Il programma sperimentale Mangiaplastica, istituito nel 2019 e dotato complessivamente di 41 milioni di euro (27 milioni iniziali più successivi rifinanziamenti), per finanziare l’acquisto di eco-compattatori per la raccolta selettiva delle bottiglie in PET da parte dei comuni, mostra criticità significative nell’attuazione. È quanto emerge dall’analisi della Corte dei conti, approvata con Delibera n. 2/2026, che fotografa un’iniziativa dalle potenzialità interessanti ma dalla realizzazione farraginosa.

Secondo i magistrati contabili, delle 1.620 istanze ammesse tra il 2021 e il 2024, solo il primo sportello (2021) risulta concluso, con un tasso di realizzazione del 77,5%. Le numerose revoche e rinunce hanno liberato risorse per circa 2,8 milioni di euro − pari al 7% dell’intero programma − che non sono state riallocate nonostante la presenza di istanze ammissibili rimaste escluse per esaurimento dei fondi. Per gli sportelli successivi (2022-2024), sulla base di dati ancora parziali, il tasso di attuazione si attesterebbe oltre l’80%.

I nodi procedurali

La Corte dei conti evidenzia ritardi sostanziali nell’erogazione degli acconti e nella rendicontazione da parte degli enti locali. Il programma sconta inoltre un ritardo originario: l’avvio è avvenuto nel terzo esercizio successivo alla costituzione del fondo, con ulteriori dilatazioni dei tempi dovute sia alle disponibilità di cassa del Ministero che alla tardiva rendicontazione dei comuni beneficiari. A complicare ulteriormente l’attuazione ha contribuito la pandemia da Covid-19, che ha di fatto paralizzato o rallentato per un lungo periodo l’attività amministrativa degli enti locali proprio nella fase di decollo del programma.

Il carattere disomogeneo delle informazioni trasmesse da parte dei comuni rende complessa la valutazione d’insieme degli effetti del programma, rendendo necessario – secondo i magistrati – un rafforzamento dei sistemi di raccolta e analisi dei dati.

Cosa prevede il programma

Il programma Mangiaplastica, istituito dal Decreto legge 111/2019 e gestito tramite Invitalia, prevede contributi a fondo perduto per l’acquisto di eco-compattatori destinati alla raccolta selettiva delle bottiglie in PET. I contributi ammontano a 15.000 euro per macchinari di capacità media e a 30.000 euro per quelli di alta capacità. I comuni con meno di 100.000 abitanti possono presentare una sola domanda; quelli più popolosi possono richiedere un macchinario ogni 100.000 abitanti.

Gli eco-compattatori sono spesso associati a sistemi di “riciclo incentivante”: i cittadini che conferiscono bottiglie in PET ottengono sconti sulla spesa o sulla TARI, creando un meccanismo virtuoso che dovrebbe aumentare la partecipazione alla raccolta differenziata.

L’obiettivo del programma è ambizioso: ridurre i rifiuti plastici non differenziati, incentivare il riciclo “bottle to bottle” (il processo che consente di produrre nuove bottiglie dalle vecchie) e contribuire agli obiettivi dell’economia circolare e della Direttiva SUP (Single Use Plastics) del 2019.

Tuttavia, come sottolinea la Corte dei conti, la raccolta selettiva del PET attraverso eco-compattatori costituisce uno strumento complementare il cui apporto, allo stato attuale, risulta “non determinante” ai fini della raccolta differenziata complessiva. Il contributo alla costruzione di una filiera diffusa del riciclo del PET rimane difficilmente stimabile, poiché i quantitativi raccolti dipendono dall’effettivo utilizzo dei macchinari e dal livello di sensibilizzazione degli utenti. Per i comuni, inoltre, i benefici economici, influenzati da fattori di mercato, possono non compensare i costi di gestione e manutenzione, solo in parte prevedibili.

Le raccomandazioni della Corte

I magistrati contabili suggeriscono di affiancare all’installazione degli eco-compattatori campagne informative strutturate e sistemi di incentivazione coordinati con le altre iniziative in corso. Serve, in sostanza, una visione strategica che tenga conto dei divari territoriali: oltre l’80% delle istanze ammesse riguarda comuni del Centro, Sud e Isole, dove la raccolta differenziata è tradizionalmente meno sviluppata.

Senza un accompagnamento adeguato in termini di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini, il rischio è che i macchinari rimangano sottoutilizzati, trasformando un’opportunità per l’economia circolare in un investimento poco efficace. La partita del riciclo del PET, come quella di tutta la plastica, si gioca infatti sulla capacità di costruire filiere territoriali solide e sul cambiamento dei comportamenti individuali, elementi che richiedono tempo, coordinamento e risorse che vanno oltre la semplice installazione di un macchinario.

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