Le materie prime critiche e strategiche sono il tallone d’Achille del rilancio industriale europeo. Note anche con l’acronimo di CRM, sono essenziali per la competitività dell'UE, nonché per i settori dell'energia pulita, del digitale e della difesa.

Per cercare di diminuire la dipendenza dalle importazioni, spesso provenienti da un unico fornitore (la Cina) la Commissione europea ha accelerato lanciando RESourceEU, un piano di azione fondato sul Critical Raw Material Act, per erogare finanziamenti strutturali, fare un monitoraggio approfondito del mercato, rafforzare l’economia circolare dei CRM e creare strumenti di attenuazione dei rischi, ad esempio rafforzando le riserve strategiche. Gli obiettivi sono chiari: almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche deve essere estratto nell'UE, il 40% processato entro i confini, il 25% deve provenire da riciclo e non oltre il 65% di tali materie può provenire da un singolo paese.

Per dare gambe a questi obiettivi, RESourceEU mobiliterà almeno tre miliardi di euro tramite fondi UE e Banca europea per gli investimenti, oltre che risorse addizionali provenienti dai fondi InvestEU Fund, Innovation Fund, Battery Booster, dal programma europeo per l'industria della difesa e dal programma di ricerca Horizon Europe.

Per capire meglio però il dietro le quinte, Materia Rinnovabile ha ottenuto alcune interviste da persone della Commissione UE direttamente coinvolte nei processi operativi di RESourceEU, a cui, su richiesta, ha garantito l’anonimato per la delicatezza dei temi trattati.

Obiettivi e priorità di RESourceEU

La lista delle priorità è chiara agli addetti ai lavori: materiali per batterie, quindi terre rare, cobalto, nichel, manganese, litio, e per la difesa, ovvero gallio e germanio. Su questi materiali si dovranno concentrare in via prioritaria vari tra i progetti finanziati da RESourceEU.

Lo scopo di RESourceEU non è solo contenere la Cina, che vanta oltre trent’anni di espansione nel settore dei minerali critici, in particolare delle terre rare, sia come estrazione che come raffinazione. Secondo una nostra fonte della Commissione UE, “oggi preoccupa anche l’amministrazione Trump, che ha dato una notevole accelerata alla corsa agli approvvigionamenti, sostenendo i finanziamenti attraverso l’Export-Import Bank of the United States (EXIM Bank) e la U.S. International Development Finance Corporation (DFC), oltre che agli ingenti capitali privati”.

La sola EXIM bank ha infatti annunciato a fine novembre 2025 di voler investire 100 miliardi di dollari (85 miliardi di euro) in CRM ed energia. Facendo impallidire i 3 miliardi recentemente allocati con RESourceEU. Secondo la fonte, “questo dimostra che sussiste un’evidente incapacità da parte europea di mobilitare risorse sufficienti”.

L’aria che tira a Bruxelles non è delle migliori. “La presidente della Commissione, con l’annuncio di RESourcesEU il 3 dicembre, ha preso di sorpresa molti addetti ai lavori e imprese. C’è troppa burocrazia amministrativa. Nessuno sa con certezza quando saranno stanziati gli investimenti. E sulla governance si sta iniziando a lavorare adesso”, continua la fonte.

Il Centro europeo per le materie prime critiche

Per iniziare a mettere in ordine il dossier si cercherà di istituire il Centro europeo per le materie prime critiche – da realizzare già entro la prima metà del 2026, spiega la nostra fonte –, con l'obiettivo di fornire intelligence sulle disponibilità di CRM, acquistare congiuntamente e stoccare materie prime per conto degli stati membri.

Per il vicepresidente esecutivo per la strategia industriale Stéphane Séjourné ci sono numerosi esempi di centralizzazione del mercato riuscita: "Come abbiamo fatto con il gas russo e REPower EU, o con i vaccini Covid, dobbiamo fare lo stesso anche per le materie prime essenziali", ha commentato.

Ma al momento rimane solo un’idea. Secondo una nostra fonte, “ci sono tantissime direzioni generali (DG) della Commissione interessate dal tema CRM e non sarà semplice metterle insieme, dato che alcune lavorano sulle politiche interne, altre sulle politiche estere, altre per area tematica o geografica. Una soluzione potrebbe essere trasformare il Centro europeo per le materie prime critiche, che nascerà come una struttura leggera, in un’agenzia o addirittura in una DG dedicata”.

Servono idee più chiare sullo stockpiling, cioè il deposito strategico di materie prime critiche, che al momento rimane una questione discussa a porte chiuse e dovrà definire quali minerali è meglio accantonare. Tenendo anche conto che ci sono aziende, come Umicore, che hanno già una gestione quasi esclusiva di germanio e che di fatto svolgono un ruolo di controllo strategico di riserve. Secondo più fonti, a definire le priorità dello stockpiling saranno gli osservatori nazionali sulle materie prime critiche, come quelli creati in Italia, Francia e Paesi Bassi.

Le collaborazioni internazionali

Sul versante delle collaborazioni internazionali continueranno invece le iniziative all’interno del Global Gateway. “Una delle più recenti ha visto UE e Sudafrica firmare un accordo storico di partenariato per il commercio e gli investimenti in clean tech, insieme a un nuovo accordo di cooperazione sulle catene del valore dei minerali e dei metalli”, spiega una nostra fonte. La collaborazione è stata annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen e dal presidente António Costa insieme al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa il 21 novembre, prima del vertice del G20 di Johannesburg. I dettagli sono ancora da rivelare ma c’è molto interesse intorno all’accordo.

Un’altra iniziativa di partenariato sarebbe dovuta partire con il Brasile, che sempre di più sta diventando il nuovo Eldorado per le terre rare, con alcuni progetti molto maturi. “In UE ci sono competenze consolidate per il processamento di terre rare, e garantirsi l’approvvigionamento di feedstock di materia vergine è prioritario”, continua la fonte. “Per questo il Brasile potrebbe essere un nuovo partner importante”, specie in una fase di allontanamento del governo Lula dagli statunitensi.

A fine ottobre era stato siglato il progetto di sostegno UE-Brasile sulle materie prime critiche, di durata triennale, con il supporto della società di consulenza NTU. Ma al momento la nuova frontiera di estrazione mineraria, Minaçu − a 382 km dalla capitale Brasilia, nota già per l’estrazione mineraria di amianto −, che ha iniziato nel 2024 l’estrazione di terre rare, è stata completamente acquisita da Denham Capital, un fondo statunitense. Inoltre, la produzione è interamente destinata alla Cina, dato che gli USA avranno impianti di lavorazione delle terre rare solo dal 2028 e l’UE non ha potuto trovare una sponda con gli statunitensi, sempre più interessati a mettere in difficoltà gli europei.

Economia circolare, import ed export

La circular economy, secondo le persone intervistate, è un capitolo prioritario, ma ancora in via di definizione. “È fondamentale mantenere gli stock di metalli all’interno dell’Unione, bloccando l’export di rottami o metalli end-of-use”, spiega una fonte. “Questo non dovrebbe essere un problema. Mentre più complicato è favorire l’importazione da paesi non UE, dato che la Waste Shipment Regulation, basata sulla Convenzione di Basilea, rende amministrativamente molto complicato il transito di questi materiali. Ad esempio, dei metalli di scarto provenienti dal Pakistan che devono attraversare, ipotizziamo, sette paesi, necessitano di un’autorizzazione da ognuno di essi. L’impostazione è quella di concentrarsi sugli stock europei, ma dovremo presto affrontare anche la questione import.”

Dunque, già nei prossimi mesi, la Commissione proporrà di introdurre restrizioni all'esportazione di rottami e rifiuti di magneti permanenti sulla base di una valutazione approfondita e di misure mirate sui rottami di alluminio. Azioni analoghe saranno prese in considerazione per i rottami di rame. Questo lavoro prevede la creazione di un sottocodice a livello dell'UE nell'ambito della nomenclatura combinata e del catalogo europeo dei rifiuti per identificare e tracciare i magneti permanenti e i prodotti a fine vita che li contengono. Gli stati membri dovranno inoltre intensificare l'applicazione delle norme alle frontiere esterne per prevenire i flussi illeciti.

Il riciclo delle materie prime critiche

Il piano d'azione odierno è accompagnato da una modifica mirata del Critical Raw Material Act per promuovere il riciclo dei magneti permanenti nell'UE. In primo luogo, la Commissione propone di estendere i requisiti di etichettatura ad altri prodotti per facilitarne il riciclo, come dischi rigidi, trasduttori, altoparlanti, droni per uso civile, giocattoli motorizzati. Inoltre, per garantire che le materie prime secondarie siano effettivamente utilizzate nei nuovi prodotti, la Commissione richiede che i magneti nei prodotti debbano contenere quote di materie prime critiche riciclate, che dovranno provenire da rifiuti pre e post-consumo riciclati all'interno dell'UE.

“La grossa fetta di risorse per l’economia circolare dei Critical Raw Material verrà da Horizon, dove saranno allocati 593 milioni di euro nell'ambito del programma di lavoro 2026-2027 per sostenere l'ottimizzazione dell'uso delle risorse in un'economia circolare e nei nuovi processi produttivi”, conclude la fonte di Bruxelles. “Questo è un chiaro segnale di quanto l’UE voglia continuare a innovare e di come sarà una base fondamentale dei partenariati del futuro cercare di preservare un ruolo europeo nel settore del processing, della tecnologia, dell’infrastruttura.”

 

In copertina: vista esterna dell’impianto di riciclo belga Umicore © European Union, 2025