A dieci mesi dall’istituzione del tavolo di monitoraggio del MASE sulla crisi della filiera dei rifiuti plastici, le associazioni continuano a chiedere interventi urgenti. Adesso i costi energetici e la scarsa competitività dei polimeri riciclati non solo rischiano di fermare gli impianti di raccolta e riciclo meccanico: anche la raccolta urbana dei comuni mostra le prime crepe.
Lunedì 27 luglio, So.ma. Ricicla, azienda che si occupa di recupero e preparazione per il riciclaggio di rifiuti solidi urbani, industriali e biomasse, ha sospeso le sue attività di ritiro degli imballaggi di plastica nel sud nella Sardegna perché con l’aumento dei conferimenti estivi il servizio ha subìto dei rallentamenti e si sono ridotti gli spazi per lo stoccaggio dei rifiuti.
"L'isola non può subire le conseguenze di dinamiche di mercato che investono l'intero sistema nazionale del riciclo", ha dichiarato all’ANSA l'assessora dell'ambiente Rosanna Laconi. "La nostra condizione di insularità rende ancora più delicata la gestione di queste problematiche e richiede una particolare attenzione da parte dello stato."
L’emergenza non riguarda tuttavia solo la Sardegna. Il 29 giugno scorso, durante un’audizione convocata dalla regione Sardegna, i vertici dei consorzi CONAI e COREPLA hanno confermato che le criticità sono diffuse in tutta Italia e che preoccupano i rallentamenti della raccolta durante l'estate.
Secondo le associazioni ANCI (a rappresentanza dei comuni) e Utilitalia (a rappresentanza delle utility), non siamo di fronte a una mera difficoltà del settore dei rifiuti, ma a una questione cruciale di politica industriale nazionale ed europea: senza interventi mirati, gli effetti di questa congestione rischiano di propagarsi rapidamente dagli impianti di recupero fino alla raccolta urbana gestita dai comuni.
Il tavolo emergenziale, aperto dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica a ottobre 2025, ha finora abilitato i criteri ambientali minimi (CAM) sulla piattaforma della Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) per gli appalti pubblici e attivato un protocollo con l’Agenzia delle dogane per il rafforzamento dei controlli alle dogane per le plastiche provenienti dall’Asia, che non sempre garantiscono compatibilità con il contatto alimentare.
Ma gli operatori chiedono di più, ovvero introdurre misure emergenziali. Da un lato per preservare la continuità del sistema ed evitare fenomeni di congestione o blocco della filiera, dall’altro avviare contestualmente interventi strutturali volti a ricostruire, nel medio periodo, condizioni di mercato e industriali idonee a rendere nuovamente sostenibile il riciclo delle plastiche.
Le proposte di Utilitalia e ANCI
Tra le varie proposte girate durante gli incontri, Utilitalia e ANCI raccomandano di individuare aree di stoccaggio straordinario per gestire i volumi in eccesso, concentrando temporaneamente la pressione su quelle filiere dotate di sbocchi commerciali consolidati, anche attraverso un aumento del recupero energetico. Le due associazioni chiedono la copertura degli extra costi, soprattutto energetici, tramite il sistema EPR azzerando le ricadute economiche su comuni e cittadini.
La revisione del sistema ETS europeo, che prevede di includere gradualmente gli inceneritori nel meccanismo fiscale del “chi inquina paga” non è ben vista dalla filiera, che chiedere di riconoscere “il carattere eccezionale” delle emissioni ETS derivanti dai nove termovalorizzatori presenti in Italia.
Tra le riforme strutturali per rilanciare la competitività del sistema, Utilitalia e ANCI propongono un rafforzamento dei controlli doganali e della tracciabilità, la piena applicazione della direttiva SUP, la revisione della Plastic Tax in un’ottica industriale e l’introduzione di strumenti di sostegno per l’utilizzo di plastica riciclata certificata.
L’accelerazione sul regolamento nazionale End of Waste, e l'utilizzo sistemico di GPP (Green Public Procurement) e CAM possono stimolare la domanda pubblica di materiali plastici rigenerati. Mentre servono accordi di filiera per lo sviluppo di riciclo chimico .
Salvaguardare la capacità di riciclo italiana esistente e stimolare la domanda di materiali riciclati sono condizioni indispensabili per trasformare l’attuale emergenza in un’opportunità di crescita per la transizione circolare del paese. Ma dopo anni di difficoltà, tra incertezze e crisi energetiche, l’industria del riciclo non è ancora pronta per competere sul mercato con le proprie forze, e richiede più incentivi.
In copertina: immagine Envato
