Quasi 1,2 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica avviati a riciclo, 970.000 quelle che hanno completato il ciclo, il 49,6% sull'immesso al consumo: l'Italia sfiora di un soffio l'obiettivo europeo del 50% fissato per il 2025. Eppure, chi quella materia prima seconda dovrebbe rivenderla si ritrova con impianti fermi e fatturati in calo, come denuncia Assorimap.

Il riciclato sta a galla perché è risalito il prezzo del vergine, e al MASE è aperto da mesi un tavolo di crisi. Sullo sfondo, il nuovo Regolamento europeo su imballaggi e rifiuti di imballaggio (PPWR) entra in vigore ad agosto, fissa il 90% di raccolta delle bottiglie al 2029 e tiene appeso il sistema di deposito cauzionale obbligatorio (DRS) in caso di mancato raggiungimento del target.

Tre proposte di legge trasversali si muovono già in Parlamento. Dentro questo cortocircuito tra la tenuta a monte e l'affanno a valle, Giorgio Quagliuolo torna per la quarta volta alla presidenza di COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, dopo i mandati 2007-2010, 2013-2016 e 2021-2023 e la guida intermedia del CONAI, il Consorzio nazionale imballaggi. Lo abbiamo intervistato sui nodi del nuovo triennio.

 

Torna alla guida del consorzio in una fase che ha definito cruciale. Ha attraversato la filiera in più momenti, dal 2007 a oggi. Come legge il quadro in cui si insedia questa volta, cosa è cambiato davvero rispetto ai suoi mandati precedenti e quali sono, dal suo osservatorio, i due o tre nodi su cui si gioca il futuro del riciclo degli imballaggi in plastica in Italia?

Torno alla guida di COREPLA in una fase profondamente diversa rispetto ai miei precedenti mandati. In questi anni la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica è cresciuta in modo significativo e il sistema consortile ha raggiunto livelli di maturità e capillarità impensabili anche solo quindici anni fa. Allo stesso tempo, il contesto è diventato più complesso. Se dovessi individuare le priorità su cui si gioca il futuro della filiera, ne citerei due. La prima è il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde: abbiamo bisogno di una domanda più stabile e di condizioni che consentano agli operatori di investire con fiducia e continuità. La seconda riguarda invece la capacità impiantistica sul territorio che, soprattutto in alcuni segmenti della filiera, non è più sufficiente a garantire la necessaria tenuta del sistema.

Come si spiega questa distanza tra la solidità della raccolta e la sofferenza del mercato a valle? È un problema solo congiunturale legato al prezzo del vergine, o c'è qualcosa di più strutturale su cui il consorzio sta ragionando? Secondo i vostri dati il sistema tiene, con il 49,6% avviato a riciclo, ma Assorimap descrive una situazione molto pesante per chi la materia prima seconda la rivende, con fatturati in calo e impianti fermi.

La distanza tra questi due fenomeni è reale e non va sottovalutata. Da una parte abbiamo un sistema di raccolta e selezione che continua a garantire risultati importanti; dall'altra una parte dell'industria del riciclo che soffre condizioni di mercato molto difficili. Il prezzo della materia prima vergine ha certamente un peso rilevante, ma sarebbe riduttivo considerarlo l'unica causa. Esistono fattori strutturali che incidono sulla competitività del riciclato: il costo dell'energia, la concorrenza di materiali importati da paesi con standard diversi e, soprattutto, una domanda di materiale riciclato che non cresce ancora con la velocità necessaria.

Nel frattempo il riciclato è tornato competitivo soprattutto perché è risalito il prezzo del vergine, come ha recentemente detto lo stesso presidente di CONAI. Quanto la preoccupa il fatto che la convenienza del riciclato dipenda così tanto da una variabile che non controllate, e cosa servirebbe per renderla meno fragile?

È una dipendenza che non può rappresentare il futuro del settore. Occorre invece creare condizioni che rendano il riciclato competitivo in modo strutturale. Al tavolo di crisi aperto dal MASE ci sono diverse proposte, con misure che spaziano dagli incentivi all'utilizzo di materiale riciclato al contenimento dei costi energetici per le imprese del settore, fino a una maggiore valorizzazione delle materie prime seconde negli acquisti pubblici. L'obiettivo è rafforzare la domanda e dare maggiore stabilità all'intera filiera.

Una delle leve per far ripartire la domanda di riciclato sarebbe anticipare gli obblighi di contenuto minimo negli imballaggi, una richiesta che però divide produttori e riciclatori. Lei conosce bene entrambe le parti del tavolo. Esiste secondo lei un punto di equilibrio che faccia crescere la domanda senza mettere in difficoltà i trasformatori, e qual è la posizione che porterà come presidente?

Il tema che solleva è centrale e merita un approccio attento, capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale. In questo senso, ritengo importante riflettere con attenzione sulle modalità di applicazione degli obblighi di contenuto riciclato negli imballaggi, per evitare rigidità che possano limitare lo sviluppo del mercato. Il valore della plastica riciclata dovrebbe essere riconosciuto in modo più ampio all’interno dei diversi settori applicativi, non solo nel comparto degli imballaggi. Per questo è utile lavorare a un riequilibrio del quadro attuale, attraverso un confronto costruttivo tra imprese e decisori pubblici, con l’obiettivo di trovare soluzioni efficaci e sostenibili per tutti.

C'è poi il tema degli impianti, ancora concentrati al Nord, con alcune zone del Sud dove la raccolta si è fermata. È un divario che pesa sui cittadini e sui comuni. Cosa può fare concretamente il consorzio perché il sistema funzioni anche dove oggi non funziona?

COREPLA può, come già sta facendo, mettere a disposizione le proprie competenze tecniche e il proprio supporto operativo, ma è fondamentale un impegno concreto delle amministrazioni per accelerare i processi autorizzativi e favorire nuovi investimenti. L'obiettivo oggi è costruire una filiera più equilibrata, rendere il sistema meno esposto agli shock e garantire ai cittadini pari opportunità di accesso a un servizio efficiente che possa contribuire alla crescita industriale del paese.

In Parlamento si muovono tre proposte di legge trasversali sul deposito cauzionale, e il PPWR fissa il 90% di raccolta delle bottiglie al 2029, con il DRS che scatterebbe se non si arriva all'obiettivo con i sistemi attuali. COREPLA ha investito molto sugli eco-compattatori e sulla raccolta selettiva incentivante. Come vede il rapporto tra questi strumenti e il deposito cauzionale? Sono alternative o possono convivere? E se l'obbligo europeo dovesse rendere il deposito cauzionale inevitabile, il consorzio come si attrezzerebbe?

Gli ecocompattatori, e quindi la raccolta selettiva incentivante, hanno contribuito a migliorare qualità e partecipazione dei cittadini e rappresentano un patrimonio di esperienza che potrà essere valorizzato anche in futuro. Oggi il DRS è lo strumento indicato per raggiungere questi sfidanti obiettivi di raccolta e, per questo, il nostro approccio sarà concreto e finalizzato a tradurre le indicazioni europee nella maniera più efficace possibile per il contesto italiano.

 

In copertina: Giorgio Quagliuolo