A distanza di venti giorni dall’approvazione del progetto definitivo da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), non sappiamo quanta acqua salata passerà sotto il ponte sullo Stretto di Messina, in Sicilia, ancora tutto da costruire. Ma sappiamo già quanta acqua dolce berrà il suo cantiere: 67 litri al secondo, circa 5 milioni di litri al giorno. Una quantità ingente in un territorio che vive ogni estate razionamenti idrici e dispersioni record lungo la rete.
“Il ponte si beve l’acqua delle e dei Messinesi”, denunciano da tempo attivisti riuniti in comitati come “Vogliamo l’acqua dal rubinetto”. Un costo, quello della pressione sulle risorse idriche locali siciliane e calabresi, che in un mar Mediterraneo hotspot di siccità va ad aggiungersi ai miliardi già versati per l’opera e a quelli che verranno. Il WWF ricorda infatti che “dieci anni fa il progetto era stimato con presuntuosa certezza per 8,5 miliardi, è arduo pensare che tra 10 anni i 13,5 miliardi attuali rimarranno tali”, senza considerare “la penale vicina a 1,5 miliardi a favore del Consorzio Eurolink in caso di mancata realizzazione”.
Quanta acqua consuma il Ponte? I numeri della Società Stretto di Messina
Era il marzo scorso quando, durante una seduta della Commissione consiliare “Ponte” del comune di Messina dedicata al tema delle risorse idriche necessarie alla costruzione dell’opera, i tecnici della società Stretto di Messina illustrarono la disponibilità di acqua sia per l’avvio dei cantieri che per l’intera realizzazione del progetto, che prevede l’utilizzo di 170.000 tonnellate di acciaio e cemento. Un intervento che, tuttavia, non sembra essere bastato a dissipare i dubbi sul mega progetto né a rassicurare del tutto gli animi.
“In particolare, poiché, dopo lo scorso mese di settembre 2024 il Ministero dell’ambiente ha richiesto di ‘di dettagliare i quantitativi di risorsa idrica necessari, individuando in dettaglio le fonti di approvvigionamento utilizzabili’, la società Stretto di Messina ha redatto una relazione nella quale ha precisato che il fabbisogno idrico della città di Messina è pari a 1.050 litri al secondo, mentre il fabbisogno dei cantieri del Ponte è pari a 67 litri al secondo, vale a dire il 6% del consumo idrico cittadino”, spiega in una nota scritta a Materia Rinnovabile Antonella Russo, componente della segreteria regionale del Partito democratico e consigliera comunale nella città di Messina.
E però precisa: “Ebbene, tale misurazione non appare conforme alla reale situazione, in quanto, a causa della vetustà delle condotte idriche cittadine, che disperdono nel terreno circa il 53% dell’acqua che dovrebbe arrivare nelle case dei messinesi, la percentuale, che sembrerebbe quasi insignificante, indicata dai tecnici della Stretto di Messina di fatto arriverebbe a pesare per una quantità non inferiore al 15-20% dell’acqua disponibile per il fabbisogno dei messinesi”.
La questione perdite
La siccità che ha colpito la Sicilia nel 2024 ha lasciato immagini come fiumi in secca, laghi prosciugati, campi aridi e animali costretti a cercare acqua tra pozze fangose. Anche quest’anno, con l’arrivo dei mesi estivi, molte zone dell’isola, tra cui Messina, si trovano a fronteggiare razionamenti idrici, con gravi ripercussioni sulla vita quotidiana e sulle attività agricole. Ora, l’avvio dei cantieri del ponte rischia di incidere pesantemente sulla disponibilità di acqua.
Negli ultimi due anni, ricorda Russo, grazie a fondi comunitari, si sono realizzati interventi di riparazione di alcuni tratti di condotta, ma ciò ha consentito di recuperare solo una minima parte dell’acqua dispersa. “È legittimo chiedersi, pertanto, quanti anni saranno necessari prima che questa gravissima perdita di acqua dalle condotte possa ripararsi in modo significativo, visto che nel frattempo, a quanto pare, dovrebbero cominciare a essere operativi i cantieri del ponte, la cui prima risorsa necessaria è proprio l’acqua.”
“È il momento di abbandonare l’approccio antropocentrico che rende la natura oggetto da ‘piegare’”, commenta alla nostra rivista Annalisa Raffa, presidente di Italia Nostra sezione di Messina. “Il corteo di sabato 9 agosto ha testimoniato con la sua ampia partecipazione di cittadini provenienti da ogni parte d’Italia che opporsi a un ecomostro è necessario e urgente per cambiare direzione e andare verso un'ecologia integrale che riconosca la connessione profonda tra la dimensione umana e il mondo naturale […]. Per capire la portata della crisi idrica della città basta dare un’occhiata alle notizie pubblicate sui quotidiani locali che riferiscono di guasti e conseguenti interruzioni dell’erogazione dell’acqua e consultare il sito dell’AMAM per quantificare il numero delle ore di erogazione dell’acqua nelle varie aeree cittadine.”
Tra i dubbi sul cantiere anche le fonti di approvvigionamento
Quella del ponte sullo Stretto è tra le “aree a più elevato potenziale sismogenetico del Mediterraneo”, dichiarava nei giorni scorsi Domenico Angelone, Presidente dell'Ordine dei geologi della regione Molise e già segretario del Consiglio nazionale dei geologi. La stessa Stretto di Messina sottolinea come l’opera sia progettata per supportare una magnitudo fino a 7.1 , paragonabile a quelle già verificatesi nel sisma che colpì l’area nel 1908.
“Il Ponte sullo Stretto dovrebbe essere più resistente al più forte terremoto che si è mai visto in Italia: quello del 1600 a Catania stimato a magnitudo 7,5. Quando si affrontano queste opere bisogna abbondare in termini di sicurezza”, ricorda però Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR, che nel suggerire investimenti nell’adeguamento antisismico dei territori già in passato aveva avvertito: “Il ponte, in caso di sisma, rischia di unire due cimiteri”.
A queste incertezze si aggiunge la possibilità di aggirare le valutazioni di impatto ambientale. Il Governo ha in primavera invocato l’interesse strategico per bypassare le lunghe procedure VIA per le opere classificate come “di difesa nazionale” (senza contare la proposta di far rientrare il ponte tra le voci per raggiungere il target del 5% chiesto dalla NATO per le spese militari nazionali). “Si aggiunga anche che la relazione istruttoria di ISPRA sul punto ritiene imprescindibile, per una effettiva realizzazione dei lavori, l’indicazione di un esatto fabbisogno idrico per le singole attività e la certezza della fonte di approvvigionamento”, aggiunge Russo.
Dissalatori, autobotti dalle aree in “eccedenza idrica” e opere compensative
Durante la seduta consiliare di marzo, i tecnici della Stretto di Messina hanno spiegato che il fabbisogno idrico dei cantieri sarà coperto da nuove infrastrutture destinate poi alla collettività. Verranno realizzati tre campi pozzi lungo la dorsale ionica che, tramite la condotta Fiumefreddo, forniranno 160 litri al secondo: 67 destinati ai cantieri e 93 alla rete idrica AMAM.
“I tecnici della Stretto di Messina hanno asserito che la loro fornitura di acqua per avviare i cantieri non avrebbe intaccato la rete cittadina”, continua Russo, “ma così non è, se si pensa che a oggi non si sa quali fonti idriche autonome verranno utilizzate (falde acquifere in località Forza di Agrò, Savoca e Pagliara), visto che in tale occasione si è parlato anche della possibilità di realizzare dissalatori (costosissimi e non certo di tempestivo realizzo), o di reperire nuovi pozzi in altre zone della città di cui si sconosce la portata, o di sfruttare il trattamento delle acque reflue dell’unico impianto di depurazione esistente.”
Infine, è stata fornita anche la rassicurazione che, “in difetto di reperimento idrico autonomo, si sarebbe chiesto aiuto ai comuni che in Sicilia si trovano in ‘eccedenza idrica’, anche con l’ausilio di autobotti. Espressione ossimorica, visto quanto sempre più crescente si mostra il problema della siccità in quasi tutti i comuni siciliani negli ultimi anni”, conclude Russo. “Lo stesso sindaco di Messina, nella sua variabile posizione rispetto alla costruzione del ponte sullo Stretto, nella individuazione delle 24 opere compensative, ha indicato anche la realizzazione di diversi progetti sul potenziamento della rete idrica e fognaria cittadina (acque bianche e nere). Rispetto a ciò, quali siano questi progetti e quando possano essere realizzati affinché l’avvio dei cantieri non incida sul fabbisogno idrico dei messinesi, a oggi, per i dati che sono in mio possesso, non è dato sapere. E questo è, tra i tanti altri, motivo di grande preoccupazione.”
In copertina: immagine Envato