In un contesto segnato da crescente incertezza geopolitica e da tensioni sui mercati energetici, il tema della transizione ecologica e il futuro della finanza sostenibile continuano a essere al centro di un dibattito sempre più politico. In Europa, il quadro normativo è in continua evoluzione: dalle modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus alla proposta di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), fino ai nuovi strumenti dedicati alla gestione dei rischi climatici.

Nel frattempo, gli effetti della crisi climatica e delle altre crisi ambientali, come l’inquinamento e la perdita di biodiversità, diventano sempre più evidenti, rafforzando la pressione su istituzioni, imprese e investitori affinché accelerino il percorso di transizione. In questo scenario, la finanza sostenibile non rappresenta solo una questione ambientale, ma una scelta strategica legata a una visione economica di lungo termine. Abbiamo parlato di queste sfide, trend e prospettive con Francesco Bicciato, Executive Director del Forum per la finanza sostenibile.

 

Guardando al 2026, quali saranno le principali tendenze normative che influenzeranno la finanza sostenibile in Europa?

Il 2026 sarà un anno molto importante per la finanza sostenibile. Il dossier più rilevante sarà sicuramente la revisione della SFDR, la Sustainable Finance Disclosure Regulation, già identificata da molti come SFDR 2.0. Rappresenta di fatto il terzo pilastro, che completa le modifiche introdotte da Omnibus su CSRD e CSDDD, integrandosi parallelamente con gli aggiornamenti della tassonomia. Altrettanto attesa la revisione degli atti delegati relativi alle direttive sulla distribuzione dei prodotti finanziari e assicurativi, MiFID II e IDD, che dovranno rispecchiare, tra le altre, le modifiche apportate da Omnibus che impatteranno sulla gestione delle preferenze di sostenibilità dei clienti. Sul fronte meno finanziario, oltre all’entrata in vigore dell’Omnibus − i cui effetti si vedranno nei nuovi report di sostenibilità attraverso gli ESRS, che saranno revisionati a breve − emergeranno anche altre importanti iniziative normative. Da un lato è atteso l’Environmental Omnibus; dall’altro, la definizione di un nuovo Climate Resilient Framework, un insieme di politiche finalizzate a definire una nuova cornice normativa integrata per la gestione dei rischi climatici. Sarà inoltre molto interessante osservare come gli stati recepiranno queste novità, considerando che taluni avevano già adottato alcune direttive.

Entrando più nel merito della revisione della SFDR, quali novità introduce la nuova proposta?

La proposta di revisione della SFDR da parte della Commissione, che potrebbe ancora subire modifiche, affonda le radici nella prima consultazione avviata a dicembre 2023. Il FFS ha partecipato attivamente alle diverse fasi di ascolto, oltre a interloquire direttamente con i policymaker nazionali. Pur essendo nata come regime di disclosure, la SFDR è stata utilizzata dal mercato come strumento di labelling; uno dei principali obiettivi della revisione è rispondere a questa distorsione, per renderla uno strumento funzionale al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e alla finanza sostenibile. L’intervento si articola su due principali direttrici. La prima riguarda la semplificazione complessiva degli obblighi di disclosure, con la riduzione delle informazioni richieste sia a livello aziendale sia a livello di prodotto. Tra le principali modifiche previste c’è l’eliminazione dell’obbligo di pubblicazione della dichiarazione PAI, l’esclusione dei consulenti finanziari (limitandosi ai soggetti che operano effettivamente sul mercato) e una semplificazione trasversale delle informative dei prodotti. Inoltre, vengono eliminate le definizioni di investimento sostenibile e il criterio DNSH viene fortemente rivisto. Per certi aspetti lo consideriamo un passo indietro. Allo stesso tempo, però, va riconosciuto che l’applicazione del concetto di investimento sostenibile si è rivelata complessa, anche come conseguenza di una definizione molto ampia. Sarà quindi importante capire come evolverà la fase di confronto e discussione nei prossimi mesi. La seconda direttrice riguarda la creazione di tre nuove categorie volontarie di prodotti di investimento sostenibile, legate a caratteristiche specifiche anche quantitative, elemento non previsto in precedenza. Un’ulteriore novità positiva è l’introduzione di due nuove definizioni: quella di prodotti a impatto e quella di prodotti di transizione. È la prima volta che nella documentazione europea c'è un'identificazione di questo tipo.

Si parla spesso di un possibile “backlash” contro la finanza sostenibile. I dati supportano questa percezione?

In realtà, i dati non confermano l’esistenza di un “backlash” rispetto alla finanza sostenibile. Il valore della finanza green continua a crescere, sebbene non con i tassi di incremento registrati nel biennio 2018-2019. Alcuni eventi geopolitici, come la guerra in Ucraina e le politiche dell’amministrazione statunitense, hanno provocato uno scossone all’interno del settore, determinando in alcuni casi deflussi rispetto ai periodi precedenti. Tuttavia, si tratta di dinamiche riconducibili a fattori contingenti più che a un’inversione strutturale di tendenza. I trend di crescita risultano confermati: dal 2018 a oggi la finanza sostenibile è cresciuta di circa sei volte. In Europa, in particolare, gli investitori istituzionali hanno progressivamente rafforzato il proprio impegno negli investimenti sostenibili. La narrazione mediatica di una presunta crisi della finanza sostenibile appare quindi un fenomeno comunicativo più che una reale trasformazione del mercato.

E per quanto riguarda gli Stati Uniti? 

Negli Stati Uniti l’atteggiamento è diverso rispetto all’Europa. Alcuni investitori globali stanno riducendo l’esposizione al mercato americano, non tanto per ragioni ambientali quanto per valutazioni di convenienza economica: nel medio-lungo periodo, continuare a investire nelle fonti fossili è considerato sempre meno redditizio. Molti nostri soci si stanno orientando maggiormente verso l’Europa, ma anche verso mercati asiatici ed emergenti. Le politiche di rilancio delle fonti fossili di Trump non sembrano aver inciso in modo significativo sulle scelte strategiche degli investitori, quanto piuttosto sugli equilibri dell’approvvigionamento energetico globale. La narrazione di un presunto abbandono della sostenibilità rischia di alimentare un atteggiamento negativo nei confronti di quest’ultima, quando invece rappresenta l’unica reale strategia vincente per il nostro sistema economico e sociale.

Qual è invece il ruolo dei mercati asiatici nello sviluppo della finanza sostenibile?

Nei mercati asiatici è opportuno distinguere tra economie emergenti, come quelle della Thailandia e del Vietnam, e paesi ormai consolidati come la Cina. In questo contesto, la Cina e l'India rappresentano attori determinanti per la finanza sostenibile e la transizione energetica globale. In particolare, la Cina sta aumentando significativamente la propria capacità energetica rinnovabile e mantiene un ruolo strategico nelle filiere delle tecnologie verdi, detenendo quasi un monopolio nella produzione di terre rare. Anche dal confronto con i nostri omologhi cinesi emerge un crescente impegno verso la decarbonizzazione e l’interesse per i temi legati alla sostenibilità.

Qual è l’atteggiamento degli operatori finanziari rispetto alle recenti evoluzioni normative sulla sostenibilità?

Molti operatori finanziari, in particolare le banche, hanno espresso preoccupazioni rispetto a un possibile indebolimento delle normative sulla sostenibilità. In assenza di dati e standard informativi chiari, infatti, la valutazione degli investimenti diventerebbe più complessa e rischiosa. Nonostante il dibattito regolatorio in corso, una buona parte degli investitori istituzionali non è intenzionata ad abbandonare le proprie strategie di sviluppo sostenibile, anche alla luce delle risorse già impiegate e dei processi ormai avviati negli ultimi anni.

Quali sono le principali sfide che la finanza sostenibile dovrà affrontare nei prossimi anni?

La sfida più grande è governare il processo di transizione, evitando eccessivi rallentamenti. Tutti riconoscono l’importanza della just transition e del passaggio da un’economia ad alta intensità di carbonio a una a basse emissioni, ma tensioni geopolitiche e indebolimento delle normative rischiano di frenare le aziende. È fondamentale, ad esempio, non tornare indietro con nuovi progetti basati sulle fonti fossili. Mentre in Europa si parla di arretramenti o rallentamenti, in altri paesi, dalla Cina ad alcune economie emergenti, i percorsi avviati negli anni scorsi non sono stati smantellati e stanno anzi consolidando nuovi spazi di crescita, soprattutto nelle nuove tecnologie ambientali e nelle rinnovabili, oggi sempre più redditizie. Un altro nodo riguarda l’azione volontaria delle aziende, come nel caso della non obbligatorietà dei piani di transizione. In assenza di regole obbligatorie, è fondamentale fornire supporto tecnico, formazione e sensibilizzazione anche sul lato della domanda, facendo comprendere alle aziende che essere sostenibili significa anche essere più competitivi. Infine, una sfida cruciale è la disinformazione, che genera percezioni distorte sulla sostenibilità, associandola erroneamente a eccessi di burocrazia e arretramento economico, mentre in realtà rappresenta un’opportunità strategica per aziende e investitori.

Quale potrebbe essere l’impatto della cosiddetta “finanza circolare” nel settore dei data center e dell’intelligenza artificiale? Un ambito caratterizzato da un elevato consumo sia energetico sia di risorse idriche.

Quest’anno abbiamo avviato un gruppo di lavoro sugli impatti ambientali e sociali dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di analizzare sia gli aspetti positivi sia quelli negativi. Nel settore sanitario o in quello dell’educazione l’AI potrà essere sicuramente uno strumento importante. Tra i temi che affronteremo c’è quello dei data center, che possono avere un impatto ambientale significativo a meno che non vengano adottate tecnologie più sostenibili, come strutture più piccole alimentate da energie rinnovabili. Dal punto di vista finanziario, esiste il rischio di una bolla legata all’AI. Credo ci sia ancora un po’ di prudenza su come evolverà questo settore. Se il fenomeno dell’intelligenza artificiale verrà governato correttamente, potrà rappresentare un’opportunità di investimento interessante e anche, per alcuni versi, sostenibile. L’approccio del Forum è quindi quello di valutare e approfondire le iniziative, coinvolgendo esperti e soci, per comprendere meglio questo fenomeno e superare le incertezze.  

Qual è il ruolo delle cryptovalute nel contesto della finanza sostenibile?

Le cryptocurrency, al momento, non rappresentano un’alternativa significativa agli strumenti finanziari tradizionali nel contesto della finanza sostenibile. Gli attori principali del mercato, come banche e istituti di credito, mantengono un atteggiamento scettico nei confronti di questi strumenti e non seguono la visione di Trump sul tema.

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In copertina: Francesco Bicciato fotografato da Elena Datrino