Da Bruxelles Oggi, mercoledì 4 marzo, la Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), uno dei pilastri del nuovo Clean Industrial Deal volto a rafforzare competitività e decarbonizzazione dell’industria europea. Dopo una gestazione lunga e segnata da rinvii, il testo punta a fortificare la base industriale dell’Unione in alcuni comparti ritenuti strategici, dalle grandi filiere energivore, come acciaio, alluminio e cemento, fino all’automotive e alle tecnologie per le energie rinnovabili.

La proposta di regolamento punta a garantire che gli investimenti pubblici, privati e di provenienza estera diretti privilegino la produzione in Europa e contribuiscano a creare mercati di sbocco per prodotti a basse emissioni. In particolare, quando verranno impiegati fondi pubblici tramite appalti, aste, incentivi fiscali o aiuti di stato a favore di questi settori strategici, sarà richiesta una quota minima di contenuto Made in Europe, cioè di componenti e valore aggiunto generati nel Mercato Unico, ma non solo.

Il testo sottolinea tuttavia che si dovranno tenere in considerazione gli impegni internazionali dell'Unione in materia di appalti pubblici nell'ambito dell'accordo OMC sugli appalti pubblici (GPA) e dei pertinenti accordi commerciali bilaterali dell'UE. La definizione dei confini geografici di ciò che conta come “europeo” − tema discusso fino all’ultimo insieme al livello delle quote − potrebbe quindi estendersi anche a Regno Unito e Svizzera, oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein, già incluse nello Spazio economico europeo.

La Francia ha guidato la spinta per la proposta, presentata dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la prosperità e la strategia industriale, Stéphane Séjourné, ex ministro del governo francese, che poche settimane fa aveva affermato che essa “comporta un vero cambiamento della dottrina economica europea”.

Dichiarazione ripetuta oggi durante la conferenza stampa di presentazione, parlando di autonomia strategica UE. “Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo garantire che l'industria rappresenti il 20% del PIL europeo entro il 2035, contro il 14 % attuale. […] A causa delle sovvenzioni massicce concesse ad alcuni concorrenti e delle distorsioni del mercato, le nostre imprese sono svantaggiate sul proprio terreno di gioco, ovvero il mercato europeo. Come possiamo spiegare ai nostri cittadini che la decarbonizzazione è un'opportunità se il 100% delle nostre batterie è prodotto in Cina? Chi investirà nei nostri siti industriali se i nostri prodotti sono penalizzati da pratiche di dumping sleali? Dobbiamo produrre di più in questi settori strategici”.

Gli fa eco Tristan Beucler, analista industriale di Strategic Perspectives: "Questa proposta invia un messaggio importante: l'UE è pronta a utilizzare la politica industriale per sostenere i suoi settori più strategici nella decarbonizzazione e nella produzione in Europa. Ora è fondamentale che i dibattiti al Parlamento europeo e al Consiglio rafforzino i pilastri principali dell'Industrial Accelerator Act".

Il Made in Europe, settore per settore

L’Industrial Accelerator Act si concentrerà sul sito di produzione e non sulla nazionalità dell'azienda. Per i settori più energivori, l’IAA conferma le bozze circolate nei giorni scorsi e traduce la clausola “Made in Europe” in soglie precise: almeno il 20% di acciaio a basse emissioni di carbonio, quote minime del 5% e del 25% per l’alluminio low‑carbon e prodotto nell’UE, e una quota del 5% di cemento a basse emissioni e di origine europea negli appalti pubblici. Sul fronte delle tecnologie pulite, il testo mira a definire quali componenti di eolico, solare fotovoltaico, elettrolizzatori, pompe di calore e nucleare dovranno essere europei, mentre per le auto elettriche con sostegno pubblico resta il vincolo di assemblaggio nell’Unione e almeno il 70% di componenti fabbricati nei Ventisette, esclusa la batteria.

“L'UE ha giustamente identificato l'energia eolica come un settore strategico: la leadership industriale nel settore eolico è nell'interesse strategico dell'Europa”, afferma Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope, in un comunicato. “Accogliamo con favore questo importante segnale politico. Ora è fondamentale un'attuazione semplice e armonizzata delle nuove norme. Wind Europe ricorda come gli ultimi giorni hanno confermato la vulnerabilità energetica dell’Europa: dopo l’escalation in Medio Oriente del 28 febbraio, il prezzo del gas è salito di oltre il 40%, segno di una dipendenza eccessiva da importazioni fossili costose e volatili.

Il regolamento, inoltre, fisserà limiti agli investimenti esteri, indicando un tetto di 100 milioni di euro per i settori strategici e in tutti i casi in cui l'investitore provenga da un paese che controlla almeno il 40% della capacità produttiva globale di quel settore. "Tali investimenti devono creare posti di lavoro di alta qualità, promuovere l'innovazione e la crescita e generare valore reale nell'UE attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenze, nonché il rispetto dei requisiti in materia di contenuto locale. Devono inoltre garantire un livello minimo del 50% di occupazione europea, assicurando che le imprese e i cittadini beneficino, insieme agli investitori, dell'accesso al mercato unico”, si legge in un comunicato stampa della Commissione.

Nell'ambito del programma di semplificazione della Commissione, l'IAA punta inoltre a razionalizzare e digitalizzare le procedure di autorizzazione per i progetti industriali. La proposta prevede l'introduzione di uno sportello unico digitale con scadenze chiare e il principio dell'approvazione tacita nelle fasi intermedie del processo di concessione delle autorizzazioni per i progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica. Infine, L'IAA introdurrà aree di accelerazione industriale progettate per consentire la simbiosi industriale e incoraggiare la creazione di cluster di progetti di produzione pulita.

“Mercato unico come strumento di politica industriale”

Più di tutto con l’Industrial Accelerator Act vi è una presa di coscienza: l’Europa non può più limitarsi a confidare nella concorrenza e nelle regole del commercio globale mentre i suoi principali rivali usano in modo massiccio politiche industriali attive. In Cina il sostegno pubblico all’industria vale circa il 4‑4,5% del PIL, tra sussidi diretti, agevolazioni fiscali, credito agevolato e altre forme di supporto che hanno alimentato sovraccapacità in settori come acciaio, auto elettriche e rinnovabili. Negli Stati Uniti, piani come l’Inflation Reduction Act e il CHIPS and Science Act mobilitano centinaia di miliardi in incentivi fiscali e sussidi per riportare a casa produzioni strategiche, dagli impianti di chip alle gigafactory per batterie e tecnologie pulite. Il Fondo monetario internazionale calcola inoltre che le barriere interne europee pesano come dazi del 45% sui beni manifatturieri e del 110% sui servizi.

“Questa legge è un passo avanti verso la reciprocità strategica, ma solo se applicata con fermezza", ha detto alla vigilia della presentazione Joseph Dellatte, responsabile degli studi sull'energia e il clima e ricercatore residente presso l'Institut Montaigne. “Per la prima volta, l'UE sta sfruttando esplicitamente le dimensioni del suo mercato unico come strumento di politica industriale. Si tratta di un cambiamento importante e necessario. Gli appalti pubblici rappresentano circa il 15% del PIL dell'UE. Se l'Europa non è in grado di utilizzare tale domanda per consolidare catene del valore industriali pulite al suo interno, allora ci stiamo volontariamente disarmando in un mondo di concorrenza industriale strategica. La combinazione di criteri a basse emissioni di carbonio e requisiti di origine dell'Unione per il sostegno pubblico è coerente con l'idea di costruire mercati europei di riferimento. Senza visibilità della domanda, nessuno investirà 500 miliardi di euro nella decarbonizzazione industriale.”

Secondo Davide Panzeri, responsabile delle politiche Italia-UE presso ECCO, “l'uso della domanda pubblica per promuovere i mercati dei beni ecologici è fondamentale sia per la competitività dell'UE che per la sua spinta verso la transizione. Tuttavia, è fondamentale fornire all'industria il prima possibile chiarezza sui criteri e su come il segmento verde degli appalti pubblici è destinato ad evolversi nel tempo”.

 

In copertina: Stéphane Séjourné fotografato da Claudio Centonze © European Union