Maria Alessandra Gallone dal 2 marzo è entrata in carica come nuova presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Ha rilasciato la sua prima intervista in esclusiva a Materia Rinnovabile che ha voluto conoscere quali saranno i cardini della sua gestione, le priorità di indirizzo, le critiche fatte al suo mandato e capire la rotta del più importante centro di ricerca governativo italiano sull’ambiente.

Nata a Bergamo nel 1966, Gallone ha una lunga esperienza politica e istituzionale, avendo ricoperto ruoli di consulenza ministeriale ed essendo stata senatrice per due legislature. Fedelissima del ministro Pichetto Fratin, ricorda orgogliosa i suoi studi umanistici e il suo ruolo prezioso di insegnate.

 

Gallone, partiamo dalle priorità del suo mandato: questa è la sua prima intervista e quindi servirà come metro di confronto della sua azione nel futuro.

La priorità assoluta è trasformare la conoscenza scientifica di ISPRA in prevenzione operativa per la riduzione del rischio e la resilienza. Sia esso rischio idrogeologico, climatico, sanitario, ambientale, nella logica del One Health. Per me il principio è chiaro: salute dell’ambiente è salute dei cittadini. Lo ribadisco: prevenzione e protezione saranno al centro. Allo stesso tempo non vogliamo essere un ostacolo al progresso: ISPRA deve diventare “un ente assicurativo sul futuro”.

I dati e le ricerche degli scienziati di ISPRA non sempre sono ascoltati. Si può sanare lo scollamento tra evidenza scientifica e scelte politiche?

La differenza sta tra gli orizzonti temporali della scienza e quelli delle decisioni politiche. La politica è condizionata dalle emergenze, dal consenso, dai vincoli. Ad esempio, dove si vuole istituire un’area protetta ci sono esigenze territoriali e non è semplice convincere gli interlocutori a mettere a terra determinate decisioni.

Come coniugare dunque questi tempi?

Serve migliorare la comunicazione della scienza. Dobbiamo evitare la sindrome NIMBY [Not in my backyard, nda] innanzitutto. Vogliamo le energie rinnovabili? Certo che le vogliamo, ma non nel mio giardino, dicono in tanti. Come le dicevo, io sono un’insegnante e quindi credo che servirà una comunicazione molto divulgativa, semplice, come quella dei divulgatori social per il grande pubblico. E allo stesso tempo continuare a fornire i migliori dati agli addetti ai lavori e ai decisori. Ma la prima parte è fondamentale per orientare i territori. Nel mio mandato darò peso alla divulgazione per avere un ritorno di comprensione e quindi anche di solidarietà nell'attività e nelle azioni. È importante che i cittadini in un’epoca di infodemia, di ridondanza di informazioni non sempre accurate, ritrovino credibilità nella comunicazione delle istituzioni scientifiche. Uno dei focus? Sicuramente i più giovani.

Lei viene dalla politica, tradizione di centrodestra. La sua nomina è stata vista da qualcuno come divisiva…

Nel momento in cui io ho accettato di ricoprire questo ruolo di altissima responsabilità mi sono spogliata di ogni condizionamento partitico. Porto l’esperienza istituzionale di aver passato anni come legislatrice, in Commissione ambiente, Commissione ecoreati, Commissione di vigilanza Rai. Uno dei miei disegni di legge è stato l’inserimento dell'ambiente in Costituzione, oltre ad aver poi fatto da consigliera a due ministri. Svolgerò il ruolo nella maniera più alta e oggettiva possibile, lo farò con qualsiasi governo. Davanti agli scienziati mi pongo in posizione umilissima di ascolto per continuare a imparare, perché questo è un istituto incredibile dal punto di vista delle competenze interne. Quando hanno stigmatizzato la mia professione di insegnante mi è spiaciuto per l'accezione negativa nei confronti della categoria. Invece è un’esperienza importante, perché la corretta formazione e informazione di ogni individuo è fondamentale.

ISPRA da sempre fa grandi cose con pochissime risorse. Convincerà questa e le prossime legislature ad aumentare il budget?

Mi metterò a fianco del governo per far comprendere che la scienza e l’informazione non sono un costo ma un investimento per il futuro del paese. La prevenzione costa sempre meno dell'emergenza: costa di meno in termini di vite, costa di meno in termini economici. Il Governo ci ascolterà. Sarò in audizione nelle commissioni, incontrerò decisori e ministri, trovando punti di contatto per portare avanti il mandato.

L'inventario dei gas serra di ISPRA purtroppo ci mostra che l'Italia sta rallentando su alcuni degli obiettivi di riduzione delle emissioni. È preoccupata?

Indipendentemente dal tema dei gas serra, è importantissimo in un momento storico come questo mettere in atto ogni iniziativa per avere innanzitutto un mix energetico che ci renda sempre più indipendenti e nello stesso tempo avere delle fonti che siano il meno possibile inquinanti e che vadano a produrre ricchezza. L’incremento delle emissioni è dovuto prevalentemente al maggior consumo di gas naturale, certo. Paradossalmente il periodo che stiamo vivendo potrebbe spingerci a tutta una serie di alternative possibili che contribuiranno alla riduzione delle emissioni.

ISPRA ha un ruolo chiave nella valutazione di impatto ambientale negli impianti energetici. Semplificare la VIA significherà alzare le soglie di tolleranza ambientale?

No, scegliamo la strada di avere più competenze, impiegare innovazioni come l’intelligenza artificiale, formare nuovo personale. Useremo anche la scuola di formazione di ISPRA.

Lei è favorevole al nucleare?

Si. Noi avremmo potuto essere il paese trainante sullo sviluppo del nucleare; oggi il cammino è stato ripreso efficacemente grazie alla Legge delega.

L’ISPRA è responsabile del monitoraggio della qualità dell'aria in Italia. Immagina un allargamento del ruolo?

Lavoreremo al fianco di ENEA e dell'ISIN. Ad esempio, per il deposito unico nucleare, a cui oggi l'Italia sta lavorando per mettersi in regola con le direttive europee.

Un’ultima domanda: la biodiversità è la cenerentola dello sviluppo sostenibile in Italia. Aumenterà il monitoraggio?

La biodiversità non può rimanere soltanto un capitolo descrittivo perché è un'infrastruttura vitale. Quando parliamo di biodiversità parliamo di acqua di suolo, di impollinazione, di stabilità degli ecosistemi, di protezione dai rischi. Abbiamo bisogno di indicatori che guidino le scelte, criteri che entrino nelle decisioni, nella programmazione di opere, fondi, fiscalità.

 

In copertina: Maria Alessandra Gallone, foto ISPRA