Una trasformazione significativa è in atto nel settore della mangimistica. Secondo una recente proiezione elaborata dalla società di ricerca internazionale Mordor Intelligence, il mercato globale della mangimistica passerà dagli attuali 507 miliardi di euro a quasi 625 miliardi entro il 2030: un incremento del 23%, sostenuto da un tasso di crescita annuo composto del 4,2%. Una dinamica che segnala non solo l’espansione dell’industria zootecnica, ma anche un profondo cambiamento nei suoi modelli produttivi.

Questa accelerazione pone tuttavia interrogativi cruciali sull’impatto ambientale della filiera: oggi la produzione di mangimi dipende in larga parte da colture come mais, soia, grano, riso ed erba medica, la cui coltivazione contribuisce in modo significativo all’impronta ecologica del settore: l’11% delle emissioni globali di gas serra e il 65% del consumo di suolo tra il 1961 e il 2011, come evidenziato dal WWF.

L'utilizzo di ex prodotti alimentari come materia prima per mangimi rappresenta sicuramente una delle principali tendenze che stanno cambiando il settore, principalmente per due ordini di motivi: riduce gli sprechi e diminuisce la dipendenza da risorse agricole convenzionali. Non solo: è anche una prospettiva suggerita dallo stesso WWF, nel documento Solutions to Meet the Need for Feed, ma non è l’unica. L’organizzazione indica infatti, tra gli altri suggerimenti, l’approvvigionamento responsabile, con l’impiego di nuove tecnologie per migliorare la collaborazione tra coltivatori e produttori e ridurre l'impatto ambientale, l’agricoltura rigenerativa e l’impiego di altre fonti innovative di ingredienti.

La circolarità nella produzione di mangimi

“La sostituzione dei cereali e della soia con scarti alimentari per suini può migliorare l’efficienza nell’uso dell’azoto e ridurre il consumo di suolo. Anche i progressi nella nutrizione animale, tra cui amminoacidi sintetici, enzimi, proteine da insetti, funghi e probiotici somministrati direttamente, stanno migliorando l’efficienza dei mangimi”, ha dichiarato a Materia Rinnovabile Aimable Uwizeye, Livestock Policy Officer presso la FAO a Roma.

L'industria europea dei mangimi ha acquisito nel corso degli anni conoscenze, competenze e capacità tecniche in materia di recupero dei nutrienti da altri processi industriali nella catena alimentare e dei biocarburanti che non sono commestibili per l'uomo. Nonostante esistano strozzature legislative nel quadro normativo dell'UE che attualmente limitano un livello più elevato di circolarità nei sistemi alimentari europei attraverso soluzioni innovative di nutrizione animale, infatti, numerose sono le realtà attive nel mantenere nei sistemi alimentari nutrienti che altrimenti andrebbero persi. Si va dalla trasformazione degli agrumi alla molitura di grano e riso fino alla produzione di zucchero e birra.

Proteine da insetti e valorizzazione dei residui agricoli

In Europa diverse aziende stanno già sperimentando soluzioni di upcycling avanzato. In Olanda, la società Protix è considerata pioniera mondiale nell’uso della mosca soldato nera (Hermetia illucens) per trasformare scarti organici in proteine e lipidi ad alto valore per mangimi avicoli e per l’acquacoltura. Il processo genera anche un fertilizzante naturale, chiudendo il ciclo produttivo e riducendo drasticamente l’impronta ambientale.

In Francia, nonostante alcune difficoltà finanziarie in corso, la scale-up Ÿnsect sta sfruttando invece il Tenebrio molitor per produrre ingredienti premium destinati soprattutto al pet food e alla zootecnia specializzata. L’azienda impiega sottoprodotti agricoli come substrati, e i suoi impianti verticali, alimentati da energie rinnovabili, riducono significativamente il consumo di acqua e suolo rispetto ai modelli tradizionali basati su mais e soia.

Acquacoltura circolare e valorizzazione dei sottoprodotti agroindustriali

Soluzioni di economia circolare stanno emergendo anche nella filiera ittica. Il gruppo danese BioMar, tra i principali produttori globali di mangimi per acquacoltura, utilizza da anni ingredienti ottenuti da scarti certificati della pesca e residui della lavorazione del pesce, riducendo la pressione sugli stock marini. In Norvegia e Scozia, i suoi progetti pilota recuperano ritagli, teste e lische dell’industria ittica per creare oli e farine altamente digeribili per salmoni e trote.

Negli Stati Uniti, Land O’Lakes Purina applica princìpi analoghi su larga scala, integrando nei propri mangimi sottoprodotti della lavorazione del mais, derivati delle distillerie e residui della molitura del frumento. Materie prime che altrimenti finirebbero nel compost industriale vengono così reinserite nel ciclo produttivo, riducendo emissioni e sprechi nella filiera agricola.

LItalia e il ruolo guida nelleconomia circolare

In Italia tra i protagonisti di questa evoluzione c’è Regardia, realtà che si occupa della produzione d’ingredienti per mangimi per animali da reddito e di matrici per le bioenergie. Alla base del suo modello c’è il reimpiego degli ex prodotti alimentari, ossia alimenti ancora commestibili ma non più destinati al consumo umano. “Le opportunità sono molteplici e basta saperle cogliere, e anche l’expertise c’è: nel nostro caso abbiamo iniziato a recuperare gli sfridi della produzione alimentare destinata alla consumazione umana già dagli anni Ottanta”, spiega Federico Vecchioni, presidente dell’azienda.

Il progetto sperimentale Live-Haze, che vede tra i partner Nestlé, finanziato dal fondo PRIN (Progetti di rilevante interesse nazionale) del Ministero dell’università e della ricerca, sta studiando la possibilità di valorizzare vari scarti agroindustriali, tra cui le cuticole di nocciola, impiegandoli come ingredienti per la produzione di mangimi zootecnici.

Ma la trasformazione non si ferma qui. Tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, stanno ridefinendo i processi lungo l’intera filiera: dall’ottimizzazione delle ricette nutrizionali alla riduzione dei consumi energetici, fino alla gestione dei conferimenti di materie prime alternative.

La transizione verso una mangimistica più sostenibile è già in atto. E, se le previsioni economiche tracciano un futuro di forte espansione, il vero banco di prova sarà la capacità del settore di coniugare crescita e responsabilità.

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In copertina: immagine Envato