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da Bruxelles - Il 26 marzo 2026 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha annunciato il sostegno dei suoi due comitati scientifici all’introduzione di una restrizione a livello UE sulla produzione, l’immissione sul mercato e l’uso delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), prevedendo deroghe selettive e controlli più rigorosi. Le conclusioni dell’Agenzia non sono ancora definitive, ma si tratta di un passaggio cruciale nella gestione di uno dei gruppi di inquinanti più problematici e persistenti.

Questa decisione si inserisce infatti un percorso avviato nel gennaio 2023 da un gruppo di stati membri − Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia − che hanno presentato all’ECHA una proposta di restrizione con l’obiettivo di ridurre le emissioni di PFAS e rendere più sicuri prodotti e processi industriali. Una volta adottati i pareri definitivi, sarà la Commissione europea a formulare una proposta di restrizione, che verrà poi sottoposta all’esame e al voto del Comitato REACH, composto dai rappresentanti degli stati membri. Il regolamento REACH è il principale quadro normativo europeo per la registrazione, la valutazione e l’autorizzazione delle sostanze chimiche.

PFAS: un rischio crescente, persistente e globale

Nel suo parere finale, il Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) non lascia spazio a dubbi: i PFAS rappresentano un pericolo crescente per la salute umana e per l’ambiente. Altamente persistenti, si accumulano nei suoli e nelle acque, viaggiano su lunghe distanze e restano presenti nell’ambiente per generazioni. Alcuni di essi sono associati a forme tumorali e danni riproduttivi. Le misure oggi in vigore, secondo il RAC, non bastano più a contenerne le emissioni.

Senza nuovi interventi regolatori, l’inquinamento da PFAS potrebbe costare alla società europea fino a 440 miliardi di euro entro il 2050. Lo evidenziava già uno studio pubblicato dalla Commissione europea il 29 gennaio, che ha quantificato l’impatto economico dei cosiddetti “forever chemicals”.

Roberto Scazzola, presidente del RAC, è netto: "Il parere definitivo del Comitato consultivo scientifico (RAC) e le prove scientifiche dimostrano chiaramente che i PFAS possono comportare rischi per le persone e l'ambiente se non adeguatamente controllati. Una restrizione a livello dell'Unione Europea rappresenta quindi una misura efficace per ridurre tali rischi. Qualora fossero concesse deroghe, il RAC raccomanda l'adozione di misure volte a ridurre al minimo le emissioni di PFAS”.

Il comitato indica inoltre un ventaglio di misure correttive, dai piani di gestione specifici nei siti produttivi al monitoraggio delle emissioni, passando per obblighi di comunicazione lungo la filiera e un’etichettatura trasparente sul consumo e lo smaltimento.

“L'ECHA ci ha dato una linea chiara: in 30 anni possiamo ridurre il 97% di emissioni e di contaminazione da PFAS, intervenendo drasticamente per ridurre il rischio che i cittadini europei stanno correndo già adesso in termini di mortalità e di morbilità”, dichiara in una nota Cristina Guarda, europarlamentare Greens/EFA. “L'assenza di volontà politica di investire nella ricerca per trovare alternative e l'assenza di volontà di alcune aziende di fare phase out dai PFAS non deve guidarci verso scelte distruttive. L'ECHA è chiamata ad esigere il massimo mettendo onestamente a confronto i costi economici che affrontiamo oggi con i costi che affronteremmo domani − di salute ed economici − se continuassimo a emettere PFAS.”

Mantenere l’equilibrio tra ambiente e industria: al via la consultazione

Accanto all’urgenza ambientale, il secondo comitato dell’ECHA, il Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC), introduce la variabile economica. Nel suo parere ancora in bozza, il SEAC riconosce che i PFAS sono ampiamente impiegati in numerosi settori, dalle apparecchiature medicali ai rivestimenti industriali, e che un’azione non coordinata rischierebbe di generare distorsioni nel mercato interno europeo. Per questo il comitato propone un approccio calibrato, basato su deroghe mirate nei casi in cui non esistano ancora alternative praticabili o dove il divieto immediato comporterebbe costi socioeconomici sproporzionati.

Come spiega María Ottati, presidente di SEAC: “Il progetto di parere del SEAC sostiene un'ampia restrizione dei PFAS, pur riconoscendo la necessità di deroghe mirate per garantire che la misura sia proporzionata e attuabile. Questo approccio equilibrato consentirà di ridurre le emissioni di PFAS, permettendo al contempo il proseguimento di determinati utilizzi nei casi in cui un divieto immediato comporterebbe, tutto sommato, più effetti negativi che positivi”. Un equilibrio delicato, che cerca di conciliare la protezione ambientale con la tenuta industriale, oggi sfida centrale per la transizione ecologica europea.

L’eliminazione progressiva dei PFAS potrebbe spingere l’innovazione verso materiali alternativi, accelerando la transizione verso una chimica più circolare e meno tossica. Ma imporrà al contempo trasformazioni profonde nelle catene del valore e negli standard industriali. Per questo il 26 marzo si è aperta una consultazione pubblica di 60 giorni sul parere preliminare di SEAC, aperta fino al 25 maggio. ECHA invita imprese, associazioni, ricercatori e cittadini a contribuire con evidenze documentate, seguendo le linee guida e la mappatura delle applicazioni dei PFAS messe a disposizione online. Le osservazioni raccolte saranno considerate nel parere finale, atteso entro la fine del 2026.

Secondo Christine Hermann, responsabile delle politiche in materia di sostanze chimiche dell’Ufficio europeo dell'ambiente, “la pubblicazione dei pareri (in bozza) dei comitati di esperti dell’ECHA – che sostengono l’introduzione di una restrizione – rappresenta una tappa fondamentale che, una volta completata, dovrà essere seguita da una proposta ambiziosa della Commissione volta a introdurre una restrizione globale sui PFAS”.

Leggi anche: PFAS, l’inazione costerà all’UE 440 miliardi entro il 2050

 

In copertina: stoccaggio di petrolio tra campi e prati vicino alla costa del Mar Nero in Bulgaria, foto di Youra Pechkin, Envato