La diplomazia mondiale ridotta a siparietto di avanspettacolo. Così si potrebbe riassumere il primo incontro del Board of Peace di Donald J. Trump, tenutosi giovedì 19 febbraio presso il Donald J. Trump United States of Peace, non lontano dal Donald J. Trump-JFK Center for the Performing Arts.
Presente il gotha filo-Donald J. Trump mondiale: l’iconico presidente argentino Javier Milei, il torreggiante presidente albanese Edi Rama (svettante in ogni foto), l’indonesiano Prabowo Subianto, il re (figurato) del gas azero Ilham Aliyev, il re (vero) del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa. E poi dignitari di Egitto, Qatar, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Marocco. Come contorno: un capannello di osservatori vari, ministri degli esteri e diplomatici, troppo coinvolti per non esserci, ma impossibilitati dall’opinione pubblica e dalle costituzioni per poter aderire. Assente qualsiasi rappresentante della Palestina. Nemmeno come osservatore.
L’atmosfera è da gita scolastica, con il presidente statunitense nel ruolo del capoclasse fuori controllo. Scherza sul nome della sede dell’evento: “È stato Marco [Rubio] a nominare la location. Giuro non ne sapevo nulla!”. Poi pungola gli assenti (mezza Europa), “che saranno su Zoom a seguirci in questo momento”, ricordando che questo “è il board più prestigioso mai assemblato” di maschi over 50 (fortunatamente non solo bianchi). Tant’è che parte lo sfottò al quarantasettenne Santiago Peña: “È bello essere giovani e belli. Ma non significa che mi piaccia. Non mi piacciono i maschi giovani. Le donne, quelle mi piacciono, ahah!”.
Almeno non vengono presi in giro atleti transgender o gli “Obama-scimpanzè”. È pur sempre un evento di altissimo livello. Non si parla granché di piani e strategie, di diritto, di valori. Un teatro dell’assurdo. D’altronde il Board of Peace si tiene mentre USA e Israele con il loro board of war si preparano a un conflitto su larga scala con l’Iran, che secondo Axios potrebbe “durare varie settimane e avere conseguenze durature”.
Il ruolo dell'Europa è stato altrettanto oscuro e confuso. Gli unici stati a aderire formalmente sono l'Ungheria e la Bulgaria. Austria, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia ed EU stessa hanno inviato osservatori. "Molti dei nostri amici europei sono presenti oggi e non vediamo l'ora che diventino membri a pieno titolo. Tutti vogliono diventare membri a pieno titolo", ha affermato Trump, pur riconoscendo che "alcuni stanno cercando di fare i furbi". E secondo gli osservatori più acuti il messaggio sarebbe rivolto a quegli amici a date alterne, in particolare Italia e Slovacchia, che continuano a fare giravolte sulla posizione da tenere con Washington. Nessuno si è degnato di ricordare a Trump l’importanza delle Nazioni Unite.
Se la fanfare è tanta, gli scopi del Board rimangono oscuri e confusi. Sulla carta l’obiettivo è la ricostruzione di Gaza e la stabilità della regione. I 25 paesi membri che hanno aderito alla nuova iniziativa di Trump hanno annunciato impegni finanziari per oltre 6,5 miliardi di dollari dopo il discorso surreale di 47 minuti del presidente. Soldi che vanno ad aggiungersi ai 10 miliardi della Casa Bianca. A gestire le risorse economiche sarà un’istituzione vicina alla Casa Bianca, la Banca mondiale (anche letteralmente, visto che la sede è a solo tre isolati dal 1600 di Pennsylvania Avenue), ha annunciato il presidente dell’istituzione Ajay Banga.
Ci sarà poi una forza militare di sicurezza. Cinque paesi hanno impegnato truppe in una nuova forza di stabilizzazione per Gaza – ben 6.000 uomini dall’Indonesia –, ha affermato il maggiore generale statunitense Jasper Jeffers, senza però dare specifiche sul mandato e l’inquadramento giuridico della forza militare. E 2.000 persone hanno presentato domanda per entrare a far parte di una nuova forza di polizia palestinese a Gaza, ha affermato il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Consiglio di pace per Gaza.
Secondo un report di Banca mondiale, ONU e Unione Europea, la ricostruzione costerà circa 53 miliardi di dollari. Un obiettivo lontano dalle risorse del Board. Che non ha nemmeno dettagliato cosa intende ricostruire esattamente. Forse nulla, visto che l’attuale governo di Israele (defilato all’incontro) sembra poco intenzionato a ricostruire infrastrutture palestinesi mentre continua a distruggerle.
Il giorno precedente al summit di Trump un gruppo di diplomatici del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per i continui attacchi israeliani su Gaza, la ridotta quantità di aiuti che entrano nel territorio e l'aumento dei raid militari e dei piani di espansione di Israele nella Cisgiordania occupata. Mai come negli ultimi mesi è accelerata l’escalation dei coloni israeliani, con ripetute azioni violente nei territori occupati palestinesi e nella stessa Gaza. Giovedì notte la deputata di ultradestra Otzma Yehudit Limor Son Har-Melech ha oltrepassato il confine della Striscia, insieme a decine di coloni israeliani, per piantare alberi e dichiarare che "Gaza sarà ebraica", sotto la protezione dell’IDF stesso. Sono sempre più frequenti gli assalti impuniti a famiglie e agricoltori in Area C (palestinese ma sotto il controllo dell’esercito israeliano), attacchi che sono aumentati ulteriormente dopo la dichiarazione del ministro ultrasionista Bezalel Smotrich di voler legalizzare gli insediamenti illegali dei coloni, nullificando de facto gli Accordi di Oslo, in un’escalation senza fine per la rimozione dei palestinesi da quanti più territori possibile.
Alle Nazioni Unite si sono condannate per l’ennesima volta le violazioni di Israele. “Il piano globale guidato dagli Stati Uniti deve essere attuato integralmente, insieme ad azioni urgenti volte a ridurre la tensione e invertire la pericolosa traiettoria nella Cisgiordania occupata", ha dichiarato Rosemary DiCarlo, la sottosegretaria generale ONU, che da mesi condanna le azioni del gabinetto di Netanyahu.
La realtà è che la ricostruzione di Gaza è in mano a un board dei peggiori capi di stato degli ultimi cinquant’anni, l’Europa è divisa da forze interne ed esogene, Israele è impunito, le Nazioni Unite sono sull’orlo della bancarotta economica e politica, la guerra con l’Iran è vicinissima e il conflitto in Ucraina non sembra aver raggiunto la svolta sperata, mentre ovunque sui social media orde di troll delegittimano l’ordine internazionale e la diplomazia. La pace perpetua di Kant non è mai stata così lontana.
In copertina: Foto di World Economic Forum/Jason Alden/UPI/Shutterstock (16392910a) Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump interviene alla riunione del “Board of Peace” durante l'incontro annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, giovedì 22 gennaio 2026. Il presidente degli Stati Uniti Trump annuncia la costituzione del Board of Peace a Davos, Svizzera - 22 gennaio 2026, Agenzia AGI
