Tra le numerose misure introdotte dal regolamento europeo Packaging and Packaging Waste, figura anche un cambiamento rilevante per il settore del caffè: le capsule monodose entrano ufficialmente nel regime della raccolta differenziata degli imballaggi. Dal 12 agosto, gli stati membri saranno tenuti a classificarle come rifiuti di imballaggio, con l’obbligo di contribuire al raggiungimento degli obiettivi comunitari di riduzione e riciclo, esattamente come avviene per le altre tipologie di rifiuti post consumo.
Ogni anno in Italia vengono consumate circa 2,8 miliardi di capsule. La maggior parte sono fatte di plastica e alluminio: materiali di per sé riciclabili, ma che, essendo spesso smaltiti insieme a residui di caffè, si contaminano facilmente e finiscono tra rifiuti indifferenziati. Una quota ancora limitata ma in crescita del mercato è costituita da materiali compostabili, che sono facilmente conferibili nella raccolta dell’umido e non producono scarti. Motivo per cui alcuni studi la considerano la soluzione più sostenibile.
Il regolamento sottolinea più volte l’importanza dell'ecodesign degli imballaggi, affinché non influisca sulla riciclabilità di altri flussi di rifiuti. Così, i consorzi di filiera della plastica e dell’alluminio stanno già pensando a come creare canali di raccolta e riciclo più efficienti.
"Siamo al lavoro con i consorzi di filiera e tutti gli attori del settore per accompagnare questa transizione, puntando su progettazione sostenibile, innovazione impiantistica e metodi di raccolta sempre più efficienti", ha dichiarato a Il Sole 24 Ore Simona Fontana, direttrice generale del Consorzio nazionale imballaggi (CONAI).
Mentre COREPLA, il Consorzio di riciclo degli imballaggi in plastica, sta studiando nuovi processi di valorizzazione delle capsule in plastica, CIAL, il Consorzio nazionale imballaggi in alluminio, sperimenta sistemi di riciclo e di raccolta già da quindici anni.
L’iniziativa Da Chicco a Chicco, lanciata nel 2011 grazie a un protocollo di intesa tra Nespresso, CIAL, Utilitalia e CIC (Consorzio italiano compostatori), consente a consumatori e consumatrici di smaltire le capsule esauste negli oltre duecento punti di raccolta presenti nelle Boutique Nespresso e nelle isole ecologiche distribuite in diverse località del territorio nazionale. Dal 2025 il progetto è stato esteso alla raccolta differenziata domestica in un bacino territoriale che comprende le province di Lecco, Monza e Brianza. Una volta raccolte le capsule, un impianto separa l’alluminio dal residuo di caffè: il primo viene fuso e riciclato, il secondo può essere trasformato in compost.
Secondo Stefano Stellini, direttore generale di CIAL, l’obiettivo è ampliare sul territorio il numero degli impianti di selezione di raccolta multimateriale, uno sviluppo che richiederà tempo e investimenti.
Le capsule compostabili sono più circolari?
Il caffè costituisce circa l'80% del peso di una capsula e, secondo il settore delle bioplastiche, se tutte le capsule monodose immesse sul mercato fossero compostabili in impianti di compostaggio industriale, i consumatori non avrebbero dubbi su come smaltirle.
Da anni la European Bioplastics, associazione che rappresenta gli interessi dell'industria europea delle bioplastiche, chiede, senza successo, che le capsule di caffè siano inserite tra i prodotti monouso che entro il 2030 potranno essere immessi sul mercato UE solamente senza plastica. Tuttavia, nella lista del regolamento PPWR compaiono bustine per condimenti, prodotti di cosmesi e shampoo monodose degli hotel: le capsule in plastica, nonostante le difficoltà di riciclo, continueranno così a essere vendute anche dopo il 2030. L’UE, secondo un principio di neutralità tecnologica, lascia infatti decidere agli stati membri su quali materiali puntare, poiché gran parte dei paesi non possiede impianti di compostaggio industriale, né una raccolta dell’organico efficiente.
Secondo un recente studio dell’università nederlandese di Wageningen, che ha analizzato i diversi scenari di fine vita dei prodotti, le capsule per caffè compostabili sono la soluzione circolare più promettente, poiché possono mantenere sia il materiale della capsula che il caffè contenuto nel ciclo biologico. Mentre l’alluminio può diventare un’opzione sostenibile solo recuperato con tassi di raccolta vicini al 100%, la plastica presenta invece il Material Circularity Indicator più basso.
Il comparto italiano delle bioplastiche compostabili figura tra i più avanzati e competitivi a livello europeo e, secondo il Consorzio nazionale biorepack, il circuito, tra produzione, consumo e smaltimento è già chiuso ed efficiente.
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In copertina: immagine Envato
