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Chi verifica le emissioni di un'acciaieria a Wuhan per conto dell'Europa quando importiamo del materiale? E di un cementificio turco? Con quale lingua, quali regole, quale legittimità? Il CBAM, il meccanismo europeo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, entra nella fase operativa, ma il sistema di accreditamento dei verificatori delle emissioni dei produttori esteri è ancora in costruzione. Serve accelerare se si vuole davvero sfruttare il CBAM a piena potenza. Ne abbiamo parlato con Carla Sanz, referente verifica e validazione di Accredia, l’Ente italiano di accreditamento.
Si stanno accreditando i nuovi verificatori CBAM: quali sono i requisiti specifici e in cosa differiscono dall'ETS?
La competenza dei verificatori è sempre un elemento cruciale, perché garantisce l'affidabilità delle attività svolte. Dal punto di vista tecnico, nell'ETS si considerano le emissioni dirette di un impianto; nel CBAM si fa riferimento alle emissioni incorporate in un prodotto, che in alcuni casi comprendono anche le emissioni indirette. Il regolamento prevede tuttavia per i verificatori ETS una corsia preferenziale: chi già opera nel sistema europeo di scambio quote ha competenze equivalenti in specifici ambiti settoriali. Questo si traduce, nella tabella del Regolamento delegato (UE) 2551 del 2025, in un percorso di accreditamento agevolato. La criticità principale è l'introduzione di una dimensione internazionale. Le verifiche si svolgono nei paesi terzi, fuori dall'UE, con contesti e prassi operative diverse, a partire dalla lingua: non più l'italiano, ma l'inglese o la lingua locale, eventualmente con l'ausilio di un traduttore. La Cina, ad esempio, ha normative nazionali molto stringenti sull'operatività di enti di accreditamento stranieri. Al verificatore CBAM viene richiesta una flessibilità e una capacità di adattamento che nell'ETS erano meno centrali, perché le verifiche si svolgevano in Europa.
Come state cercando di risolvere questa criticità?
Accredia è consapevole di questa sfida: abbiamo avviato attività di formazione per rafforzare le competenze e stiamo valutando la possibilità di collaborare con enti di accreditamento nei paesi terzi, costruendo gruppi di verifica misti per garantire la copertura di tutte le competenze richieste.
Con la scadenza prevista entro fine 2026, ci saranno abbastanza verificatori pronti?
Abbiamo appena aperto la possibilità di ricevere domande di accreditamento dai verificatori ETS italiani e stiamo ricevendo le prime istanze. La problematica principale è che manca un dato fondamentale che nemmeno la Commissione europea, sollecitata più volte, ha fornito: non sappiamo quanti operatori chiederanno effettivamente una verifica, poiché esiste la possibilità di usare dati di default oppure richiedere una verifica. Questa incertezza rende difficile prevedere il fabbisogno di verificatori accreditati. Sul fronte degli enti di accreditamento il quadro è più definito: 21 enti nell'UE rilasceranno accreditamenti CBAM, e, di questi, sette hanno dichiarato l'intenzione di accreditare enti nei paesi terzi. I tempi però sono stretti: Nei nostri documenti abbiamo già chiarito che Accredia potrebbe non riuscire a processare tutte le domande e dovrà effettuare una selezione. La terza fase − i verificatori situati nei paesi terzi − è quella che preoccupa di più. La pressione viene da tutti i livelli: gli organismi ci chiedono di accreditarsi in tempo, i loro clienti hanno urgenza di offrire il servizio per le esportazioni verso l'Europa. Stiamo firmando un accordo di collaborazione con la Cina, come già fatto con la Corea, ma questo imbuto si concentra su sette enti di accreditamento europei, tra cui Accredia.
Come garantite la qualità dei verificatori accreditati nei paesi terzi e come si previene il forum shopping, cioè lo scegliere il verificatore meno severo?
Il processo di accreditamento è identico sia per gli organismi in Europa che per quelli all'estero. Si parte con una valutazione documentale, che descrive i processi operativi dell'organismo, inclusi il processo di qualifica e il monitoraggio dei verificatori. Se questa documentazione è soddisfacente, si passa alla verifica in sede, presso gli uffici dell'organismo nel paese terzo, dove si effettuano controlli diretti per accertare la capacità operativa del verificatore. L'ultima fase è l'osservazione diretta in campo: l'ente di accreditamento affianca il verificatore durante la verifica delle emissioni presso l'impianto, in un ruolo puramente osservativo: nessuna interazione con l'operatore dell'impianto, solo valutazione della correttezza e del comportamento professionale. L'accreditamento ha durata massima di cinque anni, ma il controllo non si conclude con il suo ottenimento: vengono svolte attività di sorveglianza annuali, con verifiche in sede o attività di accompagnamento. Quanto al forum shopping: il rischio è limitato perché il Regolamento 2.551 definisce un processo di accreditamento unico, valido per tutti gli enti. Gli enti di accreditamento europei operano all'interno di EA (European Cooperation for Accreditation), dove vengono concordate regole comuni. È stato creato uno specifico gruppo di lavoro EA dedicato al CBAM, coordinato da Accredia, per armonizzare l'approccio tra gli enti. Esiste inoltre la peer evaluation: ogni ente di accreditamento viene periodicamente valutato dagli altri, con partecipazione di delegati della Commissione europea tramite il comitato MAC, per verificare che l'attività di peer assessment venga svolta correttamente.
C'è anche il tema della carenza di professionisti qualificati.
È un problema trasversale a tutto il settore. Chi lavora nell'ETS opera in periodi concentrati e molto intensi, con un carico tecnico elevato e un crescente disagio rispetto a questa tipologia di attività. La Commissione europea ogni anno incrementa i requisiti senza considerare i tempi necessari per ottenere le competenze. Per il CBAM non abbiamo ancora acquisito le competenze fino a oggi, e da gennaio 2027 dovremo essere tutti operativi. Chi ha già un'agenda piena per l'ETS, di fronte alla prospettiva di verifiche in Cina, fa fatica.
Come cambia la logica della verifica con il Carbon Removal Certification Framework (CRCF)?
È necessaria una precisazione terminologica: nel CRCF non si parla di verifica ma di validazione. La verifica riguarda il passato ed è basata su dati reali e storici: fornisce affidabilità sul dato. La validazione riguarda invece stime future e fornisce una garanzia di plausibilità: non sul valore in sé, ma sulle assunzioni, i criteri e i metodi usati per costruire la stima. È un'attività più complessa, perché si devono valutare le assunzioni di una proiezione. Per ridurre il rischio di greenwashing, la Commissione europea ha introdotto nel CRCF l'obbligo di riconoscimento: chi vuole operare nel mercato dei crediti di carbonio deve sottoporsi a un processo di valutazione da parte della Commissione, dopodiché i relativi organismi dovranno essere accreditati. Accredia non ha ancora rilasciato accreditamenti in questo ambito, perché mancano ancora aspetti da chiarire a livello europeo: la Commissione dovrebbe prossimamente pubblicare nuovi atti legislativi.
In copertina: Carla Sanz
