un aumento dei costi quando i mercati sono sottoposti a forti shock.

Cosa cambia con il voto sulla revisione del CBAM

Il CBAM è stato introdotto dall'Unione Europea nel 2023. Dopo una prima fase transitoria durata due anni (2023-2025), dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore. Per ora riguarda cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, ma la revisione appena votata ne amplia il perimetro e propone di includere anche numerosi prodotti a valle, tra cui elementi di fissaggio, fili, molle e alcuni articoli per la casa. Alla base sta il ragionamento secondo cui limitare l'applicazione alle materie prime lasci fuori proprio una parte delle merci attraverso cui può verificarsi il fenomeno del carbon leakage, ossia il rischio che un'azienda europea possa delocalizzare la produzione in paesi con regole meno stringenti sulle emissioni.

Il punto più delicato resta quello dell'articolo 27a. La Commissione europea lo aveva proposto nel quadro della revisione del CBAM approvata nel dicembre 2025, mentre il mercato europeo dei fertilizzanti era già sotto pressione a causa delle tensioni geopolitiche che avevano reso più vulnerabili le importazioni provenienti da alcune aree produttrici. La clausola avrebbe consentito alla Commissione di togliere temporaneamente alcuni prodotti dall'elenco interessato, fino alla fine delle circostanze che avevano provocato l'aumento dei prezzi, con la possibilità, inoltre, di applicare la misura retroattivamente.

La soluzione alternativa alla sospensione della clausola proposta dal Parlamento si basa invece sull'idea che parte dei proventi del CBAM possano essere utilizzati nei momenti di crisi a sostegno delle imprese colpite, proteggendo contemporaneamente sia l'economia che l'ambiente. "Questo compromesso rende il CBAM più solido, equo e resiliente", ha dichiarato Mohammed Chahim (S&D, NL), eurodeputato nederlandese socialista e relatore del Parlamento europeo per il CBAM. “Abbiamo colmato importanti lacune, rafforzato le misure di contrasto all'elusione ed esteso l'ambito di applicazione del meccanismo laddove è più importante. Si tratta di un pacchetto equilibrato che tutela l'industria europea nel suo percorso di decarbonizzazione, salvaguardando al contempo l'integrità ambientale del meccanismo.” Il sostegno finanziario previsto dal Fondo temporaneo per la decarbonizzazione (TDF) potrebbe essere erogato alle imprese che importano beni soggetti al CBAM già dal 2027 e tra questi potrebbero essere inclusi anche nitrato di ammonio, solfato di ammonio e urea.

I partiti astenuti o contrari e le reazioni in Italia ed Europa

Il fronte a favore del "freno d'emergenza" trova il suo perno politico nel gruppo del Partito popolare europeo (PPE), storicamente sensibile alle questioni sollevate dal settore agricolo e nei Conservatori e riformisti europei (ECR), da sempre scettici verso il Green Deal. Forti pressioni sono state esercitate nei mesi scorsi da Italia e Francia, i cui esecutivi rispondono alle forti istanze del comparto agroalimentare e dell'industria manifatturiera. Ieri, però, i gruppi guidati dai Socialisti (S&D) del relatore Mohammed Chahim, dai Verdi, dai liberali di Renew Europe e da una parte del PPE contraria ad annacquare il provvedimento hanno votato in modo compatto per eliminare la deroga al CBAM ed evitare che diventasse una scappatoia per i prodotti inquinanti extra UE.

"Il voto di oggi è un'occasione persa, in particolare per il mondo agricolo che rimane esposto al costo dei fertilizzanti", hanno dichiarato in una nota congiunta − come riportato da ANSA − Nicola Procaccini, copresidente del gruppo ECR, Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al Parlamento europeo e Stefano Cavedagna, relatore per il gruppo ECR sul regolamento CBAM. “La rimozione dal testo finale della clausola di salvaguardia prevista dalla Commissione UE per tutelare gli agricoltori e i settori strategici dell'economia europea ci ha orientato all'astensione sul voto finale.”

Non si è fatta attendere la reazione di Coldiretti, che ha definito il voto “uno schiaffo agli agricoltori che avrà effetti diretti sul carrello della spesa delle famiglie in un momento di grande volatilità dei costi energetici a causa della situazione internazionale".

Anche Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo, ha criticato il voto perché “priva il sistema di uno strumento di flessibilità importante per intervenire in presenza di circostanze eccezionali”. Per l'associazione, la questione riguarda l'effetto che il costo del CBAM può avere sulla filiera dei pannelli. L'urea, infatti, uno dei principali fertilizzanti azotati e tra i prodotti interessati dal meccanismo europeo, è utilizzata anche come materia prima nella produzione di resine e colle per pannelli a base legno. Per FederlegnoArredo, il costo aggiuntivo imposto dal CBAM sulle importazioni di urea rischia così di trasferirsi lungo la filiera del legno-arredo, aumentando i costi di produzione dei pannelli.

Una posizione diversa arriva invece proprio da Fertilizers Europe, che considera l'articolo 27a un elemento di incertezza per gli investimenti. Per l'associazione, la possibilità di sospendere il CBAM per alcuni prodotti, tra cui i fertilizzanti extra UE, e soprattutto di farlo con effetto retroattivo, rischierebbe di indebolire il segnale economico che dovrebbe spingere l'industria verso la decarbonizzazione. Sebbene l'esclusione dei fertilizzanti dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell'UE ridurrebbe i costi per molti agricoltori europei, potrebbe infliggere un duro colpo ai produttori europei di fertilizzanti che la misura mirava a sostenere, impedendo che venissero scalzati da importazioni più economiche provenienti da paesi con normative climatiche poco rigorose.

Il voto del Parlamento, comunque, non chiude la questione. L'Eurocamera ha definito la propria posizione ed è ora pronta ad avviare i negoziati con gli stati membri sulla forma finale della legge. Il principale punto di scontro sarà proprio la clausola di emergenza: il Parlamento l'ha cancellata, mentre il Consiglio l'ha mantenuta nella propria posizione. Italia e Francia, che ne hanno già chiesto l'utilizzo per sospendere il CBAM sui fertilizzanti, sostengono quindi il mantenimento di questo strumento nel testo finale.

 

In copertina: Parlamento europeo in votazione nella giornata del 15 settembre 2026, foto di Philippe Stirnweiss © European Union 2026 - Source : EP