Tra incursioni sulle spiagge in concessione, denunce contro le rendite di posizione corporative e battaglie sulla mobilità, Matteo Hallissey, classe 2003, presidente di +Europa e di Radicali Italiani, si è imposto al centro del dibattito politico come uno dei volti più dirompenti della sua generazione. La sua azione politica non si ferma al litorale: dalla liberalizzazione del trasporto pubblico alla difesa strategica delle grandi opere europee come la TAV, fino alle sfide economiche e civili del prossimo autunno, il leader radicale traccia la rotta di una transizione che deve essere concorrenziale, sostenibile e priva di corporativismi.
Materia Rinnovabile l’ha intervistato, per parlare di sostenibilità che si intreccia a doppio filo con la gestione trasparente delle risorse pubbliche, la transizione ecologica e l’innovazione infrastrutturale, mettendo in luce il fatto che il demanio marittimo è prima di tutto una questione di tutela dei beni comuni e di rispetto delle normative europee.
Le sue azioni sulle spiagge hanno riacceso i riflettori sulla mancata applicazione della Direttiva Bolkestein. Qual è la sua ricetta per passare da un’occupazione privata “a vita” a gare pubbliche che premiamo chi investe in sostenibilità ed erosione zero?
La nostra proposta coniuga le diverse esigenze di cittadini e turisti: chi vuole la spiaggia libera, chi predilige la libera attrezzata (con servizi, ma senza l’obbligo di pagare l’ombrellone) e chi preferisce lo stabilimento balneare. Garantire questa varietà significa offrire un servizio efficiente. Per la quota destinata agli stabilimenti, la strada maestra sono le gare pubbliche che l’Unione Europea ci chiede da vent’anni. Oggi rischiamo una procedura di infrazione, che pagherebbero i cittadini, perché la politica non si è mai assunta la responsabilità di indire i bandi. Le gare garantiscono concorrenza, migliorano i servizi e offrono certezze agli stessi imprenditori, che oggi non investono perché non sanno se l’anno dopo avranno ancora la concessione. Nei bandi, che alcuni sindaci coraggiosi hanno già avviato, occorre inserire criteri premianti per i progetti più sostenibili. Dal contrasto al cemento alla tutela della biodiversità costiera. Infine, come fatto a Roma, si possono prevedere royalties per i comuni, destinando parte dei canoni alla cura del territorio e dei litorali limitrofi.
Dalle battaglie contro le lobby dei balneari ai blitz su taxi e NCC. Come si abbattono le resistenze corporative per costruire città con trasporti efficienti, decongestionati e a zero emissioni?
Servono visione integrata e un servizio pubblico efficiente, di linea e non di linea. La priorità è potenziare il trasporto pubblico locale: aumentare gli autobus e prolungare le metropolitane verso le periferie. Portare le metro fuori dal centro significa riqualificare la città e offrire spostamenti rapidi e capillari. In secondo luogo, bisogna aprire il mercato di taxi e NCC, allineando l’Italia agli standard europei. Oggi nelle grandi città molti usano l’auto privata solo per timore di non trovare bus, metro o taxi disponibili. Un sistema davvero integrato disincentiva l’uso dei veicoli privati, riducendo traffico ed emissioni. Infine, la mobilità sostenibile non deve penalizzare la sharing mobility. Introdurre restrizioni eccessive su monopattini e biciclette rischia di soffocare un settore fondamentale per gli spostamenti brevi.
A differenza di parte del mondo ambientalista, lei sostiene il completamento della Torino-Lione. Perché la TAV è fondamentale per l’integrazione europea e la decarbonizzazione?
Serve un approccio razionale, basato sui dati e sull’innovazione tecnologica. Oggi circa tre milioni di TIR attraversano le Alpi ogni anno e tra l’80% e il 90% delle merci tra Italia e Francia viaggia su gomma, inquinando fino a dieci volte più del treno. La linea storica è obsoleta e ha perso il 70% del traffico negli ultimi decenni. Per ridurre le emissioni di CO₂ occorre una rete moderna. Lo spostamento delle merci su ferro abbatterebbe l’inquinamento e la mortalità (quella su rotaia è 36 volte inferiore rispetto alla strada). Scontriamo spesso l’opposizione ideologica dei comitati “No a tutto”, ma noi sosteniamo una linea eco-modernista: l’innovazione e le grandi infrastrutture sono la chiave per disaccoppiare la crescita economica dall’aumento delle emissioni.
Quali saranno i principali fronti di mobilitazione d'autunno per +Europa e Radicali Italiani in tema di transizione ecologica e diritti?
Vogliamo portare avanti una linea chiara a favore dello sviluppo e delle infrastrutture. A Roma abbiamo lanciato il progetto “Roma Sì”, mettendo al centro opere essenziali come il termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti. Al contempo, incalzeremo sia il centrodestra sia il centrosinistra. Spesso, anche nelle regioni guidate da amministrazioni progressiste, le rinnovabili sono bloccate dai veti locali e dai comitati del “No a tutto”. Si arriva al paradosso di opporsi a impianti solari o eolici, come accaduto di recente in Umbria. Promuoviamo un ambientalismo pragmatico ed eco-modernista, fondato su un mix energetico bilanciato che unisca fonti rinnovabili e nucleare di nuova generazione. Chiediamo ai movimenti verdi di abbandonare le posizioni ideologiche e di aprirsi al contributo della scienza.
In copertina: Matteo Hallissey
