Con l’approvazione definitiva del Decreto PNRR, l’Italia compie un passo rilevante nella regolazione del mercato delle stoviglie riutilizzabili, introducendo criteri tecnici stringenti per definirne l’effettiva sostenibilità. La normativa stabilisce che piatti, posate, cannucce e agitatori in plastica possano essere considerati riutilizzabili solo se conformi a specifiche caratteristiche, ponendo fine a una fase di incertezza normativa durata anni.
“Finalmente l’Italia detta la linea sui requisiti per le stoviglie riutilizzabili andando, così, a colmare quel vuoto normativo che in questi anni ha permesso ai prodotti ‘finti-riutilizzabili’ di restare tra gli scaffali dei negozi”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Il provvedimento interviene in un contesto segnato da criticità informative e da una concorrenza distorta, che ha penalizzato anche le filiere più avanzate, come quella della chimica verde.
La mancanza di una definizione chiara di “riutilizzabile”, assente sia nella direttiva europea SUP sia nel decreto legislativo 196/2021, ha infatti generato ambiguità sul mercato, rendendo difficile per i consumatori distinguere tra prodotti realmente sostenibili e soluzioni solo apparentemente tali.
Dati e criticità del mercato
Le evidenze raccolte da Legambiente confermano la portata del problema. Nell’indagine Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza!, pubblicata nel 2025, il 38% dei 317 prodotti analizzati non riportava indicazioni sul numero massimo di lavaggi, mentre solo l’8% forniva informazioni coerenti sull’utilizzo in lavastoviglie o microonde. Le certificazioni risultavano presenti nel 35% dei casi, ma nel 70% non riguardavano la reale riutilizzabilità.
Questa carenza informativa si riflette anche nei comportamenti dei consumatori, spesso privi degli strumenti necessari per un uso consapevole. Informazioni essenziali, come le temperature massime di lavaggio o la compatibilità con determinati utilizzi, risultano frequentemente assenti o incomplete, compromettendo la durata effettiva dei prodotti.
Parallelamente, i dati ambientali mostrano come la plastica monouso continui a rappresentare una quota dominante dei rifiuti dispersi. Secondo il monitoraggio Beach e Park Litter 2026, in 12 anni sono stati raccolti oltre 512.000 rifiuti lungo 653 tratti di costa, con una media di 785 oggetti ogni 100 metri lineari. Di questi, circa l’80% è costituito da plastica, confermando la persistenza del problema nonostante le normative europee.
Verso una transizione più efficace
L’introduzione di requisiti tecnici uniformi rappresenta dunque un passaggio fondamentale per rafforzare la trasparenza del mercato e favorire scelte di consumo più sostenibili. Tuttavia, secondo Legambiente, la normativa da sola non è sufficiente. È necessario affiancare alle regole un’intensa attività di sensibilizzazione, in linea con gli obiettivi europei di riduzione della plastica monouso.
Allo stesso tempo, diventa cruciale intensificare i controlli per contrastare pratiche scorrette, come la commercializzazione di prodotti tradizionali presentati come biodegradabili o riutilizzabili. “Ora l’Italia acceleri il passo per sensibilizzare ulteriormente i cittadini e ridurre l’uso della plastica monouso dando l’esempio”, sottolinea Ciafani. L’efficacia della misura dipenderà infatti dalla sua applicazione concreta e dalla capacità di integrare innovazione normativa, controllo e consapevolezza collettiva, elementi indispensabili per ridurre l’impatto ambientale dei consumi e promuovere un’economia realmente sostenibile.
In copertina: immagine Envato
