Nel 2026 potrebbe svilupparsi uno degli episodi di El Niño più intensi del secolo. Le ultime previsioni dei principali centri meteorologici mondiali indicano una probabilità crescente che il fenomeno raggiunga la soglia del cosiddetto super El Niño. Gli scienziati, però, invitano alla cautela: l'intensità del fenomeno resta incerta e le previsioni a questa distanza temporale presentano ancora margini di errore. Quello che è certo è che El Niño influenza le condizioni meteorologiche a livello regionale e globale con conseguenze, più o meno gravi, sugli ecosistemi e sulle economie di molte regioni del mondo. Su un pianeta dove il cambiamento climatico sta già aumentando la temperatura media globale, gli effetti potrebbero essere ancora più severi.
Cos'è el Niño
In condizioni normali, i venti alisei soffiano in direzione est-ovest, trasportando le acque calde superficiali del Pacifico verso le coste asiatiche e favorendo la risalita di acque fredde e ricche di nutrienti lungo le coste sudamericane (un processo noto come upwelling). Durante El Niño, questo equilibrio si rompe: i venti alisei si indeboliscono, le acque calde si spostano verso est e l'upwelling si riduce, con conseguenze dirette sulla catena trofica marina e sulla produttività degli ecosistemi costieri.
Si parla di fenomeno El Niño quando la temperatura media della superficie dell’Oceano Pacifico orientale rimane superiore di oltre 0,5 gradi Celsius per cinque mesi consecutivi. Il nome ha origini storiche: il termine El Niño de Navidad fu coniato dai pescatori sudamericani, che già nel 1600 osservavano come i suoi effetti − il riscaldamento anomalo delle acque costiere e il conseguente crollo delle catture − si manifestassero con maggiore evidenza nel mese di dicembre.
Il fenomeno può durare tra i 9 e i 12 mesi, con episodi che, in alcuni casi, possono protrarsi per diversi anni. La sua frequenza di ricorrenza è irregolare, compresa tra i 2 e i 7 anni. El Niño fa parte del sistema ENSO (El Niño-Southern Oscillation), che comprende anche La Niña. Si tratta di un fenomeno climatico opposto, caratterizzato da venti alisei più intensi del normale e da un accumulo di acque calde nel Pacifico occidentale. Gli effetti di El Niño impattano le condizioni meteorologiche, la biodiversità e gli ecosistemi, ed è stato documentato come fattore determinante in alcuni tra gli eventi estremi più severi degli ultimi cinquant'anni, tra cui inondazioni, siccità prolungate, ondate di calore e incendi boschivi.
Che cos’è il super El Niño
Con il termine super El Niño, nonostante non esista una definizione ufficiale, si vuole indicare un fenomeno climatico di estrema intensità, quando la temperatura delle acque supera i 2°C. Eventi più rari, che si verificano in media ogni 10-15 anni. Tuttavia, non è così facile prevedere questi pattern climatici. Come scrive Kimberley Reid, ricercatrice post-dottorato in eventi climatici estremi dell'Università di Melbourne, su The Conversation, “ci sarà un fenomeno El Niño quest'anno? L'unica risposta scientificamente attendibile al 9 aprile 2026 è ‘forse’. È decisamente troppo presto per dire altro se non che quest'anno è più probabile che si verifichi un fenomeno El Niño piuttosto che quello de La Niña”.
Anche il meteorologo e scienziato climatico Daniel Swain parla del fenomeno, ma sempre con cautela, scrivendo su X che “tutti gli indizi indicano sempre più chiaramente che si verificherà un fenomeno El Niño significativo, se non addirittura forte o molto forte. Ne parlerò più approfonditamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ma per ora mi limito a dire che è sempre più probabile che questo fenomeno diventi un fattore determinante per il clima, a livello regionale e globale, nel periodo 2026-2027”.
Perché si sviluppa El Niño
Il 9 aprile 2026, la NOAA, l'agenzia federale statunitense deputata al monitoraggio dei fenomeni meteorologici e oceanografici, ha pubblicato un aggiornamento dell'El Niño Watch, assegnando una probabilità del 61% per la comparsa del fenomeno tra giugno e agosto 2026 e prevedendone la persistenza fino alla fine dell'anno. La previsione si basa sull’elevato accumulo di calore nelle acque oceaniche subsuperficiali e sul previsto indebolimento degli alisei a bassa quota.
Gli scienziati del Climate Prediction Center della NOAA hanno sottolineato che “la possibilità che si verifichi un fenomeno El Niño di forte intensità (probabilità di 1 su 4 che l'indice Niño-3.4 raggiunga ≥ +2,0 °C) dipende in gran parte dal persistere delle anomalie dei venti occidentali nel Pacifico equatoriale durante i mesi estivi dell'emisfero settentrionale, cosa che non è certa”.
Anche le ultime previsioni dello European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) vanno in questa direzione, parlando di un evento tra i più intensi dell’ultimo secolo. Secondo l’ECMWF c’è una probabilità del 98% che si verifichi un fenomeno almeno moderato, dell’80% di uno forte e tra il 20 e il 25% di un “super” El Niño. Commentando i grafici dell’ECMWF, il professor Paul E. Roundy, del Dipartimento delle scienze atmosferiche e ambientali dell’Università di Albany, ha scritto su X che “esiste la possibilità concreta che si verifichi il fenomeno El Niño più intenso degli ultimi 140 anni”.
Cosa succede con un super El Niño
Le conseguenze di un El Niño, e a maggior ragione di un super El Niño, si propagano su scala globale, alterando le condizioni meteorologiche, gli ecosistemi e impattando anche sull’economia. El Niño può innescare siccità, incendi, ondate di calore, inondazioni e tempeste di grande intensità, diversificati in base all’area geografica globale. In un paper pubblicato su Nature a fine 2025, gli scienziati hanno scoperto che la probabilità di cambiamenti dei sistemi climatici (Climate regimes shifts, CRSs) aumenta considerevolmente durante i super El Niño, a causa delle forti perturbazioni climatiche.
Come raccontato nella ricerca, “questa maggiore probabilità è stata rilevata in vari elementi climatici, quali la temperatura dell'aria in superficie, la temperatura della superficie del mare e l'umidità dello strato superficiale del suolo”. Gli effetti hanno conseguenze importanti anche sulla biodiversità. Sulla terraferma, la maggiore probabilità di incendi boschivi può portare alla distruzione di interi habitat e la siccità prolungata mette a rischio le specie selvatiche. Negli ecosistemi marini, il riscaldamento delle acque provoca lo sbiancamento delle barriere coralline e riduce la produttività ittica, con ricadute dirette sulle comunità che dipendono dalla pesca. Un aumento record delle temperature avrebbe ricadute dirette sulle rese agricole, aggravate, a seconda delle regioni, da siccità prolungate o da un aumento del rischio di inondazioni.
In copertina: immagine Envato
