Le acque reflue sono un’autostrada senza limiti di velocità per le microplastiche. Se da un lato l'Italia vanta filiere di riciclo all'avanguardia, dall'altro si scontra con una lacuna legislativa che rischia di vanificare gli sforzi circolari. “Fin quando non ci sarà un riferimento normativo preciso, non potremmo dire se gli impianti di depurazione siano realmente efficaci”, ha denunciato il professore di gestione dei sistemi sanitari e ambientali al Dipartimento di ingegneria dell’Università degli studi di Palermo, Santo Fabio Corsino, nell’ambito del Festival dell'ambiente, in corso fino a oggi, 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente.
La questione non riguarda solo ciò che scorre nei tubi, ma un ciclo che rischia di trasformarsi in un cortocircuito ambientale, perché, come avverte lo stesso Corsino, “se le microplastiche non rientrano dalla porta, rientrano dalla finestra”, attraverso il riutilizzo dei fanghi in agricoltura.
Dalla fogna al campo: il paradosso dei depuratori e l'inganno dei fanghi
L'intervento dell’esperto ha acceso i riflettori sul ruolo critico degli impianti di depurazione, strutture nate originariamente per abbattere sostanze organiche e nutrienti, non per fermare particelle inferiori ai cinque millimetri. Il docente ha illustrato i risultati di uno studio condotto sull'impianto di Palermo, rivelando che durante gli eventi meteorici la concentrazione di microplastiche raddoppia a causa dell'attivazione degli scaricatori di piena.
Corsino ha spiegato che, sebbene le tecnologie attuali come i sistemi a membrana (MBR) possano raggiungere rendimenti di rimozione elevati, il problema non scompare ma si sposta: le microplastiche vengono semplicemente trasferite dalle acque ai fanghi di depurazione. L'esperto ha sottolineato che questa dinamica crea una sfida enorme per l'economia circolare, poiché la stessa normativa che incentiva il recupero dei fanghi per uso agricolo rischia di promuovere involontariamente la dispersione di contaminanti plastici nei suoli.
In questo scenario, ha ribadito il relatore, è fondamentale che la nuova direttiva europea venga recepita rapidamente per imporre monitoraggi standardizzati sia sugli effluenti che sugli scolmatori.
L'eterno invecchiamento: quando la risorsa diventa frammento
Spostando l'analisi dalla gestione del fine vita alla natura stessa della materia, Maria Chiara Mistretta, professoressa di chimica applicata del corso di studi di ingegneria ambientale per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Palermo, ha tracciato il profilo della plastica come una “risorsa insostituibile” ma vittima di un invecchiamento inesorabile.
Ripercorrendo una storia iniziata nel 1907 con la prima sintesi sintetica, Mistretta ha ricordato come questo materiale abbia rivoluzionato settori vitali, dalla medicina alla logistica, grazie alla sua leggerezza che abbatte i consumi energetici nel trasporto. Tuttavia, il vero nodo critico risiede nella degradazione: a differenza di altri materiali, le catene macromolecolari dei polimeri non scompaiono, ma si frammentano sotto l'azione dei raggi UV e degli sforzi meccanici.
“La plastica di per sé non è un nemico, anzi è una risorsa insostituibile, è l'uso sconsiderato che è stato fatto che ha comportato tutte le problematiche”, ha spiegato la docente, invitando a superare la cultura dell'usa e getta. Per Mistretta, la soluzione risiede in un modello di economia circolare basato non solo sulle classiche "3 R" (riduci, riusa, ricicla), ma anche sulla capacità di riparare e rigenerare i manufatti prima che diventino rifiuti dispersi.
Calamite chimiche e One Health: la minaccia invisibile alla salute globale
Le conseguenze biologiche di questa dispersione sono state analizzate da Maria Giovanna Parisi, responsabile della cabina di regia del Biodiversity Gateway dell’Università degli studi di Palermo, che ha descritto un ecosistema globale sotto scacco, dove la plastica agisce come una vera e propria “calamita chimica” per patogeni e inquinanti.
La professoressa ha spiegato che oltre 1.500 specie viventi mostrano già gli effetti fisici e fisiologici dell'ingestione di microplastiche, con danni che risalgono la catena alimentare fino ad arrivare all'uomo, il "top predator" finale. La ricercatrice ha citato testimonianze scientifiche recenti che collegano l'accumulo di microparticelle a disfunzioni metaboliche e persino a problemi di infertilità umana.
“Non si può lavorare sulla salute umana se non si lavora contestualmente su quella animale e su quella ambientale”, ha spiegato, invocando l'adozione della prospettiva della "salute integrata" o One Health. La perdita di biodiversità genetica, ha avvertito, riduce la capacità degli organismi di adattarsi ai cambiamenti climatici e aumenta il rischio di spillover e pandemie, rendendo la lotta all'inquinamento da plastica una priorità di salute pubblica globale.
La sfida del 16%: il riciclo chimico per chiudere il cerchio della materia
Infine, l'ingegner Davide Pollon, responsabile R&S di Corepla, ha offerto la prospettiva industriale, descrivendo l'Italia come un modello di eccellenza nel recupero, pur ammettendo che il margine di miglioramento è ancora ampio. Corepla, consorzio privato senza scopo di lucro che raggruppa circa 2.500 imprese, gestisce una rete capillare che nel 2025 ha coinvolto oltre 58 milioni di cittadini, raccogliendo mediamente 27 kg di imballaggi in plastica per abitante.
Pollon ha evidenziato con orgoglio che l'84% degli imballaggi immessi sul mercato viene intercettato dal sistema, ma ha lanciato l'allarme su quel restante 16% che finisce nell'indifferenziato o, peggio, disperso nell'ambiente. “Qui c'è ancora molto da fare su cui dobbiamo lavorare tutti quanti assieme”, ha affermato, indicando nel riciclo chimico la nuova frontiera per trattare quegli imballaggi che oggi non sono recuperabili meccanicamente.
L'obiettivo del consorzio è trasformare il rifiuto in una risorsa pura, capace di rientrare nel ciclo produttivo delle plastiche con performance identiche a quelle della materia vergine, chiudendo così il cerchio di una sostenibilità che deve essere sia ambientale che economica.
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In copertina: immagine Envato
