Presentate come una delle innovazioni più promettenti per ottenere sistemi agroalimentari più sostenibili, le farine di insetti sembravano avere le carte giuste per essere la risposta concreta alla crisi ambientale della zootecnia tradizionale: insetti allevati con pochi input e capaci di trasformare sottoprodotti agricoli in proteine ad alto valore nutrizionale. Oggi, tuttavia, il settore europeo si trova in una fase di maturazione complessa, in cui alle promesse iniziali si affiancano fallimenti industriali, ripensamenti strategici e modelli alternativi.

L’Europa, pur con molte cautele, ha progressivamente aperto alla commercializzazione di alcuni tipi di insetti nei mangimi e più recentemente anche in alcuni alimenti destinati al consumo umano. Nel 2024 il valore complessivo del mercato europeo delle proteine da insetti è stato stimato attorno ai 133 milioni di dollari, con proiezioni di crescita a un tasso annuo composto fino al 44,8% nel periodo 2025-2033 e un valore potenziale di circa 3,7 miliardi di dollari entro il 2033.

Sebbene il valore sia ancora contenuto rispetto ad altri settori alimentari, l’Europa è una delle principali aree globali per l’industria delle farine di insetti, con una quota stimata tra il 29% e oltre il 39% del mercato globale. Tuttavia, l’adozione delle farine di insetti come ingrediente per alimenti destinati al consumo umano incontra barriere culturali significative, e oggi la maggior parte di esse in Europa viene utilizzata nei mangimi per animali domestici, nella zootecnia e nell’acquacoltura.

Tra vantaggi ambientali e costi energetici

Dal punto di vista ambientale, l’allevamento di insetti presenta indubbi vantaggi. Gli insetti richiedono meno acqua e meno suolo rispetto ai bovini o alla soia, emettono quantità inferiori di gas serra e possono essere nutriti utilizzando sottoprodotti agricoli o dell’industria alimentare. Le filiere si inseriscono bene nei modelli di economia circolare: molte aziende trasformano rifiuti organici in nutrienti per gli allevamenti, mentre i sottoprodotti degli insetti (come il frass, il residuo organico dell’allevamento) possono tornare all’agricoltura.

Tuttavia, gran parte degli impianti industriali opera in ambienti controllati, con consumi energetici elevati per il mantenimento di temperatura, umidità e biosicurezza. Questo significa che il bilancio ambientale positivo dipende fortemente dalla fonte di energia utilizzata e dal grado di efficienza tecnologica raggiunto.

Ÿnsect: quando la scala industriale non basta

Accanto ai Paesi Bassi, Francia, Germania e Regno Unito guidano il mercato, grazie a investimenti in infrastrutture di allevamento, ricerca e innovazione tecnologica e politiche pubbliche. La Francia, in particolare, è considerata un hub dinamico: oltre a ospitare diverse realtà produttive, i governi locali hanno incentivato la crescita di questo segmento all’interno di strategie più ampie per l’agroalimentare sostenibile.

Incentivi e investimenti, tuttavia, da soli non bastano, come dimostra il caso di Ÿnsect che, nonostante investimenti per oltre cinquecento milioni di euro e una visione industriale ambiziosa, basata su grandi impianti altamente automatizzati, non è riuscita a raggiungere una sostenibilità economica sufficiente ed è finita negli scorsi mesi in liquidazione giudiziaria.

Il fallimento della scale-up simbolo dell’insect farming europeo mostra come le farine di insetti, almeno nel contesto europeo attuale, fatichino a competere, anche sul prezzo, con proteine consolidate come la soia o la farina di pesce. Soprattutto in assenza di un mercato di massa disposto ad assorbirne i volumi. “Un mercato purtroppo non esiste”, ha infatti raccontato a Materia Rinnovabile Carlotta Totaro, fondatrice di Alia Insect Farm, startup lombarda che alleva insetti commestibili e produce proteine alternative a base di polvere di grilli, completamente Made in Italy.

Modelli alternativi: decentralizzazione, filiere locali e innovazione

Tornando alla Francia, esistono modelli produttivi che, nonostante le sfide di mercato e non solo, cercano di dimostrare che un’altra strada è possibile. Un esempio è quello di Invers, che ha scelto di puntare su un sistema decentralizzato di allevamento del Tenebrio molitor. Invece di costruire grandi stabilimenti centralizzati, l’azienda francese ha sviluppato una rete di allevamenti distribuiti direttamente nelle aziende agricole, utilizzando sottoprodotti locali come la crusca di grano.

In questo modello, la farina di insetti non è solo un prodotto industriale, ma parte di una strategia di sviluppo rurale. Gli agricoltori diventano produttori di insetti, generando un reddito aggiuntivo, mentre gli scarti tornano al suolo come fertilizzanti o diventano materia prima per bioplastiche grazie all’estrazione della chitina. È un approccio che rinuncia alla crescita esponenziale, ma punta sulla resilienza, sulla replicabilità regionale e sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Altra traiettoria seguita, inevitabilmente, da alcune aziende europee è quella dell’innovazione scientifica. “Abbiamo trascorso tre anni a sviluppare soluzioni uniche per il mercato dell'allevamento degli insetti. Sfruttiamo la robotica, l'intelligenza artificiale e i big data per produrre proteine da insetti in modo efficiente”, ha raccontato per esempio Marc Bolard, cofondatore e technology lead di Nasekomo.

L’azienda bulgara ha annunciato a inizio gennaio l’avvio di una partnership di ricerca e sviluppo con Phileo by Lesaffre per migliorare i processi di allevamento degli insetti attraverso l’uso di soluzioni probiotiche. L’obiettivo non è soltanto aumentare la produzione, ma rendere gli allevamenti più stabili, ridurre le perdite e migliorare l’efficienza biologica complessiva.

Due approcci, quelli di Invers e Nasekomo, che suggeriscono quanto la competitività futura delle farine di insetti in Europa possa passare meno dalla corsa alla scalabilità e più dall’ottimizzazione dei processi, dall’integrazione con la biotecnologia e dalla capacità di ridurre i costi lungo tutta la filiera.

Una domanda ancora aperta

Ma, allora, il mercato europeo delle farine di insetti funziona davvero? La risposta oggi è sfumata. Funziona in alcuni segmenti specifici, come il pet food. Molti allevatori, ad esempio, stanno integrando farine di insetti come sostituti parziali della tradizionale farina di pesce. La crescente domanda di prodotti ipoallergenici e sostenibili sta inoltre spingendo molte aziende, come la nederlandese Protix, fondata nel 2009 e leader del settore, a innovare i propri portafogli. Funziona quando è inserito in modelli circolari e territoriali o quando è sostenuto da innovazione tecnologica mirata. Funziona forse meno quando cerca di replicare logiche industriali tradizionali senza tenere conto dei limiti economici e culturali del mercato.

Permane il fatto che le farine di insetti si stiano configurando come un ingrediente strategico, destinato a crescere gradualmente, affiancando, e non sostituendo, le proteine convenzionali. La loro sostenibilità e il loro successo economico dipenderanno dalla capacità del settore europeo di costruire un equilibrio tra scala, efficienza e accettazione sociale e, ça va sans dire, un solido mercato.

 

In copertina: foto di Nasekomo