In questa estate di temperature critiche, è più che mai utile riflettere sul lungo periodo per capire cosa possono fare aziende e istituzioni per ridurre gli impatti sul clima. Ecco allora che se tutte le aziende del mondo adottassero le pratiche delle B Corp, il riscaldamento globale potrebbe ridursi di 0,5°C entro la fine del secolo. È questa infatti la conclusione di The Nature of Business, uno studio di B Lab che analizza il potenziale delle strategie di gestione dell'impatto adottate dalle oltre diecimila aziende certificate.

Secondo il report, tra le principali conseguenze ci sarebbe soprattutto la possibilità di prevenire 600.000 morti causate dalle ondate di calore estremo, ma i benefici sono trasversali. Negli scenari realizzati con il modello En-ROADS, simulatore sviluppato da Climate Interactive e dal MIT Sloan, si ridurrebbe infatti anche il rischio di estinzione di numerose specie terrestri e marine che conosciamo oggi. In un contesto in cui, tra semplificazioni normative e timori di greenwashing, il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro, i dati offrono un supporto concreto per guidare le strategie aziendali verso un cambiamento costruttivo.

I dati dello studio di B Lab

Il report parte dall’analisi di quattro pilastri che interessano in maniera trasversale l’intera filiera di un’azienda. A livello globale, il primo pilastro è l’efficientamento energetico degli edifici, che rappresenta non solo l’azione più rilevante, ma anche quella maggiormente applicata, come evidenziato anche dall’osservatorio Cleantech 2026. Solo questa azione, se adottata globalmente, contribuirebbe alla riduzione di 0,3°C.

Diminuire i rifiuti alla fonte è un obiettivo già raggiunto dal 53% delle B Corp e contribuirebbe a una riduzione di 0,1°C. A seguire, i trasporti e l’adozione delle energie rinnovabili contribuirebbero al restante 0,1%. Guardando ai dati, il 28% delle B Corp si approvvigiona già al 100% da fonti rinnovabili e utilizza veicoli puliti o a basse emissioni con una frequenza doppia rispetto alle aziende tradizionali.

Un focus sull’Italia mostra che sono 387 le aziende nazionali certificate. Ben 69 nuove aziende hanno conseguito la certificazione nel 2025 e molte hanno già rinnovato la certificazione secondo i nuovi standard 2026, tra cui Nativa, Davines e Olivetti. Un dato che mostra come chi guida le aziende stia maturando una consapevolezza sempre maggiore su queste tematiche. “La sostenibilità sta diventando un criterio sempre più concreto di accesso ai mercati e alle filiere, anche alla luce dell’evoluzione del quadro europeo”, spiega infatti Veronica Fervier, Country Manager di B Lab Italia. “Per le imprese italiane non ancora certificate, iniziare a misurare e gestire il proprio impatto significa ridurre i rischi, rispondere alle richieste di clienti e investitori e rafforzare la propria competitività. Il percorso B Corp offre strumenti concreti per trasformare questi impegni in obiettivi verificabili e risultati misurabili.”

Sebbene di notevole valore, la ricerca riconosce che le B Corp sono ancora in evoluzione verso il raggiungimento dell’obiettivo di operare entro i confini planetari. I nuovi standard aiuteranno le aziende lungo questo percorso attraverso un monitoraggio periodico e la verifica indipendente del rispetto dei requisiti minimi. Inoltre, le aziende sono chiamate a svolgere attività di advocacy e informazione.

Nel report si sottolinea anche che la forza della comunità B Corp risiede nella sua diversità, che abbraccia settori, dimensioni e aree geografiche. L'adozione diffusa di queste pratiche e la loro affermazione come nuova norma possono innescare il cambiamento strutturale e culturale necessario per un'azione climatica su larga scala.

 

In copertina: immagine Envato