I green bond emessi dai paesi emergenti tornano a essere tra gli strumenti di debito più attraenti, anche a causa della guerra che Stati Uniti e Israele hanno mosso contro l’Iran. Nei primi quattro mesi di quest'anno il collocamento di titoli obbligazionari dedicati a progetti a basso impatto ambientale è aumentato del 53%, raggiungendo i 24 miliardi di dollari. Secondo i dati elaborati da Bloomberg, si tratta della seconda cifra più alta registrata dopo il record del 2023, quando la somma delle obbligazioni verdi toccò nello stesso periodo il picco di 27 miliardi.
Il momento dei green bond
I paesi più colpiti dal blocco dello stretto di Hormuz e quindi dal rialzo dei prezzi di gas e petrolio (+55% dall’inizio della guerra) stanno puntando a diversificare il proprio mix energetico accelerando la transizione verso le fonti rinnovabili. Ad aprile la Costa d'Avorio ha raccolto 43 milioni di euro dall’Africa Finance Corporation per finanziare ciò che dovrebbe diventare il più grande impianto solare del paese.
La Cina, che importa oltre la metà del petrolio via Hormuz, sta valutando un'altra grande emissione di obbligazioni green quest'anno. Non è stato ancora confermato da fonti ufficiali, ma, dopo il successo del primo green bond nazionale da 897 milioni di dollari che lo scorso anno ha finanziato attività legate a mitigazione dei cambiamenti climatici, biodiversità e contrasto all’inquinamento, non sorprende che Pechino voglia attrarre altro capitale internazionale per sostenere la sua crescita.
Secondo Rotimi Odubogun, vicepresidente associato dell'Africa Finance Corporation, per i paesi emergenti si nota una maggiore necessità di sicurezza energetica, diversificazione e stoccaggio. “E le energie rinnovabili rimangono molto strategiche, in particolare per i green bond”, ha dichiarato a Bloomberg.
Segnali di ulteriore crescita arrivano anche dall’Unione Europea, che a fine aprile ha creato uno strumento di investimento (Global Green Bond Initiative Fund) che mobiliterà fino a 20 miliardi di euro di capitali privati per progetti infrastrutturali sostenibili in paesi a basso e medio reddito. Anche la British International Investment supporterà 1,5 miliardi di dollari per sostenere la transizione energetica in India e nel Sud-Est asiatico.
L’interesse per i green bond nasce da lontano
Dalla prima obbligazione verde emessa nel 2007 dalla European Investment Bank il mercato dei green bond è cresciuto vertiginosamente. Secondo un recente report dell'International Finance Corporation, la più grande istituzione globale per lo sviluppo focalizzata sui mercati emergenti, l’emissione cumulativa globale di obbligazioni negli ultimi sette anni (2018-2024) ha raggiunto i 5.100 miliardi di dollari. Di questi il 16% è stato emesso da mercati emergenti, di cui la Cina fa ancora parte.
Secondo Maurizio Dallocchio, professore di Corporate Finance dell'Università Bocconi, il rincaro energia è solo una delle condizioni che stanno determinando la crescita dei green bond. “Nonostante l’avvento di Trump, gli investitori internazionali come fondazioni, fondi pensioni e del mondo assicurativo rimangono attratti da questo tipo di strumenti”, commenta Dallocchio a Materia Rinnovabile. Prima gli emittenti venivano premiati con il cosiddetto “greenium”, uno sconto sul tasso di interesse che riflette l'elevata domanda da parte degli investitori. Oggi, invece, la differenza di rendimento tra i green bond e i titoli obbligazionari tradizionali si è più che dimezzata secondo i calcoli di Amundi, tra i principali enti di gestione patrimoniale in Europa.
Secondo l’International Finance Corporation, che dal 2010 ha rilasciato più di 12,6 miliardi di dollari in investimenti verdi, l’espansione del mercato negli ultimi tre anni è stato determinato anche dall’attenuarsi delle preoccupazioni sull'inflazione, dalle iniziative governative e le condizioni finanziarie più favorevoli.
“Questi sono paesi in cui gli investimenti tendenzialmente presentano rischiosità implicite ed esplicite”, continua Dallocchio. “Si rivolgono a investitori molto particolari che vantano un certo grado di libertà sotto il profilo del rischio. Ma il nodo centrale è che i progetti green suscitano molto interesse, cosa che fa abbassare i tassi di interesse per chi emette i titoli.”
Ridurre la dipendenza energetica dai combustibili fossili è diventata una priorità per molti paesi in via di sviluppo. Indipendemente dagli strumenti finanziari utilizzati. Lo Zambia, per esempio, ha ottenuto un investimento di 1,5 miliardi di dollari dalla China Machinery Engineering Corporation (CMEC) per espandere la capacità nazionale di generazione di elettricità di 900 megawatt, mentre la stessa azienda cinese ha iniziato a costruire in Cambogia una centrale idroelettrica da 1 miliardo di dollari.
In copertina: immagine Envato
