Donald Trump sta creando una nuova organizzazione internazionale antitetica alle Nazioni Unite a propria immagine e somiglianza? Nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti ha inviato a numerosi leader mondiali e altre personalità di spicco un invito a far parte del suo cosiddetto "Board of Peace". Inizialmente pensato come un tavolo per la gestione della fase 2 del cessate il fuoco a Gaza (e della sua ricostruzione), il Board of Peace sarebbe – stando ai documenti analizzati – una visione più ampia per un organismo a lungo termine che risponda ai conflitti globali al di là di Gaza.
Secondo i documenti inviati dalla Casa Bianca il Board dovrebbe garantire "lo sviluppo delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l'attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali" nell'enclave: sarebbe quindi un primo test per qualcosa di più di un semplice tavolo.
I primi a rivelare il contenuto della proposta sono stati il presidente argentino Javier Milei e il leader del Paraguay Santiago Pena, sui social, postando la versione integrale della lettera. Nella missiva a Milei, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che il consiglio cercherà di "consolidare la pace in Medio Oriente", aggiungendo che allo stesso tempo "intraprenderà un nuovo approccio audace per risolvere i conflitti globali". Niente mezzi termini per Trump: questo sarà “il più grande e prestigioso board mai riunito in nessun altro momento, in nessun altro luogo,” ha postato su Truth.
La proposta di partecipare al Board of Peace è stata mandata a circa 60 paesi vicini all’amministrazione, inclusa l’Italia. E qua iniziano i problemi. I membri, per aderire, dovrebbero versare un miliardo di dollari, in valuta sonante, se vogliono una membership di tre o più anni, con lo scopo di creare un corpo internazionale di peace building. Di fatto identico al corpo dei Caschi Blu delle Nazioni Unite, nato nel 1948. Ma senza i valori alla base del corpo: consenso delle parti coinvolte, imparzialità, uso della forza solo per autodifesa o per difesa del mandato. Si sa che Trump odia le Nazioni Unite e il loro multilateralismo. Meglio, dunque, un sistema di peacebuilding che rappresenti solo gli Stati Uniti e i suoi alleati, tagliando fuori paesi come Cina, Iran e per ora anche Russia. Un sistema di pace unilaterale, il cui riferimento giuridico è inesistente e fondato sull’azione e sui fatti.
Nel preambolo emerge in tutta la sua forza la giustificazione: serve “un organismo internazionale per la costruzione della pace più agile ed efficace” e lamenta che “troppi approcci al Peace Building favoriscono una dipendenza perpetua e istituzionalizzano la crisi invece di aiutare le persone a superarla”. Certo il sistema di peacebuilding ha ampi margini di miglioramento. Ma non sarà di sicuro la dottrina Trump e il Board of Peace a risolvere i conflitti. Si sarebbe potuto lavorare per riformare e sostenere le Nazioni Unite. Invece qua si vuole ridefinire l’intera infrastruttura delle organizzazioni internazionali senza pensiero critico, studio o semplice pianificazione.
La proposta per il momento è stata accolta con freddezza in Europa. Secondo una fonte del Time, “nonostante gli impegni dell'Europa nei confronti della Striscia, c'è poca voglia di finanziare in modo significativo un'organizzazione che promuove un ordine mondiale guidato da Trump, tra le speculazioni che il Consiglio di pace sia stato concepito come alternativa alle Nazioni Unite, verso le quali la Casa Bianca è sempre più ostile”. Per di più nel mezzo di una crisi geopolitica atlantica senza precedenti nel dopoguerra, che vede gli USA continuare a fare pressioni e minacce per poter acquisire la Groenlandia, facendo leva anche con nuovi round di dazi.
L’Italia, che fin dall’inizio è stata assoldata nel Board of Peace (anche per l’impegno di lungo termine in Palestina e Libano), al momento non ha ancora confermato se effettivamente è disposta a sborsare un miliardo di dollari, cash, all’amministrazione USA. Viste le scarse risorse che solitamente la Farnesina mette nella cooperazione multilaterale non sarà facile accontentare la richiesta statunitense se non a discapito dell’allocazione di fondi per le Nazioni Unite. Se pagherà, Giorgia Meloni (o chi per lei) siederà al tavolo con Viktor Orban e Benjamin Netanyahu, insieme al segretario di stato Marco Rubio, l'inviato di Trump Steve Witkoff, Jared Kushner, genero e consigliere di fiducia del presidente Trump, oltre a personalità di rilievo della finanza internazionale e amici di lunga data del tycoon, come Marc Rowan, Ajay Banga e Robert Gabriel.
Ma ci sono già tensioni per l’inclusione nel comitato di Ali al-Thawadi, un alto funzionario del Qatar, e Hakan Fidan, ministro degli esteri turco, figure poco gradite al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha formalmente protestato con Washington spiegando che l’allargamento del board "non è stato coordinato con Israele ed è contrario ai suoi interessi politici". Sarà un nuovo tassello del nuovo ordine mondiale di Trump? O l’ennesima accozzaglia di idee confuse e irrealizzabili, in violazione del diritto e della decenza civile dell’amministrazione più pazza del mondo, destinata a sparire come neve al sole nel 2028?
In copertina: Donald Trump fotografato da Daniel Torok alla cerimonia trilaterale per la firma di un accordo di pace ed economico con il presidente Paul Kagame della Repubblica del Ruanda e il presidente Felix Tshisekedi della Repubblica Democratica del Congo, giovedì 4 dicembre 2025. Foto ufficiale della Casa Bianca, via Flickr
