L’Unione Europea ha adottato il primo set di metodologie ufficiali nell’ambito del CRCF (Carbon Removals and Carbon Farming Framework), introducendo per la prima volta uno standard europeo volontario per la certificazione della rimozione permanente della CO₂. Si tratta di un passaggio chiave che porta finalmente chiarezza normativa in un mercato fino a oggi frammentato e poco regolato, offrendo maggiore sicurezza ad aziende, investitori e acquirenti di crediti di rimozione del carbonio (CDR).

Il supporto normativo rappresenta uno degli elementi fondamentali per sbloccare la domanda nel mercato della rimozione della CO₂, che fino a oggi risultava rischioso e poco chiaro per investitori e buyer. Con il CRCF, la Commissione europea riduce il rischio e crea un quadro di riferimento comune e affidabile. Senza regole chiare e condivise, infatti, il settore non può crescere alla scala necessaria per avere un impatto climatico significativo e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo Net Zero al 2050.

Perché il mercato CDR è fondamentale a livello climatico?

Per rispettare l’Accordo di Parigi e limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C non basta ridurre le emissioni: le emissioni globali annue dovranno scendere da circa 37 a 10 miliardi di tonnellate di CO₂ entro il 2050. Queste emissioni residue, legate soprattutto ai settori industriali hard-to-abate come calce e costruzioni, dovranno essere rimosse ogni anno attraverso tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂.

A oggi, però, la rimozione effettiva di CO₂ è ancora estremamente limitata: solo poche migliaia di tonnellate sono state rimosse, a fronte di un fabbisogno futuro enorme. Inoltre, solo il 3% dei crediti di carbonio di alta qualità venduti è stato effettivamente consegnato, evidenziando un forte squilibrio tra domanda e offerta. Secondo i dati di settore, fino a febbraio 2026 sono stati venduti globalmente circa 44 milioni di tonnellate di crediti CDR, pari a meno dello 0,5% della quantità totale necessaria entro il 2050. Le stime indicano che, tra il 2024 e il 2050, la rimozione dovrà crescere fino a 8-10 miliardi di tonnellate di CO₂ all’anno.

Il primo set di metodologie approvate dal CRCF riguarda tre tecnologie di CDR (rimozione permanente del carbonio), considerate oggi le più mature dal punto di vista tecnologico: DACCS, cattura diretta della CO₂ dall’aria con stoccaggio geologico; BioCCS, cattura e stoccaggio della CO₂ da emissioni biogeniche; Biochar Carbon Removal (BCR), rimozione del carbonio tramite biochar. Gli sviluppatori attivi in questi ambiti possono ora iniziare a richiedere la certificazione CRCF dell’UE.

Tecnologie emergenti come quelle di Limenet, ovvero l’Ocean Alkalinity Enhancement (OAE), non rientrano ancora tra le metodologie adottate, poiché si trovano in una fase di sviluppo più precoce. Tuttavia, l’approvazione di questo primo set rappresenta un segnale molto positivo e un precedente fondamentale anche per l’inclusione futura dell’OAE.

 

In copertina: immagine Envato