Quante parole, quanta energia è stata sprecata in questa legislatura per arrivare all'evento di oggi, 23 settembre: l'approvazione della legge delega sul cosiddetto "nucleare sostenibile", sancita in via definitiva con il voto del Senato. Il governo festeggia, con il ministro Gilberto Pichetto Fratin e la presidente Giorgia Meloni che parlano di "giornata storica" e di "scelta coraggiosa".

Il titolare dell'ambiente e della sicurezza energetica si prende persino la responsabilità di fare una previsione precisa: nel 2033-2034 ci saranno in Italia i primi impianti nucleari. Una stima azzardata, che ben pochi tra gli addetti ai lavori si sentono di sottoscrivere. Anzi, si può ragionevolmente prevedere che di centrali nucleari a fissione per la produzione di energia, in Italia, non ne vedremo mai nessuna.

Per la semplice ragione che i piccoli reattori modulari, i famosi SMR su cui si fonda buona parte dell’impianto del provvedimento, non sono ancora mai stati realizzati industrialmente, in nessun paese del mondo. E i reattori tradizionali, quelli di dimensioni più grandi, costano cifre sbalorditive. Quelli immensi, come ad esempio il reattore francese di Flamanville è arrivato a 23,7 miliardi di euro. Numeri che rendono il nucleare "sostenibile" soltanto con un massiccio investimento pubblico, cioè del contribuente. E infine sarà il caso di ricordare che l'energia elettrica prodotta con questa tecnologia − che sulla carta da oggi è possibile realizzare − costa molto più di quella generata con le fonti rinnovabili.

Eppure, dopo il vuoto giuridico imposto dal referendum del 2011 che aveva (ri)chiuso le centrali italiane, il Parlamento ha deciso di riaprire quella porta. Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, l'aula di Palazzo Madama ha dato il via libera definitivo al disegno di legge. Hanno votato a favore tutti i partiti della maggioranza di governo, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, ma anche Azione di Carlo Calenda. Italia Viva si è astenuta. Hanno votato contro AVC, M5S e PD. Gli stessi schieramenti della Camera.

Il provvedimento delega al Governo il compito di disciplinare l'introduzione del nucleare nel sistema energetico nazionale. I decreti attuativi dovranno arrivare entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge. "Li faremo entro fine anno, di sicuro", promette Pichetto Fratin. La norma prevede l'elaborazione di un Programma nazionale per lo sviluppo dell'energia nucleare sostenibile e da fusione, la disciplina per localizzazione, costruzione e esercizio di nuovi impianti, il riordino delle norme su sicurezza e vigilanza, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. Rientrano nel perimetro anche la disattivazione delle vecchie installazioni nucleari e il potenziamento della ricerca. Un programma ambizioso che ora, prima delle elezioni del 2027, in teoria non ha ostacoli politici.

La presidente del Consiglio ha affidato ai social il suo commento. "Dopo quasi quarant'anni, l'Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso", ha scritto Giorgia Meloni, sottolineando che "oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose". La premier ha elencato i benefici attesi: più sicurezza energetica, meno dipendenza dall'estero, energia stabile e a basse emissioni "che lavora insieme alle rinnovabili", una risposta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e intelligenza artificiale. "Parliamo di tecnologie di nuova generazione, non delle vecchie centrali", ha precisato. Ad avercele, però, quelle di nuova generazione.

Pichetto Fratin, nel punto stampa al Senato, ha rivendicato il lavoro di tre anni. "Il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente", ha detto, parlando di "passo verso il futuro" e di "compimento di un percorso". Ha ricordato il coinvolgimento di esperti e il know-how delle imprese italiane, "che negli ultimi quarant'anni non hanno mai smesso di lavorare nel mondo sullo sviluppo di questa fonte". Ha promesso un'azione "informativa e culturale" per dimostrare che il nucleare sostenibile "è un'opportunità concreta, non una pagina chiusa".

E sul deposito delle scorie ha spiegato che una parte dei decreti riguarderà proprio quello, "distinguendo tra lo stoccaggio delle scorie ad alta attività, un quantitativo molto ridotto che poi andrà nel deposito geologico che stiamo valutando a livello europeo, e il deposito dei rifiuti a bassa e media intensità". Anche Matteo Salvini ha esultato sui social: "Via libera definitivo al ritorno del nucleare in Italia: energia pulita, moderna e finalmente libera da vecchi pregiudizi ideologici. Una battaglia che la Lega porta avanti da anni. Dalle parole ai fatti!".

Sul versante opposto c’è Maurizio Landini, segretario della CGIL, che parla di una “discussione finta". Parlando a margine di un evento del sindacato, ha ricordato che l'Italia ha un costo dell'energia più alto di qualsiasi altro paese europeo. "È il momento di fare investimenti seri, che non sono stati fatti, sulle energie rinnovabili, non continuare a fare discussioni finte se va bene il nucleare o no, perché in ogni caso stiamo parlando di risposte che ci saranno forse tra vent'anni. Il nostro problema è cosa facciamo concretamente a partire da domani mattina".

Più duro Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. "Il governo Meloni punta su centrali costosissime che non daranno alcuna risposta al caro bollette di oggi", ha attaccato. "Dopo quattro anni e mezzo di governo, con l'Italia che ha tra i costi dell'energia più alti d'Europa, Meloni tira fuori dal cilindro gli SMR, una tecnologia che oggi non ha alcuna applicazione commerciale nel mondo. È uno strumento di distrazione per coprire l'incapacità di un governo che ha frenato le rinnovabili e favorito le grandi società energetiche." Bonelli ha chiesto al Governo di dire quanto costerà il piano e chi lo finanzierà: "Parlano di una tecnologia che forse potrà essere disponibile tra venti o venticinque anni, mentre il problema delle bollette esiste oggi".

E in effetti, cosa sono questi SMR e AMR di cui si parla nella riforma? Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento nucleare dell'ENEA, lo ha spiegato all'Adnkronos. Gli Small Modular Reactors sono reattori di dimensioni ridotte, modulari, che sfruttano la tecnologia dell'attuale flotta di reattori ad acqua pressurizzata, con alcune misure di sicurezza “intrinseca”. Gli Advanced Modular Reactors, invece, derivano dalle tecnologie di quarta generazione e utilizzano nuovi sistemi di raffreddamento, come il piombo liquido. Secondo Dodaro, "possono essere determinanti nel processo di decarbonizzazione già dai prossimi anni". Il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima prevede l'inizio dell'installazione di SMR nel 2035, per arrivare nel 2050 a coprire tra l'11 e il 22% del fabbisogno elettrico nazionale.

Per adesso però non ci sono né i reattori SMR ne gli AMR. Il primo SMR privato, della società statunitense NuScale, ha visto il progetto in Idaho cancellato nel 2023 per lievitazione dei costi. Esistono reattori modulari in Russia (Akademik Lomonosov, galleggiante) e in Cina, ma con tecnologie e contesti diversi. Ci sono invece i reattori più tradizionali, di grandi dimensioni, come quello di Flamanville in Francia o di Hinkley Point C (Regno Unito), che però stanno registrando ritardi importantissimi nella costruzione. L’energia nucleare in Francia sulla base dei nuovi accordi governativi riceve rimborsi fino a 78 €/MWh per l'energia prodotta da centrali nucleari obsolete e già ammortizzate, un valore ben superiore alla media di mercato di 61 €/MWh registrata nel 2025. Per Hinkley Point C, il contratto siglato dal governo nel 2013 assicurava un prezzo indicizzato di 92,5 sterline al MWh, che oggi è lievitato a 133 (circa 154 €/MWh). Ma i lavori procedono da ben tredici anni, e i costi di costruzione sono più che raddoppiati, balzando da 18 miliardi di sterline nel 2017 a ben 46 miliardi nel 2026, arrivando a costare oltre 14 milioni di sterline per singolo MW installato.

Fermo restando che lo stesso PNIEC del governo ipotizza come data iniziale di avvio il 2035, resta il fatto che questi reattori, oggi, non esistono come prodotto commerciale. L'ENEA partecipa alla progettazione di AMR insieme a Newcleo, con l'obiettivo di sviluppare i primi prototipi "entro sette anni". Poi bisognerà commercializzarli. Poi superare la prevedibile ostilità delle popolazioni dei territori coinvolti. Poi costruirli. Poi farli funzionare. Nel frattempo, il sole continua a splendere e il vento a soffiare, e le rinnovabili costano sempre meno.

 

In copertina: Gilberto Pichetto Fratin, foto MASE