Martedì 17 febbraio, il segretario all'energia statunitense Chris Wright ha minacciato di ritirare gli Stati Uniti dall'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), influente organizzazione intergovernativa che analizza e prevede tendenza del mercato energetico globale. Wright ha accusato la IEA − a cui ogni anno Washington versa sei milioni di dollari in quote associative (più di un quarto del budget totale dell’agenzia) − di comportarsi come un ente in difesa del clima, esortandolo a concentrarsi invece sulla sicurezza energetica. "Se gran parte delle agenzie si dedica a questo tipo di fantasie di sinistra... questo non può che distorcere la loro missione", ha dichiarato Wright durante una conferenza presso l’Institut français des relations internationales a Parigi.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti d’America criticano l’operato dell'agenzia. "O cambieremo il modo in cui opera la IEA, o ci ritireremo", aveva avvertito Wright in un'intervista a Bloomberg lo scorso luglio. Ma anche prima, ad aprile, alcuni funzionari della Casa Bianca avevano esercitato pressioni sull’organismo affinché interrompesse il suo lavoro di indirizzo e coordinamento verso la decarbonizzazione del sistema energetico globale.

Ora invece, riferendosi agli Accordi di Parigi del 2015, da cui gli USA si sono ufficialmente ritirati con la seconda amministrazione Trump, Wright è tornato a dire che “c'è da sempre questa mentalità di gregge che ha portato a investire dieci anni nell'illusione distruttiva del raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050", aggiungendo che "gli Stati Uniti useranno tutta la pressione possibile per far sì che la IEA, bene o male entro l'anno prossimo, abbandoni questo programma”.

A rischio l’indipendenza della IEA

Fondata nel 1974 dopo la prima crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur tra Egitto, Siria e Israele, la IEA oggi conta 33 paesi membri e documenta tramite dati e analisi ciò che accade nel mondo energetico. Le sue proiezioni sono sempre molto seguite, sia dai ministri che dagli investitori. Dal 2015, a seguito dell'approvazione ministeriale da parte dei paesi membri, l'agenzia ha cambiato strategia: la sicurezza energetica non si acquisisce più solo attraverso i combustibili fossili. Con la nomina del direttore esecutivo Fatih Birol, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica sono diventate parte dell’equazione.

Nell’ultimo World Energy Outlook, l’agenzia di base a Parigi aveva annunciato l’avvento dell'era dell’elettricità, il vettore energetico più efficiente e facilmente decarbonizzabile, mentre nel gennaio del 2024 riportò che le fonti pulite, in un mix tra rinnovabili ed energia nucleare, avrebbero coperto tutta la domanda aggiuntiva di elettricità mondiale nei successivi tre anni.

A Washington questi report non sono piaciuti, e non è una sorpresa. Da quando Donald Trump si è insediato nello studio ovale della Casa Bianca, l’amministrazione USA ha imboccato una deriva antiscientifica senza precedenti, e l’indipendenza della IEA potrebbe esserne solo l'ennesima vittima.

Oltre a revocare la storica sentenza secondo cui i gas serra mettono a rischio la salute pubblica, l’amministrazione Trump ha infatti smantellato tutte le leggi che secondo il movimento MAGA (Make America Great Again) sono motivate dall’“ideologia green”: dal congelamento dei finanziamenti stanziati attraverso l’Inflation Reduction Act (IRA) all’uscita dagli Accordi di Parigi, fino al ritiro dalla Un Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) e da 66 organizzazioni internazionali, incluso l’IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici. Un duro colpo per la diplomazia climatica.

Per la Francia l'obiettivo rimane ridurre la dipendenza dalle fossili

Il ministro delle finanze francese Roland Lescure è stato tra coloro che hanno minimizzato la minaccia statunitense. "Il peggio non è mai certo, ma ho parlato con Chris Wright e sono convinto che abbiamo abbastanza argomenti comuni su cui lavorare insieme, inclusa l'energia nucleare", ha dichiarato Lescure a Reuters, ribadendo l'impegno francese per l'energia pulita. L'obiettivo è elettrificare la propria industria per ridurre la dipendenza da petrolio e gas.

Secondo Lescure l’Europa ha ancora bisogno di gas, in particolare per il settore industriale, e gli Stati Uniti possono soddisfare tale esigenza. “Ma oggettivamente l'obiettivo a lungo termine è uscire da una dipendenza dall'energia fossile importata che è ancora troppo elevata", ha affermato Lescure.

Alla riunione ministeriale della IEA, giovedì 19 febbraio, la vice prima ministra dei Paesi Bassi Sophie Hermans ha commentato che un'ampia maggioranza dei paesi ha espresso il desiderio di sviluppare più energia pulita interna e di dipendere meno dalle importazioni dall'estero.

Alcuni giornali, tra cui Politico, sostengono che, anche a causa delle pressioni della Casa Bianca, la transizione energetica non rientri più tra le priorità dell’agenzia, poiché dall’incontro ministeriale è emerso che l’agenda della IEA si focalizzerà soprattutto su sicurezza energetica, resilienza delle infrastrutture, approvvigionamento di minerali critici e rafforzamento dei sistemi elettrici. Il direttore della IEA, Fatih Birol, ha rifiutato di commentare, ma ha sottolineato che i dati dell’agenzia sono considerati affidabili da tutto il mondo.

 

In copertina: Fatih Birol fotografato da Justin Tallis, PA Wire/PA Images/IPA