Trenta proposte, otto settori chiave, sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile. Legambiente ha presentato a Roma, alla presenza del ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il suo Libro bianco sulla riconversione green dell'industria italiana. Il documento è il risultato di un percorso di confronto avviato nel luglio 2025 con istituzioni, imprese, mondo del lavoro e della ricerca, con l'obiettivo di dare gambe al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività. Insieme a Legambiente, 39 campioni nazionali della transizione ecologica, rappresentanti di quell'industria italiana più innovativa che investe nella rivoluzione verde e che l’associazione ambientalista ha censito dal 2023 a oggi con la campagna itinerante I cantieri della transizione ecologica.
“Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell'energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro Libro bianco, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia.”
Le proposte toccano energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità e rafforzamento dei controlli, con sei pilastri trasversali: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione. L'Italia, secondo Legambiente, deve colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali. In particolare, come evidenzia la Commissione europea nel suo Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, l'applicazione delle norme ambientali può far risparmiare all'economia UE ben 180 miliardi di euro annui, circa l'1% del PIL europeo.
Tra le trenta proposte indirizzate a Governo e Parlamento: garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali dell'energia elettrica per abbassare i costi nei territori con maggiore presenza di rinnovabili; completare l'organico della Commissione PNRR-PNIEC del MASE e rafforzare il personale negli uffici regionali e comunali per valutazione e autorizzazione progetti; varare un piano d'azione per implementare la strategia europea per la bioeconomia.
Sul fronte dell'economia circolare: semplificare l'iter di approvazione dei decreti End of Waste e dei progetti di repowering eolico; sostenere lo sviluppo delle nuove filiere del tessile, delle materie prime critiche, dei RAEE e degli aggregati riciclati in edilizia; emanare il DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate.
Sul versante della legalità ambientale: approvare il disegno di legge contro i reati agroalimentari inserendo il nuovo delitto di “produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti”; approvare il decreto legislativo per il pieno recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell'ambiente, inserendo nel Codice penale anche reati come il saccheggio delle risorse idriche; varare un piano nazionale di lotta all'abusivismo; potenziare i controlli con i decreti attuativi della legge 132 del 2016 sul Sistema nazionale di protezione ambientale.
Il Libro bianco dedica particolare attenzione a tre settori industriali in crisi: chimica, automotive e siderurgia. Questi comparti sono in difficoltà, denuncia l’associazione, “proprio a causa delle mancate politiche industriali degli ultimi trent’anni, non del Green Deal europeo”. Occorre investire sulla chimica verde, sulla bonifica dei siti di interesse nazionale e sulla riconversione delle grandi aree siderurgiche come Taranto, Piombino e Terni. Non esiste industria pulita senza aver bonificato le aree che ospitano gli impianti, ma è fondamentale anche un approvvigionamento energetico libero dalle fonti fossili.
I numeri globali confermano la direzione della transizione: secondo il rapporto Renewable Energy Statistics 2025 di IRENA, nel 2024 il 91% della nuova potenza elettrica aggiuntiva nel mondo riguardava fonti pulite, mentre solo il 9% proveniva da fossili o nucleare. In Europa, secondo i dati del think tank Ember, nel 2025 è stata prodotta per la prima volta più energia elettrica da fotovoltaico ed eolico (30%) che dai combustibili fossili (29%).
Secondo l'ultima indagine della Banca europea per gli investimenti, in Europa nove aziende su dieci investono in riduzione delle emissioni, nonostante le tensioni geopolitiche rallentino gli investimenti. Le principali barriere percepite dalle aziende europee sono l'incertezza (83%) e i costi dell'energia (75%), cui si aggiunge il costo della burocrazia, stimato all'1,1% del fatturato (1,8% per le PMI). "Nonostante le tante difficoltà, l'Italia può vantare l'esperienza di imprese leader mondiali sulla sostenibilità ambientale", commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Dagli impianti eolici all'industria del riciclo degli pneumatici, degli oli minerali esausti, dei rifiuti organici per produrre biometano, dalle vetrerie alle cartiere, fino all'industria edilizia, sono tante le esperienze che hanno già messo in campo il loro Clean Industrial Deal.”
La campagna I cantieri della transizione ecologica, partita nel maggio 2023 dalla Sicilia, ha censito in tre anni 39 realtà innovative in 12 regioni, di cui 8 solo nel 2025. Le regioni con più “campioni” sono Lombardia, Piemonte e Sicilia (6 ciascuna), seguite da Veneto (5), Lazio e Toscana (3). Tra le esperienze raccontate nel 2025: l'impianto eolico ibrido con batterie di Vicari (in provincia di Palermo), lo stabilimento di carta igienico-sanitaria di Altopascio (Lucca), il repowering di quattro parchi eolici in provincia di Chieti, gli impianti di riciclo di oli minerali a Verona e di pneumatici in provincia di Alessandria, la produzione di materiali per l'edilizia da materie prime riciclate in provincia di Lecco, il riciclo del vetro a Pescia. Il viaggio della campagna proseguirà anche nel 2026.
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In copertina: immagine Envato
