Dal 10 al 12 giugno la Renewable Materials Conference (RMC) ha riunito a Siegburg, in Germania, gli attori della filiera chimica, al lavoro per ideare i materiali e le tecnologie per un futuro lontano dai combustili fossili.

“Ciò che è più urgentemente necessario è una strategia sostenibile, integrata e coerente per l'energia, il clima e l'economia circolare, insieme a un quadro politico coerente, basato sulla scienza e sulle evidenze, a livello globale, regionale e nazionale, che tenga conto delle differenze regionali e nazionali in termini di equità e giustizia intra-intergenerazionale”. Con questo spunto di riflessione Reinhold Lang dell’Università Johannes Kepler di Linz ha introdotto l’ampiezza della sfida in corso durante la RMC.

Algreit Dume (DG Grow, European Commission) tiene il workshop Transition Pathway for the Chemical Industry alla Renewable Materials Conference © Renewable Materials Conference

Nuovi modelli di approvvigionamento e investimenti necessari

A dipingere un quadro preoccupante per il mondo chimico e petrolchimico è stato, invece, Hans Rovers della svizzera New Normal Consulting. Secondo Rovers, l'industria petrolchimica europea sta affrontando un cambiamento dirompente. In Europa i margini sono in calo, mentre i costi sono tra i più alti al mondo per le materie prime e l’energia. Al tempo stesso i volumi europei sono in calo, le importazioni in costante aumento così come il crollo della domanda locale, in quanto i materiali e i prodotti sono sempre più disponibili a costi inferiori altrove. Anche il futuro non sembra roseo, nell’analisi di Rovers, a causa dell’enorme sovraccapacità globale del settore determinata dalla concorrenza di Stati Uniti, Medio Oriente e Cina e dai prezzi al ribasso.

A ciò si aggiunge la necessità di massicci investimenti, volti a garantire l'accesso a fonti non fossili di carbonio e idrogeno e a sviluppare tecnologie e infrastrutture per defossilizzare i processi europei. L’Europa ha, inoltre, una tra le normative più stringenti rispetto alle emissioni di CO₂.

La situazione nell’UE, tuttavia, è destinata a cambiare in modo significativo. Da un lato, ciò è dovuto al massiccio lavoro di informazione svolto da soggetti come CO Value Europe (CVE) e la Renewable Carbon Initiative (RCI), che hanno evidenziato l'importanza della CCU come tecnologia chiave. D'altra parte, la Commissione europea (CE) ha iniziato a riconoscere che la CCU sarà necessaria per la defossilizzazione di combustibili, prodotti chimici e materiali, e per cicli di carbonio sostenibili.

Nonostante gli sforzi di tante grandi e piccole aziende, la realtà è che le nostre società dipendono ancora ampiamente da combustibili fossili. In un’era in cui prevalgono volatilità, incertezza, complessità e ambiguità (il cosiddetto VUCA, acronimo per “volatility, uncertainty, complexity and ambiguity”), Ivana Krkljus, Global Strategic Bioeconomy Advocacy, Renewable and Recycled Carbon Policy di BASF ha delineato la necessità di sviluppare qualcosa di diverso che vada oltre la dipendenza da carbonio.

Quella di Krkljus è stata una chiamata a tutti gli attori della filiera anche perché, come ha affermato, "la sostenibilità nel marketing è morta, dobbiamo passare al marketing sostenibile. Le affermazioni devono essere accuratamente convalidate per non essere soltanto vuote dichiarazioni green."

Tecnologie, nuovi materiali e progetti di ricerca in corso

Per cambiare questo scenario sono tanti i punti critici da affrontare e migliorare, dai prodotti di chimica fine, vale a dire prodotti farmaceutici, detergenti, sigillanti e applicazioni funzionali, alla nuova generazione di materiali adesivi e rivestimenti. Nuovi materiali a base biologica sono in fase di studio e ricerca così come innovative tecnologie di riciclo meccanico, fisico e chimico dei diversi tipi di plastica.

Cicli di carbonio sostenibili, raffinerie rinnovabili e riciclaggio di sostanze chimiche, nonché nuove tecnologie di processo e per la produzione di prodotti chimici rinnovabili, polimeri e plastiche: oltre 500 partecipanti alla conferenza hanno rappresentato lo stato dell’arte del settore chimico con una grande visibilità dell’industria nordeuropea, tedesca e nederlandese in particolare. Resine, additivi, riempitivi funzionali rinnovabili: per il successo di questi nuovi prodotti, tuttavia, resta cruciale il lato biodegradabilità e la possibilità di compostaggio domestico o industriale.

Legno e zucchero, saccarosio in particolare, sono tra i materiali a base biologica su cui si stanno concentrando le ricerche di numerose aziende del settore come UPM e Consum Beet Company al fine di sostituire almeno parzialmente i componenti di origine fossile. Se Dow sta investendo per ideare nuovi tensioattivi che consentano di ridurre l'impronta di carbonio dei propri prodotti per la pulizia della casa, la statunitense International Flavors & Fragrances sta ricercando e progettando nuovi biomateriali enzimatici per migliorare i propri aromi e profumi, che è possibile trovare in numerosi cibi e bevande normalmente in commercio. In Portogallo, invece, il CeNTI, Centro per le nanotecnologie e i materiali intelligenti, sta guardando alla bioeconomy e ai rifiuti marini per dar vita a soluzioni di moda sostenibili.

I tanti progetti presentati alla RCI raccontano la vivacità delle iniziative in corso, ma anche la difficoltà di portare i prodotti sul mercato e la consapevolezza dell’urgenza della situazione attuale perché, come affermato da René Bethmann di VAUDE Sport, azienda di outdoor tedesca, attualmente impegnata in diversi progetti e con diversi partner per il riciclo del poliestere, “un materiale impiega dai 20 ai 30 anni per diffondersi e consolidarsi nel mercato, ma purtroppo non abbiamo più questo tempo a disposizione”.

Il riciclo è ancora cruciale

Le tecnologie di riciclo meccanico, fisico e chimico svolgono un ruolo essenziale nella realizzazione degli obiettivi del Green Deal. Se, come emerge dai diversi partecipanti e relatori alla Renewable Materials Conference, non è possibile prescindere dal riciclo ‒ processo che appare al momento più semplice rispetto al ripensamento totale dei diversi prodotti ‒ come afferma Matthias Wilhelm, responsabile riciclo plastica e ricerca e sviluppo di Lober, “la strada da percorrere è lunga, è necessaria l’integrazione verticale di tutte le parti, consumatori, proprietari di marchi, riciclatori, legislatori e politica. Il successo del riciclo non può essere un compito affidato a singoli, la collaborazione tra i diversi attori è cruciale”.

Al tempo stesso, resta necessario affrontare il tema del consumo di materie che continua a crescere. Il riciclo di plastica e il miglioramento delle tecnologie può arginare in parte le richieste, ma è sempre fondamentale concentrarsi sulla R di livello zero, vale a dire “Rifiutare”: rifiutarsi di acquistare nuovi beni è infatti il primo passo per non generare rifiuti.

Michael Carus presenta il Position Paper su riciclo chimico e fisico © Renewable Materials Conference

Il Position Paper della Renewable Carbon Initiative su riciclo fisico e chimico

La Renewable Carbon Initiative (RCI), fondata da Nova Institute con l’obiettivo di sostituire completamente il carbonio di origine fossile con fonti di carbonio rinnovabili, tra cui biomassa, CO₂ e riciclaggio, ha presentato un Position Paper sul riciclo fisico e chimico. Nel paper, presentato da Micheal Carus durante la seconda giornata della Renewable Materials Conference, sono elencate le richieste e il punto di vista di una rete globale di oltre 60 aziende tra cui Nestlè, UPM e Covestro.

Nel documento compare la richiesta di un contenuto riciclato obbligatorio per tutti i polimeri/plastiche in tutte le applicazioni ‒ nell'imballaggio, nell'automotive, nel tessile e in tutti gli altri settori ‒ così come la richiesta di accettazione generale, riconoscimento e chiarimento delle regole per le tecnologie di riciclo chimico e fisico nel calcolo dei tassi di riciclo per tutti i settori, sulla base di sistemi di tracciamento e certificazione consolidati. La RCI, inoltre, sostiene l'accordo politico tra le istituzioni europee per l'introduzione di quote minime di riciclo anche per gli “imballaggi sensibili al contatto”, comprese tra il 10% e il 30%, a seconda del polimero e dell'applicazione.

Il premio per l'innovazione Renewable Material of the Year

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