Novamont, società di Versalis (ENI), ha pubblicato la sesta Relazione di impatto dall'acquisizione, nel 2020, dello status di società benefit. Rispetto alle edizioni precedenti, il documento relativo al 2025 introduce una novità non secondaria: per la prima volta confluisce nello stesso testo anche il Bilancio di sostenibilità, che l'azienda di Novara pubblicava separatamente dal 2008.

Il risultato è un unico report che mette sullo stesso piano i numeri economico-finanziari e quelli legati alle finalità di beneficio comune previste dallo statuto, un ennesimo segnale di come, per un'azienda che ha scelto lo status benefit, rendicontare l'impatto sia diventato un esercizio con lo stesso peso della rendicontazione di bilancio.

Come è organizzata la Relazione 2025

L'unificazione dei due documenti risponde a un'esigenza precisa: evitare la sovrapposizione di informazioni che negli anni scorsi risultava nel trattare due volte gli stessi temi, con il rischio di restituire una visione poco coerente. Il documento è oggi organizzato per capitoli allineati ai sette standard B Corp, vale a dire: missione e stakeholder governance, azione per il clima, circolarità, lavoro equo, giustizia ed equità, diritti umani, relazioni istituzionali. Questi pilastri sono usati come standard di valutazione esterni per misurare gli impatti, in conformità alla normativa sulle società benefit, e si appoggiano a KPI stabili e comparabili negli anni e agli standard GRI della Global Reporting Initiative.

Tra i dati quantitativi più significativi spicca l'allineamento alla Tassonomia UE: il 98,6% del fatturato eleggibile associato alla produzione di plastiche in forma primaria risulta conforme ai criteri di sostenibilità ambientale europei, un dato che colloca Novamont tra le realtà industriali europee con il più alto allineamento tassonomico nel proprio settore. Accanto al filone ambientale, storicamente il più sviluppato nella disclosure di Novamont, la Relazione 2025 mostra un focus crescente sugli aspetti sociali: diversità, equità, inclusione, diritti umani trovano oggi capitoli e KPI dedicati, segno di una maturazione che allarga lo sguardo alle persone lungo tutta la catena del valore.

Società benefit dal 2020

Dal gennaio 2016 l'Italia è il primo paese al mondo ad aver introdotto per legge la forma giuridica di società benefit, che consente a imprenditori e investitori di proteggere nel tempo la missione dell'azienda anche oltre lo scopo di lucro. Le società benefit, oggi più di 5.300 in Italia, si impegnano volontariamente a perseguire, insieme al profitto, una o più finalità di beneficio comune: effetti positivi su persone, comunità, territori, ambiente, beni culturali e sociali.

La legge chiede loro due cose non negoziabili: proteggere la missione, dichiarandola nell'oggetto sociale, e misurare ciò che conta, rendicontando i risultati con lo stesso rigore dei numeri economico-finanziari. È qui che la relazione di impatto diventa uno strumento distintivo: un documento che integra performance economiche e impatto sociale e ambientale, rendendo trasparente il contributo reale di un'azienda al sistema in cui opera. Si tratta, in effetti, dell'evoluzione del reporting tradizionale verso un'accountability estesa, che guarda non solo a chi possiede l'azienda ma anche a chi ne subisce gli effetti.

Per Novamont la scelta di diventare società benefit nel 2020 e di certificarsi B Corp è la messa a sistema di un percorso già scritto nel DNA aziendale sin dal 1990: coniugare innovazione industriale, competitività e creazione di valore di lungo periodo con un impatto positivo misurabile. La multinazionale della bioeconomia con sede a Novara ha ancorato le proprie cinque finalità di beneficio comune, esplicitate in statuto, a un modello operativo verificabile, che lega la governance agli obiettivi ambientali e sociali dichiarati. Il modello benefit, rafforzato dalla certificazione B Corp, ottenuta nel 2020 e oggi in adeguamento ai nuovi standard di B Lab, diventa così una leva industriale prima ancora che reputazionale: orienta investimenti, selezione dei fornitori, sviluppo di prodotto, relazione con i territori.

A testimonianza di quanto la governance della sostenibilità sia profonda in azienda, il responsabile d'impatto di Novamont è l’amministratrice delegata stessa, Catia Bastioli, la figura apicale dell’azienda.

Gli highlights del 2025

Guardando ai numeri sul fronte economico, Novamont ha chiuso il 2025 con 237 milioni di euro di fatturato, 19 milioni investiti in ricerca e sviluppo e un portafoglio di 1.800 brevetti e domande di brevetto attivi, riconducibili a 149 famiglie brevettuali. L'87% dei clienti business si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto. Sul clima e l'ambiente, il 65% del fatturato è di tipo rigenerativo, il 51% dei materiali utilizzati proviene da fonti rinnovabili di origine vegetale e il 100% dell'energia elettrica acquistata arriva da fonti rinnovabili certificate.

Sulla circolarità, il progetto Cambia impronta! Scegli la leggerezza con Unicoop Firenze e Legambiente ha superato i diecimila visitatori. Sul lavoro, l'azienda conta 775 dipendenti e ha erogato, attraverso le Officine Novamont, 875,5 ore di formazione interna a 234 partecipanti. Su diversità e inclusione, il 2025 ha visto la creazione di un tavolo di lavoro interno volontario e il lancio di una survey dedicata alle percezioni dei dipendenti; sui diritti umani, oltre 200 fornitori sono stati coinvolti in un percorso di valutazione tramite la piattaforma Open-es.

Le storie di impatto: dal suolo alle comunità

Il valore aggiunto della Relazione non sta solo nei numeri: sta nelle storie che li rendono concreti. Sul fronte ambientale, il 2025 porta a Novamont il Premio Responsible Care di Federchimica, per uno strumento che permette ai clienti di calcolare la carbon footprint dei propri prodotti in Mater-Bi lungo tutta la filiera, secondo lo standard ISO 14067.

Prosegue l'impegno con Re Soil Foundation, promossa nel 2020 con Università di Bologna, Coldiretti e Politecnico di Torino per fare della salute del suolo un tema di policy europea: nel 2025 la fondazione ha coinvolto oltre 3.000 studenti e 200 insegnanti in Italia e organizzato gli Stati generali della salute del suolo a Ecomondo: un impegno che va oltre l'ambiente in senso stretto, toccando educazione e responsabilità intergenerazionale.

Sul versante degli stakeholder, tre iniziative raccontano la profondità del modello dell’azienda. La collaborazione con la cooperativa sociale Terra Felix, in Campania, impegna Novamont nella valorizzazione di terreni marginali confiscati alle mafie con lo sviluppo di aridocolture, e nel 2025 ha dato vita a BioEconomia per l’inclusione, percorso partito nella casa circondariale di Carinola per il reinserimento dei detenuti attraverso pratiche agricole innovative. Il Caffè Sociale AUTentico, inaugurato nel 2025 a Novara, unisce spazio aziendale e attenzione alle persone: gli arredi sono realizzati dalla Cooperativa Reverse di Verona, attiva nella casa circondariale di Verona Montorio, mentre la gestione quotidiana è affidata alla Cooperativa Gerico di Novara, che coinvolge ragazzi nello spettro autistico in un contesto protetto di lavoro. Infine, le Officine Novamont, la piattaforma di formazione interna ed esterna, restano lo strumento che, raccontato all'esterno, colpisce sempre per la capacità di trasformare la cultura della bioeconomia circolare in un patrimonio condiviso.

Tra dati e casi studio, la Relazione 2025 offre insomma il quadro di un'azienda che misura la propria strategia benefit con la stessa attenzione prestata per il bilancio economico quale un esercizio di rendicontazione oltre che di comunicazione.

 

In copertina: immagine Envato