A marcia indietro. Il mondo, l'Europa e l'Italia arretrano sul fronte della sostenibilità, e gli obiettivi dell'Agenda 2030 si allontanano. Lo sappiamo a sensazione, lo si sente nell’aria o guardando i telegiornali, ma lo dicono anche i numeri che l'undicesimo rapporto dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) mette nero su bianco, presentato a Roma nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati a fine ottobre.
Pesano le guerre, pesa la rincorsa indiscriminata alle fonti energetiche, pesano le disuguaglianze crescenti. Anche se (forse) la “traversata nel deserto” è finita, e bisogna cominciare a pensare a idee nuove da realizzare nei prossimi anni, in un contesto che magari sarà meno ostile. Di qui il titolo scelto per questa edizione, che la dice lunga: Agenda per la prossima legislatura. E non solo. Assomiglia a un programma di governo.
L'Italia è sostanzialmente ferma sui 17 target dello sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. In sei casi peggiora rispetto all'anno precedente. Il 58% dei target quantitativi fissati per il 2030 non appare raggiungibile: una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR. Il problema − dice l'ASviS − in molti casi è la mancanza di azione e di iniziativa. Specialmente in campo ambientale e sociale le norme e le politiche ci sarebbero, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente.
Dei 17 obiettivi fissati dalle Nazioni Unite, l'Italia sta peggio rispetto al 2010 su cinque. "E, guardando anche agli obiettivi in prospettiva, gran parte dei target che ci siamo impegnati a raggiungere a livello europeo o con le programmazioni nazionali non verranno raggiunti", spiega Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'ASviS, a margine della presentazione. "Quindi dobbiamo accelerare in tutti i modi, ma non per essere bravi in una classifica, bensì per migliorare la condizione economica, sociale e ambientale del nostro paese, che è quello tra l'altro che chiedono i nostri giovani."
La situazione incide sulle condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni; Giovannini la definisce a livello globale una vera e propria "regressione insostenibile". Ma secondo l’economista ed ex ministro, “c’è sempre un’alternativa, contrariamente a quanto diceva Margaret Thatcher nei primi anni Ottanta del secolo scorso per giustificare le politiche che realizzava, e a quanto tanti commentatori nostrani ripetono nei talk show”. Di qui la proposta di un'agenda di profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro paese, da attuare subito e nella prossima legislatura con particolare attenzione al contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, alla competitività del sistema produttivo, alla transizione ecologica e digitale, alla salute, all'istruzione e al lavoro.
Giovannini indica tre interventi possibili nel breve termine. Primo: adottare la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile entro fine anno, e farla diventare la guida di tutte le politiche settoriali, superando la frammentazione che ha caratterizzato anche questa legislatura. Secondo: introdurre una “governance anticipante”, come raccomandano l'ONU e la Commissione europea, ovvero istituzioni capaci di anticipare il futuro e non di reagire solo alle emergenze. Terzo, forse il più importante: attuare subito la riforma dell'anno scorso che impone al governo e al Parlamento di valutare l'impatto delle nuove leggi in termini ambientali e sociali sui giovani e sulle future generazioni. "È un anno che aspettiamo il decreto di attuazione, è veramente il caso di procedere", sottolinea Giovannini. "Anche questa sarebbe una bella risposta alle giuste rivendicazioni dei giovani che chiedono futuro."
I numeri del rapporto raccontano un paese in affanno su più fronti. La povertà resta un'emergenza nazionale: 5,4 milioni di persone vivono in condizione di povertà assoluta, di cui 1,1 milioni sono minori. Oltre 113.000 bambini e ragazzi sono seguiti per maltrattamento. "La povertà non si batte semplicemente dando dei bonus", avverte Giovannini. "Bisogna migliorare gli strumenti di lotta alla povertà."
Anche la transizione energetica procede troppo lentamente. L'Italia si riscalda a velocità doppia rispetto alla media globale. Lo stress idrico è una piaga: la dispersione media dell'acqua potabile raggiunge il 42,4%. La crescita dell'inflazione pesa di più sulle giovani generazioni. La disparità di genere nel lavoro di cura resta marcata. Dal Sud sono fuggite 195.000 donne laureate. E circa sei milioni di italiani rinunciano alle cure sanitarie.
Giovannini indica le priorità per la manovra di bilancio: oltre a migliorare gli strumenti contro la povertà, serve realizzare al più presto il Piano Nazionale di Ripristino della Natura. "Entro il 2030 dobbiamo ripristinare il 30% degli ecosistemi distrutti: grande opportunità per creare lavoro, per migliorare la condizione di vita delle persone." E poi il lavoro di qualità, che manca in molte aree del paese, soprattutto per giovani e donne.
Paolo Angelini, direttore generale della Banca d'Italia, mette l'accento sul ruolo del sistema finanziario, che "ha il compito di accompagnare la transizione energetica e ambientale, non di guidarla. Deve selezionare i progetti solidi da finanziare, valutare correttamente i rischi e sostenere imprese e famiglie nei loro investimenti". Servono regole stabili e un quadro informativo adeguato. Un problema riguarda le piccole e medie imprese europee, comprese quelle italiane: manifestano una crescente propensione a investire in efficienza energetica, ma continuano a segnalare più spesso delle grandi imprese difficoltà nell'accesso ai finanziamenti necessari. Tra le opportunità indicate da Angelini figurano i prestiti verdi, gli impianti fotovoltaici sui tetti dei capannoni, gli accordi di fornitura elettrica a medio e lungo termine. Una definizione più semplice e condivisa dei prestiti verdi potrebbe favorire lo sviluppo del mercato. La transizione richiede strumenti finanziari adeguati e regole prevedibili, affinché famiglie e imprese possano cogliere le opportunità offerte dall'efficienza energetica e dalle nuove tecnologie.
"Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l'Agenda 2030", dichiara Marcella Mallen, presidente dell'ASviS. "Ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli." Le proposte dell'Alleanza guardano anche oltre il 2030 e si fondano sui princìpi della Costituzione e sui valori europei. Conclude Pierluigi Stefanini, presidente dell'ASviS: "Vogliamo contribuire a dare risposte concrete alla domanda di futuro che arriva dalle giovani generazioni".
In copertina: uno scorcio delle case popolari di via Quarti, a Milano. Foto di Massimo Alberico, Agenzia IPA

