Da Bruxelles - Mentre l’Europa riconsidera alcune tappe della transizione elettrica per le auto private, un altro segmento rischia di restare in secondo piano: quello delle flotte aziendali. Eppure, è proprio qui che si concentra una parte decisiva della partita climatica e industriale. In Europa, le flotte aziendali rappresentano circa il 60% delle vendite di auto nuove e praticamente tutte le vendite di furgoni, autobus e camion. Una massa critica in grado di orientare il mercato e accelerare la diffusione dei veicoli elettrici.
Lo studio Fleet forward: powering the transition to electric mobility, realizzato da Eurelectric con EY, quantifica il potenziale: tra il 2025 e il 2030 l’elettrificazione delle flotte aziendali potrebbe evitare circa un miliardo di tonnellate di CO₂ e generare fino a 246 miliardi di euro di risparmi cumulati sui costi operativi. Numeri che trasformano parcheggi aziendali, flotte di consegna e logistica in una leva strutturale della decarbonizzazione europea, come evidenziato dall’anteprima dello studio presentata a EVision 2026, la conferenza annuale di Eurelectric in programma il 4 e 5 marzo ad Autoworld Brussels, di cui Materia Rinnovabile è media partner.
EVision 2026 svela il potenziale elettrico delle flotte aziendali
L’evento di Eurelectric, che rappresenta l’industria elettrica europea e oltre 3.500 aziende del settore, riunisce utility, case automobilistiche, operatori della ricarica, gestori di flotte, investitori e policy maker. Al centro del report c’è la proposta di Clean Corporate Vehicles Regulation, presentata dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025.
Il regolamento introduce, a partire dal 2030, quote obbligatorie di veicoli a zero e basse emissioni nelle nuove immatricolazioni di auto e furgoni per le grandi flotte aziendali, lasciando agli stati membri la scelta degli strumenti – incentivi fiscali, criteri per gli appalti, standard minimi – per il raggiungimento degli obiettivi. In sostanza, Bruxelles punta a sfruttare il potere d’acquisto delle imprese per creare una domanda stabile di veicoli elettrici, in una fase in cui i costruttori segnalano un rallentamento del mercato e chiedono segnali più chiari sul lato della domanda.
Flotte come leva economica e industriale
I dati raccolti da Eurelectric ed EY chiariscono perché le flotte aziendali possano rappresentare un vero punto di svolta, non solo per i volumi, ma soprattutto per l’intensità d’uso: rispetto ai veicoli privati, auto e furgoni corporate percorrono mediamente molti più chilometri ogni anno, amplificando sia il potenziale di riduzione delle emissioni sia l’impatto sui costi operativi.
Ed è proprio sul fronte dei costi che emerge uno dei principali vantaggi competitivi dell’elettrico. Secondo lo studio, i veicoli elettrici a batteria garantiscono costi operativi inferiori del 20-50% rispetto ai modelli a combustione interna, grazie a un’energia mediamente meno cara e a minori spese di manutenzione. Nel caso dei camion, dove i costi operativi possono incidere fino al 60-75% del total cost of ownership (l’indicatore che misura l’impatto economico complessivo di un veicolo lungo l’intero ciclo di vita, dall’acquisto allo smaltimento) i risparmi generati dall’elettrico diventano particolarmente significativi. Per auto e furgoni aziendali, invece, i costi operativi rappresentano rispettivamente circa il 25-40% e il 45-65% del costo totale di possesso.
“Nell'UE, 6 veicoli nuovi su 10 vengono venduti a proprietari di flotte, quindi il potenziale di risparmio economico e di riduzione delle emissioni è enorme”, ha affermato Kristian Ruby, segretario generale di Eurelectric. “Un'iniziativa ben progettata per le flotte può aumentare la domanda di veicoli elettrici a batteria (BEV) a vantaggio dell'industria europea e dell'indipendenza energetica”. Un’analisi di Transport & Environment, citata nello studio, stima che target europei sulle flotte potrebbero generare domanda per oltre due milioni di auto elettriche entro il 2030, quasi metà dei volumi necessari per rispettare i target di CO₂.
Ostacoli e prospettive aperte
La traiettoria, tuttavia, resta complessa. Il quadro normativo europeo gioca un ruolo ambivalente. Da un lato, strumenti come il Clean Corporate Vehicles Regulation, l’Alternative Fuels Infrastructure Regulation e il nuovo European Grids Package inviano segnali di lungo periodo su infrastrutture di ricarica, reti e domanda di veicoli a zero emissioni, favorendo investimenti in hub dedicati alle flotte e in servizi di flessibilità di sistema. Dall’altro, la prospettiva di revisioni accelerate di dossier chiave − a partire dal regolamento CO₂ per le auto, con l’ipotesi di un allentamento degli obiettivi al 2035 e maggiore spazio a e-fuel e biocarburanti − alimenta incertezza proprio mentre utility, costruttori e grandi clienti devono pianificare investimenti su orizzonti di dieci o quindici anni.
“L'elettrificazione delle flotte sta già portando a evidenti vantaggi in termini di costi operativi, ma gli ostacoli strutturali continuano a rallentarne l'adozione”, commenta Constantin Gall, Global Aerospace, Defense & Mobility Leader di EY. “Risolvere i costi iniziali, il rischio del valore residuo, le politiche frammentate e i vincoli della rete con regole prevedibili determinerà la velocità con cui l'Europa potrà crescere.”
I benefici potenziali, però, vanno oltre i bilanci dei fleet manager. Per i Charge Point Operator, ovvero gli operatori che gestiscono le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, la ricarica delle flotte può generare volumi di utilizzo da tre a cinque volte superiori rispetto alla sola ricarica pubblica, grazie a contratti corporate di lungo periodo in grado di stabilizzare modelli di business ancora esposti alla volatilità della domanda. Per il sistema elettrico, flotte gestite attraverso smart charging e, in prospettiva, vehicle-to-grid possono diventare una risorsa di flessibilità, assorbendo i picchi di produzione rinnovabile e riducendo il fabbisogno di infrastrutture sovradimensionate.
Un ultimo dato. Nel 2025 le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria (BEV) in Europa sono cresciute del 30%, superando per la prima volta le vendite di auto a benzina nell’UE. La domanda resta aperta: i nuovi obblighi per le flotte corporate basteranno a compensare l’eventuale rallentamento delle auto private e a rafforzare la posizione competitiva dell’industria europea nella corsa globale ai veicoli a zero emissioni?
In copertina: immagine Envato
