Nella notte tra il 2 e il 3 marzo, i gestori dei distributori italiani ricevono un ordine perentorio: aggiornare i listini, subito. Le major comunicano rincari tra i 7 e i 10 centesimi al litro sul gasolio, tra i 2 e i 3 sulla benzina. Q8, Tamoil, gli altri a seguire. È il primo effetto visibile dell’escalation nello Stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere è crollato del 90%. Ma c’è un dettaglio che trasforma l’allarme in scandalo: il carburante che esce dalle pompe quella mattina è stato acquistato mesi fa, a prezzi molto più bassi. L’Italia non dipende dal petrolio iraniano, eppure i prezzi esplodono. La domanda è semplice: chi ci sta guadagnando?
Listini notturni e sfere di cristallo
Le organizzazioni dei benzinai (FAIB, FEGICA e FIGISC) non usano mezzi termini: l’aumento “fino a 6 centesimi al litro appare al momento ingiusto e per niente giustificato, se non da una mera previsione che ipotizza prossimi aumenti sui mercati internazionali”. Detto in modo più ruvido, “i consumatori italiani debbono subire un salasso solo perché gli analisti dei petrolieri nostrani stanno consultando la sfera di cristallo”. Le compagnie, ricordano i gestori, hanno per legge l’obbligo di mantenere trenta giorni di scorte stoccate: il prodotto c’è, il costo di acquisto è quello di mesi fa.
Il Brent è salito del 18% dall’inizio della crisi, oltre gli 85 dollari al barile − venerdì scorso, 27 febbraio, chiudeva a 72 −, il metano al TTF di Amsterdam ha superato i 50 euro al megawattora, ai massimi da un anno. Alla pompa, la benzina self service ha sfondato in media nazionale 1,70 euro al litro, il gasolio 1,80. In autostrada, il diesel ha toccato punte superiori ai 2,50 euro. Per il presidente di Adiconsum Carlo De Masi, “aumenti di 30 centesimi sui prezzi dei carburanti da un giorno all’altro, in presenza di stoccaggi consistenti, non fanno altro che ripercuotersi su famiglie e PMI già allo stremo”. E il danno si propaga lungo tutta la filiera: l’UNCI Agroalimentare avverte che il gasolio rischia di bloccare i pescherecci nei porti, CNA FITA ha inviato segnalazioni a Mister Prezzi per l’autotrasporto, il carpooling aziendale è esploso con un +30% di richieste in una settimana.
Per le opposizioni, la speculazione è il sintomo di un problema strutturale. Alla Camera, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra accusa il governo di aver “semplicemente spostato la dipendenza dal gas russo al gas di Trump”, ricordando che in tre anni le società energetiche hanno accumulato profitti per oltre 70 miliardi di euro. Il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli è altrettanto netto: a suo dire, aver disinvestito sulle rinnovabili per tornare al fossile è stata una scelta folle, per non dire suicida. Antonio Misiani, responsabile economia del PD, liquida i proclami della premier come “grida manzoniane di cui gli automobilisti non sanno che farsene” e chiede misure concrete e immediate.
Il decreto “Bollette” da 3 miliardi, approvato il 18 febbraio, è già considerato superato dagli eventi. Il punto, trasversale a tutte le opposizioni, è uno: finché il mix energetico italiano resta ancorato al fossile, ogni crisi geopolitica si traduce in una crisi dei prezzi, e ogni crisi dei prezzi diventa un’occasione di profitto per chi rivende a prezzi di domani scorte comprate ieri.
Tre tavoli, due velocità
Oggi, 6 marzo, scatteranno – o dovrebbero scattare − le contromisure. A Palazzo Piacentini, il Garante per la sorveglianza dei prezzi Benedetto Mineo, il cosiddetto Mister Prezzi, presiederà la Commissione di allerta rapida convocata dal ministro delle imprese Adolfo Urso. Due sessioni: la prima su mercati energetici e carburanti, la seconda sull’impatto inflazionistico lungo la filiera agroalimentare. Al tavolo siedono Guardia di Finanza, ARERA, che ha attivato l’Unità di vigilanza energetica per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi, Bankitalia, ISTAT, Antitrust, sindacati e associazioni di categoria. L’Antitrust raccoglie già esposti e valuta l’ipotesi di un cartello tra operatori. Gli strumenti normativi esistono: il decreto 5/2023 consente di usare l’extra-gettito IVA dai rincari per ridurre le accise, e la stessa Meloni ha evocato la tassa sugli extraprofitti.
Ma qui emerge una sfasatura interna alla maggioranza. Da un lato Riccardo Zucconi, responsabile energia di Fratelli d’Italia, invoca misure rapide e decise e la possibilità di inasprire gli strumenti fiscali contro chi specula. Dall’altro, il ministro competente Gilberto Pichetto Fratin frena: la linea è di “massima cautela”, bisogna capire lo scenario, e sull’ipotesi di intervento aggiunge, per le agenzie, “mi auguro di no”. Il governo parla con due voci, una politica, che alza i toni, e una tecnica, che temporeggia, e intanto la speculazione corre.
I silos sono pieni, ma l’orologio corre
Sul fronte degli approvvigionamenti, almeno, la situazione non è critica. “Oggi abbiamo gli stoccaggi più pieni d’Europa, oltre il 45%, ben più del doppio della Germania”, assicura Pichetto Fratin intervistato oggi dal Messaggero. Lo stop del Qatar, che vale circa il 9% dei consumi annuali italiani e il 20% dell’offerta mondiale, è compensabile: GNL statunitense tramite Edison e il terminale di Rovigo, la Libia via pipeline – “ha una capacità fino a 12,5 miliardi di metri cubi e noi ne prendiamo ora soltanto 3 miliardi” –, poi Mozambico, Algeria, Azerbaijan attraverso il TAP.
Ma c’è una scadenza: “Entro metà aprile, al massimo fine mese, va iniettato il nuovo gas per l’inverno prossimo in modo da rispettare i tempi tecnici di pompaggio”. Il differenziale tra prezzi estivi e invernali non incentiva gli operatori a stoccare, e il ministro non esclude un piano straordinario sul modello 2022. Se la crisi dura oltre un mese, avverte, “dovremo assumere dei provvedimenti”. Grande assente, nell’intervista come nella linea di politica industriale del governo, è la volontà di spingere sulle rinnovabili, completamente escluso dal dibattito interno alla maggioranza.
L’Italia ha gas, infrastrutture, stoccaggi record. Quello che non ha è il tempo. Come nel 2022, nella corsa tra intervento pubblico e rendita speculativa, la velocità è tutto. E l’orologio sta già correndo.
In copertina: foto dei prezzi di un distributore di carburanti in provincia di Varese nella mattina del 6 marzo 2026 © Sara Perinetto
