L’Italia è uno dei paesi europei con il più alto rischio sismico e idrogeologico. Secondo il report ANIA 2024, circa il 40% delle abitazioni civili si trova in aree a media o elevata pericolosità sismica, mentre quasi il 95% dei comuni italiani è esposto a rischio frane, alluvioni o erosione costiera. Complessivamente, oltre l’80% delle abitazioni civili risulta a rischio medio-alto per almeno uno di questi eventi.
Eppure, in questo contesto, la sottoscrizione assicurativa contro eventi catastrofali resta ancora insufficiente. Il fenomeno della sottoassicurazione non riguarda solo le abitazioni, ma anche le imprese: proprio su questo fronte è intervenuto l’obbligo di polizza catastrofale introdotto dal Decreto legislativo 84/2024. Solo il 5% delle 4,5 milioni di attività italiane possiede oggi una copertura adeguata, con forti differenze tra microimprese (4%), piccole (19%), medie (72%) e grandi (97%).
Per analizzare come il settore assicurativo possa contribuire a una gestione più efficace del rischio, sostenere la resilienza dei sistemi economici e sociali e favorire una maggiore attenzione alla prevenzione, abbiamo incontrato Massimo Iori, responsabile prodotti e pricing di ITAS Mutua, la compagnia assicurativa più antica d’Italia nata in forma di mutua nel 1821.
Iori, partiamo dal fenomeno della sottoassicurazione. C’è una ragione alla base di questo divario tra rischio e copertura?
Il divario è legato soprattutto alla consapevolezza dei rischi, in particolare di quelli che hanno tempi di ritorno molto lunghi, come ad esempio un terremoto. Questo è un evento che le persone tendono a non percepire come concreto e finisce per non orientare le scelte quotidiane. In passato gli eventi legati al cambiamento climatico erano meno frequenti e concentrati in alcuni territori. Oggi, all’opposto, sta crescendo la percezione sulla vita delle persone. E tanto più questi effetti diventano visibili, ripetuti e condivisi, tanto più il bisogno di protezione si trasforma in una necessità reale.
Recentemente, il DL Milleproroghe ha introdotto una proroga per alcune micro e piccole imprese dei settori commercio, turismo e pesca, posticipando la scadenza originaria del 31 dicembre 2025 al 31 marzo 2026, mentre per le altre realtà il termine rimane invariato. La sfida resta in ogni caso complessa. Da dove si parte per bilanciare sostenibilità dei premi e dare coperture adeguate?
È necessario adottare strumenti innovativi per la valutazione del rischio, come modelli statistici catastrofali complessi basati non più solo su dati osservati. Il passo successivo consiste nell’integrare, in questi modelli, anche scenari prospettici, in particolare rispetto agli effetti del cambiamento climatico. Al centro devono però restare la persona e i suoi bisogni. È fondamentale considerare come l’assicurato si adatta al rischio e come lo percepisce. Nella costruzione dei prodotti assicurativi devono essere considerati questi elementi e servono chiarezza e semplicità, per permettere all’individuo di comprendere le scelte e partecipare attivamente alla mitigazione dei rischi. A questo proposito, una parte rilevante dell’azione riguarda ciò che possono fare direttamente le persone, cioè gli assicurati. Nel caso delle alluvioni e delle frane, ad esempio, attraverso l’installazione di barriere protettive e nel caso dei terremoti, con interventi strutturali antisismici.
Si entra così in una logica di compartecipazione del rischio?
Tutte le parti attive devono essere considerate. Anche la compagnia assicurativa, in questo senso, dovrebbe poi tener conto dei comportamenti virtuosi dei soci-clienti. Ciò significa valutare e riconoscere le azioni fatte dagli assicurati e considerarle nella valutazione del rischio e conseguentemente nel premio finale. Quindi possiamo affermare che il rapporto con le persone sta già evolvendo, ponendo sempre più la persona al centro del rapporto assicurativo.
Un ulteriore punto, spesso tralasciato. Se la funzione dell’assicurazione consiste nel supportare e compartecipare alla gestione dei rischi a livello sistemico, diventa fondamentale la condivisione delle informazioni. ITAS sta lavorando in tal senso?
Coerentemente con le richieste della tassonomia mettiamo a disposizione i dati di cui disponiamo a enti pubblici e prevediamo in futuro di estendere questa condivisione a università e centri di ricerca. Indubbiamente la disponibilità e la condivisione di informazioni generano valore e permettono alla ricerca e al sistema assicurativo più in generale di avere maggiori strumenti per comprendere e gestire i rischi ambientali.
Uno dei vostri obiettivi di sostenibilità dichiarati è inserire, nel processo di creazione dei prodotti, i criteri della tassonomia europea.
Questo approccio evita che la sostenibilità rimanga una pura formalizzazione, trasformandola in un elemento concreto, condiviso e operativo. In questa direzione, ITAS sta lavorando per classificare le garanzie del suo prodotto dedicato ai danni catastrofali come ecosostenibile e pienamente allineato alla tassonomia europea. Rimane da integrare la componente relativa agli scenari climatici futuri, che verrà progressivamente inserita senza gravare eccessivamente sui premi, dopo aver compreso le dinamiche reali del mercato e la distribuzione dei rischi. Quest’ultimo elemento rappresenta un chiaro segnale di impegno verso un’equità intergenerazionale, si tratta in sintesi di prendersi oggi la responsabilità di agire per non lasciare in eredità domani le conseguenze estreme del cambiamento climatico.
Questo contenuto è realizzato grazie al supporto degli sponsor
In copertina: Massimo Iori
