Il 2026 segna un passaggio decisivo per l’economia circolare, che entra in una fase pienamente industriale, normativa e finanziaria. È questo il quadro che emerge dalla Circularity Trend Guide 2026, pubblicata da Circularity, Società Benefit attiva nell’integrazione dei princìpi ESG nei modelli di business. La guida gratuita analizza dieci trend destinati a incidere in modo strutturale sulle strategie delle imprese europee, collocando la circolarità non più come obiettivo di sostenibilità, ma come condizione necessaria per competere.
Al centro dell’analisi vi è l’evoluzione del quadro regolatorio europeo. L’atteso Circular Economy Act e l’entrata in applicazione del Regolamento sugli imballaggi (PPWR) ridefiniscono requisiti e responsabilità lungo le filiere, dalla progettazione dei prodotti alla rendicontazione. Strumenti come il Digital Product Passport rafforzano la richiesta di tracciabilità, qualità dei materiali riciclati e verificabilità dei dati, spingendo le imprese verso modelli più strutturati e misurabili. La guida mette in relazione questi elementi con i benefici economici della circolarità, evidenziandone il ruolo nella resilienza industriale e nella continuità degli approvvigionamenti.
Dati, packaging e materie prime critiche
Uno dei messaggi chiave riguarda il superamento della sola “riciclabilità dichiarata”. Dal 2026, prodotti, materiali e processi dovranno dimostrare conformità a requisiti tecnici, filiere reali, controlli e sistemi di rendicontazione. In questo contesto, l’assenza di dati affidabili rappresenta un rischio crescente, non solo reputazionale ma anche economico e finanziario. Indicatori, KPI e metodologie riconosciute diventano un linguaggio comune tra imprese, istituzioni e finanza.
Il packaging è indicato come uno dei settori più avanzati di questa trasformazione. L’Italia parte da una posizione di vantaggio: nel 2024 l’immesso al consumo di imballaggi ha superato i 13,9 milioni di tonnellate, con un tasso di riciclo effettivo del 76,7%, pari a 10,7 milioni di tonnellate riciclate. Il paese supera così i target europei del 65% fissati per il 2025 e del 70% per il 2030. Restano tuttavia criticità in alcune filiere, come plastica e RAEE, legate alla qualità delle raccolte e delle materie prime seconde.
La domanda di materiali riciclati cresce in modo significativo, ma non uniforme. In settori trainati da obblighi normativi e criteri di gara il riciclato diventa sempre più centrale, mentre in altri persistono squilibri tra domanda, offerta e competitività economica. In parallelo, il tema delle materie prime critiche assume un peso strategico crescente. In un contesto di volatilità dei prezzi e tensioni geopolitiche, riciclo e recupero di materia sono strumenti di resilienza industriale e autonomia economica, in linea con gli obiettivi europei.
Investimenti, tecnologia e vantaggio competitivo
La Circularity Trend Guide sottolinea il ruolo del salto tecnologico e delle competenze. Intelligenza artificiale e sistemi di selezione automatica stanno migliorando le prestazioni di raccolta e riciclo, ma senza investimenti adeguati il settore rischia di restare quantitativo e poco competitivo. “Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere”, afferma Camilla Colucci, CEO di Circularity, sottolineando come il vantaggio competitivo si giochi sull’integrazione della circolarità nei processi decisionali e nei dati.
I numeri confermano questa direzione. L’Italia registra nel 2024 un tasso di utilizzo circolare della materia del 21,6%, il più alto in Europa, contro una media UE del 12,2%. Secondo la quarta edizione dell’Osservatorio Clean Technology 2025 di Innovatec e Haiki+, il 72% delle imprese italiane ha investito in sostenibilità ambientale nel 2025; gli investimenti in economia circolare sono passati dal 16% nel 2023 al 27% nel 2025. Il 77% delle imprese attende benefici di business dal proprio impegno green, mentre il 55% li ha già raggiunti. I principali vantaggi riguardano riduzione dei costi ed efficienza per 7 aziende su 10, aumento della redditività per il 31% e migliore accesso al credito per il 20% delle imprese. Nel 2026, conclude la guida, la circolarità diventa quindi una leva concreta di competitività economica, capace di incidere su costi, finanza e resilienza delle filiere produttive.
In copertina: foto di Bernard Hermant, Unsplash
