Il 28 febbraio, lo stesso giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco militare contro l’Iran, gli stati parte della Convenzione sulla diversità biologica erano chiamati a presentare il loro 7° Rapporto nazionale sui progressi compiuti. Nonostante qualche invio in ritardo, durante la mattinata del 2 marzo solo 98 delle 196 Parti avevano caricato la propria documentazione sulla piattaforma online.

Un dato che riflette, almeno in parte, come la crisi della biodiversità rischi di scivolare in secondo piano in un contesto globale segnato da conflitti e crescenti incertezze geopolitiche ed economiche. Questa documentazione, che riporta lo stato degli sforzi nazionali, servirà a valutare i progressi collettivi in materia di biodiversità durante la COP17, il summit globale previsto a fine ottobre a Yerevan, in Armenia.

Tra gli stati che non hanno ancora presentato i rapporti nazionali figurano Brasile, Cina, Ecuador e Papua Nuova Guinea, tutti paesi megadiversi, tra i più ricchi di biodiversità al mondo e caratterizzati da un’alta concentrazione di specie endemiche.

Monitorare i progressi sulla biodiversità

Raggiungere gli obiettivi fissati dalla Convenzione sulla diversità biologica significa tradurre gli impegni e gli slogan politici in azioni e percorsi tangibili. La Convenzione, uno dei risultati del Rio Earth Summit, punta a conservare la biodiversità, promuoverne un utilizzo sostenibile e garantire una condivisione equa dei benefici derivanti dall’impiego delle risorse genetiche.

Il 7° Rapporto nazionale rappresenta uno strumento chiave per monitorare i progressi dei paesi nell’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, adottato nel 2022 durante la COP15. Il Quadro traccia un percorso ambizioso verso un mondo in armonia con la natura entro il 2050, fissando quattro obiettivi a lungo termine e 23 traguardi da raggiungere entro il 2030, che vanno dalla riduzione della perdita di habitat alla protezione delle specie minacciate, fino alla mobilitazione finanziaria e alla condivisione di tecnologie e conoscenze.  

Come riportato sul sito della CBD, “il processo di rendicontazione non è inteso a ottenere informazioni sullo stato e sulle tendenze della diversità biologica in quanto tale nel paese interessato, salvo nella misura in cui tali informazioni siano rilevanti ai fini della descrizione delle misure di attuazione”. Il 7° Rapporto chiede infatti ai paesi di fare il punto sui progressi compiuti rispetto agli obiettivi nazionali, come quelli contenuti nella Strategia e piano d’azione nazionale per la biodiversità (NBSAP), e rispetto all’attuazione del Quadro globale.

L’obiettivo dell’analisi è offrire un quadro chiaro delle misure adottate per la conservazione della biodiversità, valutandone l’efficacia, monitorando i risultati raggiunti e condividendo esperienze e lezioni apprese nella gestione della natura. Allo stesso tempo aiuta a individuare eventuali lacune nelle politiche e nelle capacità operative, mettendo in evidenza le esigenze tecniche e finanziarie e fornendo indicazioni per orientare le decisioni future, sia a livello nazionale sia internazionale.

Come sta la biodiversità in Europa?

Tra i soggetti che hanno presentato la documentazione in tempo figura anche l’Unione Europea. Il documento evidenzia come l'UE abbia compiuto progressi verso il raggiungimento dei 45 obiettivi presentati nell’agosto 2024, in linea con il Quadro globale di Kunming-Montreal per la biodiversità. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi fissati entro la fine del decennio sarà necessaria un’accelerazione, poiché al ritmo attuale 25 obiettivi rischiano di non essere raggiunti.

“La valutazione mostra che l’Unione Europea ha messo in campo un solido quadro per proteggere e ripristinare la natura, ma evidenzia anche che ora l’attuazione deve accelerare”, ha detto Jessika Roswall, commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva, in una nota stampa. “La Nature Restoration Law aiuterà a trasformare gli impegni in miglioramenti concreti per cittadini e imprese, dalla salute dei suoli e la qualità delle acque fino a una maggiore protezione dai rischi legati al clima. Investire nella biodiversità non è un costo, ma un investimento nella prosperità, nella resilienza e nella sicurezza dell’Europa”.

L’Unione Europea risulta invece sulla buona strada per raggiungere 16 obiettivi entro il 2030, mentre per due non ci sono dati sufficienti per una valutazione e altri due sono già stati conseguiti. Si tratta dell’obiettivo 15C, relativo alla segnalazione della conformità ABS per chi utilizza risorse genetiche o conoscenze tradizionali soggette al Protocollo di Nagoya, e dell’obiettivo 17, che riguarda la biosicurezza.

 

In copertina: immagine Envato